Fenici: società, economia, scrittura, decadenza

I Fenici: la società, l’economia, la colonizzazione, l’alfabeto fenicio, il dominio persiano, la conquista di Alessandro Magno. Riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

I Fenici – secondo Erodoto  provenienti dal Golfo Persico – a partire dal XII secolo a.C., lungo la fascia costiera siro-palestinese, diedero vita a una civiltà di città indipendenti che toccò il massimo splendore tra l’VIII e il VII secolo a.C.

Il termine «Fenici» apparve per la prima volta nell’Odissea: nel Libro XV dell’Odissea vi è il celebre racconto di Eumeo, il fedele porcaro di Odisseo, che narra di come era stato rapito e venduto come schiavo dai Fenici.

Fenici: società

Il termine «Fenici» deriva dal greco Phòinikes ed è connesso con phòinix, «rosso porpora»: i Fenici avevano imparato a ricavarne il pigmento dall’essicazione di un mollusco, il murice, e lo usavano per colorare stoffe apprezzate ovunque nel Mediterraneo. Già il nome greco di questo popolo, pertanto, ne mette in luce il carattere più importante: quella fenicia fu una civiltà mercantile, il cui straordinario ruolo storico consistette nel fare da ponte, attraverso i commerci e le colonie, tra le civiltà mediorientali e il Mediterraneo occidentale (per un approfondimento leggi La porpora – storia e tecnica).

I Fenici non costituirono mai uno stato unitario: le principali città fenicie, come Arado, Biblo, Berito (odierna Beirut), Sidone, Tiro, erano tutte città autonome.

Le città fenicie erano rette da un sovrano, coadiuvato da un consiglio di anziani, formato dagli esponenti delle più importanti famiglie di mercanti.

Fenici: l’economia

L’economia dei Fenici si basava sull’attività commerciale di scambio. Essi potevano offrire, oltre al legno di cedro e ai tessuti di lana e di lino tinti con la porpora, una gamma di manufatti di alta qualità conosciuti e richiesti in tutto il Mediteraneo: vasi e coppe, sia di ceramica che di bronzo, gioielli lavorati con la tecnica della granulazione (cioè a granuli d’oro saldati su una lamina), monili e contenitori in pasta di vetro. Ciò che invece acquistavano e rivendevano erano beni alimentari (vino, cereali, olio), prodotti di pregio (spezie, profumi, avorio), ma soprattutto metalli (argento, piombo, rame, ferro, stagno), beni preziosi nel mondo antico.

L’espansione commerciale nel Mediterraneo occidentale iniziò intorno all’XI secolo a.C. Dapprima i Fenici crearono lungo le coste settentrionali dell’Africa scali commerciali o empori, ossia punti di appoggio provvisti di magazzini per le merci. Da questi primi insediamenti si passò, verso il IX secolo a.C., alla fondazione di vere e proprie colonie.

La colonizzazione fenicia

Le prime colonie fenicie furono impiantate nella grande isola di Cipro, posta di fronte alla costa fenicia. Si hanno inoltre notizie di insediamenti fenici a Creta e a Rodi.
Nell’814-813 a.C. fu fondata lungo la costa africana (odierna Tunisia) una città che secoli dopo avrebbe dato vita a un grande impero, Cartagine.
Empori furono fondati anche a Malta e a Pantelleria.
In Sicilia occidentale i tre centri più importanti furono Mozia, Solunto e Panormo (Palermo). Più capillare fu la colonizzazione della Sardegna, dove spiccano i centri di Sulcis (odierno Sant’Antioco), Tharros (Capo San Marco), Cagliari, Nora, Bitia.
Intensa fu la presenza fenicia nella penisola iberica, dove emersero i centri di Ibiza e Cadice.

Questo imponente movimento di colonizzazione rende l’idea della fama di navigatori espertissimi goduta dai Fenici nel mondo antico. A quell’epoca, le navi non si avventuravano in alto mare, ma navigavano vicino alla costa e solo durante il giorno. I marinai fenici impararono invece a orientarsi con gli astri e a navigare di notte seguendo la stella polare, inoltre sapevano riconoscere e sfruttare il flusso alterno delle maree. Le navi, solide e capaci, disponevano dell’àncora e di un giornale di bordo, con il computo dei tempi di navigazione e la registrazione delle operazioni commerciali.

I Fenici e la scrittura

I Fenici avevano bisogno di registrare le transazioni commerciali, gli ordini e le giacenze dei magazzini, di tenere precise comunicazioni tra colonie e madre-patrie: non è quindi un caso che i diffusori della scrittura, che è alla base dell’alfabeto che ancora oggi usiamo, siano stati proprio i Fenici (per un approfondimento leggi l’alfabeto fenicio).

La decadenza della civiltà fenicia

Lo sviluppo della civiltà fenicia si interruppe con l’ascesa dell’Impero assiro. Nel 675 a.C. cadde Sidone, mentre Tiro dovette sottomettersi all’Impero babilonese un secolo dopo. Sotto il dominio dei Persiani la Fenicia fu trasformata in provincia imperiale. Quando Alessandro Magno conquistò la regione, Tiro cercò di resistere ma capitolò nel 332 a.C.