zeus e io, mitologia greca
Zeus e Io (1530 ca.), olio su tela, particolare. Dipinto da Antonio Allegri, detto Correggio (1489-1534). Vienna, Kunsthistorisches Museum.

Zeus e Io, mitologia greca

Zeus conduceva un’attività erotica extraconiugale tale da far infuriare Hera, sua moglie, provocando scompiglio e vendette sull’Olimpo.

Il signore degli dèi non faceva alcuna differenza tra divine e mortali. Se qualcuna suscitava i suoi interessi, pur di conquistarla, non esitava a servirsi dei più abili stratagemmi e delle più strane metamorfosi. Per sedurre la sacerdotessa Io, ad esempio, si mutò in una nuvola soffice ed eterea.

Io era la sacerdotessa d’un tempio vicino a Micene, sacro a Hera. La sacerdotessa Io era giovane e assai bella e quando Zeus la vide la prima volta subito se ne innamorò.

Hera, che ben conosceva il marito, ben presto si insospettì delle sue improvvise e ingiustificate assenze; volle vederci chiaro e scese sulla Terra. Zeus, vedendo arrivare Hera scura in viso, mutò la sacerdotessa Io in una giovenca. Hera però non si lasciò ingannare e, fingendo ammirazione per l’animale, glielo chiese in dono. Zeus non rifiutò, ma solo per non farla insospettire ulteriormente.

Hera inviò subito la giovenca in un pascolo molto lontano. Il pascolo era custodito da Argo, soprannominato Tutt’occhi, perché aveva ben cento occhi sparsi in giro per tutto il corpo; anche quando dormiva cinquanta dei suoi cento occhi vegliavano a turno.

Zeus, volendo liberare la sacerdotessa Io dalla sua prigionia, ordinò ad Hermes di liberare la giovenca.

Hermes assunse l’aspetto di un pastorello e, sedutosi vicino ad Argo, cominciò a suonare con il flauto una noiosissima nenia. Questa, a poco a poco, riuscì ad addormentare tutti i cento occhi del custode.

Dopo che Argo fu ben addormentato, Hermes con un colpo di spada gli troncò la testa. Io era libera.

Hera, però, dall’Olimpo aveva visto tutto. Allora mandò alla sfortunata giovenca un tafano, perché la pungesse senza darle un attimo di tregua. La giovenca fuggì disperatamente, ma il tafano le volava dietro senza darle un solo attimo di pace.

La sacerdotessa, ancora sotto le sembianze di giovenca, oltrepassò il Bosforo, che in greco significa appunto «Passaggio della Giovenca» e giunse in Fenicia, eppoi in Egitto. Qui finalmente Zeus riuscì a fermare Io; la liberò dal tafano e le restituì l’aspetto di donna. Tuttavia due corte corna le rimasero sul capo, simili alle corna della Luna quando è al primo e all’ultimo quarto.

Da Io nacque Epàfo, che fu poi re d’Egitto e costruì la capitale Menfi.