Alessandro Magno e Dario III durante la battaglia di Isso, mosaico, part., II sec. a.C. [Museo Archeologico Nazionale, Napoli]
Alessandro Magno e Dario III durante la battaglia di Isso, mosaico, part., II secolo a.C. [Museo Archeologico Nazionale, Napoli]

Alessandro Magno, conosciuto anche come Alessandro III o Alessandro il Macedone, nacque a Pella, in Grecia, il 20 luglio del 356 a.C. da Filippo II di Macedonia e Olimpiade, regina dell’Epiro.

Fu presto affidato a maestri d’eccezione, che lo educarono alle armi e a uno stile di vita austero. La sua formazione culturale fu affidata a uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, il filosofo Aristotele, che lo introdusse allo studio della filosofia, della politica, delle lettere.

Appena ventenne, nel 336 a.C., successe al padre, Filippo II di Macedonia, morto pugnalato dalla guardia del corpo, Pausania di Orestide, durante un’oscura congiura di palazzo. Sebbene fosse così giovane, Alessandro Magno aveva già dato prova del suo valore in qualità di comandante della cavalleria nella battaglia di Cheronea (338 a.C).

Alessandro Magno volle immediatamente riprendere l’impresa lasciata interrotta dal padre, e organizzò una grande spedizione contro l’impero persiano, su cui ora regnava Dario III (336-330 a.C.).

I preparativi dei Macedoni furono molto accurati; i Persiani, invece, sottovalutarono la potenza dell’avversario. La prima battaglia (uno scontro di cavalleria) si svolse nella primavera del 334 a.C. presso il fiume Granico in Frigia, e fu vinta da Alessandro. Caddero quindi in mano macedone, l’una dopo l’altra, le ricche città della Lidia, della Licia, della Caria, della Frigia. Qui, nella località di Gordio, la tradizione riferisce che nel 333 a.C., Alessandro Magno, avendo saputo che chi avesse sciolto il nodo che legava il cocchio nel tempio di Zeus sarebbe diventato re dell’intero mondo abitato, estrasse la spada e tagliò il nodo. L’episodio del “taglio del nodo gordiano” (espressione divenuta proverbiale per indicare una decisione risolutiva) starebbe a indicare che il progetto di Alessandro andava già allora ben al di là dell’Asia Minore: era il progetto di creare un impero universale.

Per i Persiani fu tutto un susseguirsi di sconfitte. Con la rapidità di azione che caratterizzava la sua strategia, Alessandro Magno invase l’Anatolia e si addentrò in Siria, dove, a Isso (sempre nel 333 a.C.), distrusse un esercito comandato dal Gran Re in persona. La cattura del tesoro e della famiglia reale fu un durissimo colpo per il prestigio di Dario III: i sudditi cominciarono ad abbandonarlo. Il Gran Re avanzò proposte di pace, ma Alessandro Magno le rifiutò. I propositi del Macedone erano fin troppo chiari: non si accontentava di concessioni territoriali, voleva l’intero impero persiano, voleva regnare insieme sull’Occidente e sull’Oriente.

Per privare i nemici della flotta, Alessandro invase la Fenicia: soltanto Tiro ebbe il coraggio di resistere, ma fu rasa al suolo. S’inoltrò quindi in Egitto, dove fu accolto come un liberatore. Nell’oasi di Siwah consultò l’oracolo di Zeus, Ammone, e i sacerdoti lo proclamarono figlio del dio (lo stesso Alessandro, del resto, dotato di un’incrollabile fiducia nei propri mezzi, si era convinto di essere protagonista di un’impresa divina e di essere lui stesso di origine divina).
In Egitto, fondò anche una città chiamata col suo nome, Alessandria, che sarebbe diventata una delle più importanti del mondo antico.

