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Seconda guerra d’indipendenza italiana, 1859

La Seconda guerra d’indipendenza italiana fu combattuta dal 27 aprile 1859 all’11 luglio 1859, dalla Francia e dal Regno di Sardegna contro l’Impero austriaco. Si concluse con l’Armistizio di Villafranca (11 luglio). Vide la vittoria franco-piemontese e portò all’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, preparando la strada per la nascita del Regno d’Italia nel 1861.

La Seconda guerra d’indipendenza italiana è tra gli episodi decisivi del Risorgimento italiano.

La Seconda guerra d’indipendenza – i preparativi

La debolezza del Regno di Sardegna

Dopo la sconfitta di Novara, avvenuta il 23 marzo 1849, che aveva segnato la fine della Prima guerra d’indipendenza italiana, il Piemonte raccolse le sue forze per preparare la rivincita. Il Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna Camillo Benso conte di Cavour, consapevole che il solo Regno di Sardegna non disponeva di una forza militare sufficiente per sconfiggere l’Impero austriaco, che occupava il Lombardo-Veneto, cercò alleanze contro l’Austria, tra le grandi potenze europee.

La partecipazione nella Guerra di Crimea

A tale scopo, nel 1855 decise la partecipazione del Regno di Sardegna alla Guerra di Crimea (1853-1856), inviando un corpo di spedizione di circa 15 000 uomini guidato dal generale Alfonso La Marmora. Cavour si proponeva di rafforzare il legame d’amicizia che già esisteva con la Gran Bretagna e di costruirne uno nuovo con la Francia di Napoleone III imperatore dei Francesi.

L’alleanza militare del Piemonte con la Francia: gli accordi di Plombières

Al termine della Guerra di Crimea, nel 1856, il Primo ministro piemontese Cavour intervenne al Congresso di Parigi, che definì i termini del trattato di pace degli Alleati con la Russia. In quella sede Cavour, pur senza ottenere vantaggi territoriali immediati, riuscì a denunciare l’occupazione austriaca e il malgoverno nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie, trasformando l’unificazione italiana da affare interno a problema europeo. Riuscì a stringere un’alleanza con Napoleone III, che aspirava a far entrare l’Italia nella propria orbita.

Il 21 luglio 1858 Cavour e Napoleone III strinsero gli Accordi di Plombières (Plombières nella Francia sud-orientale). Concordarono che, in caso di aggressione austriaca al Regno di Sardegna, la Francia sarebbe intervenuta in sua difesa. Dopo la vittoria, il Piemonte avrebbe ottenuto l’annessione del Lombardo-Veneto, ma in cambio avrebbe ceduto alla Francia la città di Nizza e la regione della Savoia.

Le provocazioni

Cavour incaricò Giuseppe Garibaldi di organizzare un corpo di volontari, denominati Cacciatori delle Alpi. Questo corpo andava ad affiancare l’esercito regolare piemontese ed era formato da volontari che arrivavano da ogni parte d’Italia desiderosi di combattere per l’unificazione sotto la bandiera sabauda.

Scoppia la seconda guerra d’indipendenza italiana

Si trattava chiaramente di una provocazione nei confronti dell’Austria, che chiese lo scioglimento immediato dei soldati garibaldini. Al rifiuto della richiesta, il 27 aprile 1859 l’Austria dichiarò guerra al Regno di Sardegna. Ebbe inizio la Seconda guerra d’indipendenza italiana. Durò pochi mesi, ma fu estremamente sanguinosa.

I francesi e i piemontesi vinsero gli austriaci a Palestro, il 30 maggio, a Magenta, il 4 giugno, e nelle due contemporanee, sanguinosissime battaglie di Solferino e San Martino (24 giugno 1859). Nel frattempo Giuseppe Garibaldi col suo corpo di volontari liberava Brescia, Bergamo, Como e Varese dall’occupazione austriaca.

Napoleone III impone l’armistizio

Napoleone III era spaventato dalle dimensioni del conflitto, premuto dai conservatori e dal clero di Francia che non tolleravano che si toccassero i possedimenti del papa, mentre l’opinione pubblica francese protestava per i costi in denaro e in vite umane di una guerra da cui non traevano grandi vantaggi concreti. Decise quindi di interrompere la guerra e stipulare con l’Austria l’armistizio di Villafranca.

L’armistizio di Villafranca

L’armistizio di Villafranca, presso Verona, fu firmato l’11 luglio 1859 da Napoleone III di Francia e dall’imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Con l’armistizio di Villafranca, che sancì la fine della Seconda guerra d’indipendenza italiana, l’Austria rinunciò alla Lombardia e la cedette alla Francia che la «girò» poi al Piemonte, mantenendo il Veneto e le fortezze di Mantova e Peschiera.

L’armistizio di Villafranca suscitò un’ondata di sdegno: Cavour infuriato rassegnò (temporaneamente) le dimissioni (Cavour fece poi ritorno alla guida del governo nel gennaio 1860); Emilia e Toscana si sollevarono e tramite plebiscito si unirono al Regno di Sardegna. L’annessione venne riconosciuta da Napoleone III, che però pretese la Nizza e la Savoia, sebbene non avesse portato a termine la guerra, ma a patto che si fosse disinteressato dei fatti interni italiani.

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