Completata l’occupazione dell’Egitto, Alessandro si spostò in Mesopotamia, dove Dario III si era attestato sull’alto Tigri, nella località di Gaugamela (l’antica Ninive). Fu la vittoria decisiva: l’esercito persiano si disgregò, Dario fuggì (331 a.C.). Nelle mani di Alessandro caddero Babilonia, Susa, Persepoli, con i loro immensi tesori. Si scatenò a questo punto l’inseguimento del gran Re in fuga verso Oriente: nell’estate del 330 a.C. Alessandro Magno giunse nella remota Bactriana (odierno Afghanistan), dove scoprì che Dario era stato ucciso dal satrapo della regione, Besso, che ne aveva usurpato il titolo.

L’uccisone a tradimento di Dario fu per Alessandro una splendida occasione politica, che egli sfruttò alla perfezione. Rese alle spoglie del sovrano defunto grandissimi onori, lo fece seppellire nella necropoli regia di Persepoli e si impegnò a punire l’uccisore: Besso fu catturato e giustiziato tra atroci torture.

Così facendo, Alessandro si presentava come l’erede della dinastia achemenide, da cui discendeva Dario, e come il difensore della legalità, guadagnandosi immediatamente il consenso dei nobili persiani.

Quindi proseguì nella conquista delle satrapie nord-orientali, come la Sogdiana, che si arrese nel 327 a.C. Qui Alessandro prese una delle sue più importanti decisioni politiche: sposò Rossane, figlia del satrapo locale, e iniziò il reclutamento di 30 mila giovani persiani da inserire nel suo esercito. Si trattava evidentemente di atti finalizzati a guadagnarsi il favore dei Persiani.

Questa linea politica fu ribadita con ancora più forza tre anni dopo con le cosiddette nozze di Susa, dove Alessandro Magno sposò Statira, figlia di Dario, mentre oltre 10 mila Macedoni prendevano in sposa donne persiane: era il chiaro tentativo di creare un’aristocrazia mista greco-macedone, l’unica che, nella visione di Alessandro, avrebbe potuto rappresentare la classe dirigente del’impero universale da lui creato.

A tale politica Alessandro Magno accompagnò una trasformazione della propria figura di re sul modello orientale, reclamando onori divini per la propria persona e introducendo la proskýnesis, “prosternazione”, una sorta di profondo inchino accompagnato da un accenno di bacio che nelle monarchie orientali era un gesto di rispetto verso il re. Queste scelte provocarono però una profonda frattura fra il sovrano e l’aristocrazia macedone, che si sentiva minacciata dalla politica di favore verso i Persiani e non poteva accettare la nuova concezione orientalizzante della regalità imposta da Alessandro: per i Macedoni, e per i Greci in generale, il re poteva essere al massimo un “primo fra i pari”, mai un dio o un semidio. Vi furono gravi episodi di dissenso, che Alessandro sopì o con denaro o con la violenza.

Nell’estate del 326 a.C., Alessandro Magno giunse con il suo esercito ai confini dell’India, e con esso i confini dell’antico impero achemenide, le truppe, sfinite, rifiutarono di proseguire fino al Gange come il re avrebbe voluto. Alessandro dovette decidere il ritorno.

Dopo aver riunito nelle sue mani l’immenso impero che era stato di Ciro il Grande e la splendida civiltà delle poleis, Alessandro Magno concluse bruscamente la sua avventura: il 10 giugno del 323 a.C. morì a Babilonia, forse di malaria.

Alla morte di Alessandro Magno, l’immenso impero fu diviso tra i suoi generali, i diàdochi, cioè i “successori”. Vennero così a formarsi, tra gli altri, tre grandi regni, quello dei Seleucidi con capitale Antiochia, quello dei Tolomei con capitale Alessandria, quello di Macedonia con capitale Pella, ed uno più piccolo, il Regno di Pergamo. Tutti ebbero una durata secolare e finirono per essere inglobati nell’Impero romano.

Morto Alessandro Magno inizia l’età ellenistica.