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David Hume (1711-1776): vita, opere e pensiero

Lo scozzese David Hume (1711-1776) è considerato uno dei massimi filosofi illuministi del XVIII secolo e uno dei massimi esponenti dell’empirismo britannico, assieme a John Locke e George Berkeley. Tuttavia, egli conduce l’empirismo a una conclusione scettica: l’esperienza non è in grado di fondare la piena validità della conoscenza la quale, ricondotta nei suoi limiti, non è certa ma soltanto probabile.

David Hume – Vita e opere

Hume nacque il 7 maggio 1711 a Edimburgo, in Scozia, da una famiglia della piccola nobiltà terriera. Nel 1725 iniziò a frequentare l’università di Edimburgo per studiare giurisprudenza; tuttavia, i suoi interessi erano rivolti alla filosofia e alla letteratura. Così, dopo un primo tentativo di fare l’avvocato a Bristol, si recò in Francia, dove rimase tre anni, per proseguire i suoi studi. Durante la sua permanenza in Francia compose Trattato sulla natura umana, la prima e fondamentale opera di Hume. Pubblicato in tre libri tra il 1739 e il 1740, non ebbe successo. In quest’opera Hume mirava ad essere il Newton della natura umana, con l’applicazione del metodo sperimentale allo studio dell’uomo.

Tornato in Inghilterra, nel 1742 Hume pubblicò la prima parte dei Saggi morali e politici, che ricevettero un’accoglienza più favorevole. Tra il 1745 e il 1748 ebbe vari incarici politici, tra cui quello di segretario del generale St. Clair, che lo condusse con sé nelle sue ambasciate militari presso le corti di Vienna e di Torino. Nel 1748 pubblicò a Londra la Ricerca sull’intelletto umano, in cui rielaborò in forma più semplice il contenuto della prima parte del precedente Trattato sulla natura umana. Nel 1752 ebbe un posto di bibliotecario alla facoltà di diritto di Edimburgo: impiego che gli lasciò molto tempo a disposizione per riflettere, indagare e scrivere. Sono di questi anni la Storia dell’Inghilterra e la Ricerca sui principi della morale.

Nel 1757 pubblicò la Storia naturale della religione. Un altro scritto su questo tema, per molti il suo capolavoro stilistico, è Dialoghi sulla religione naturale, pubblicato postumo nel 1779. In quest’ultima opera, scritta tra il 1749 e il 1751, critica tutte le prove che dimostrano l’esistenza di Dio.
Nel 1763 Hume fu segretario del conte di Hartford, ambasciatore d’Inghilterra a Parigi, città nella quale rimase fino al 1766. Qui ebbe l’opportunità di frequentare gli ambienti illuministi e conoscere il filosofo Jean-Jacques Rousseau.

Tornato in Inghilterra ospitò Jean-Jacques Rousseau, ma il carattere ombroso di questi provocò una rottura tra i due. Dal 1769 condusse una vita ritirata e tranquilla. Morì ad Edimburgo il 25 agosto 1776 a causa di un tumore intestinale.

David Hume – il pensiero

Impressioni e idee

Nell’analisi della conoscenza umana, Hume divide le percezioni della mente umana in impressioni e idee. Le impressioni sono le sensazioni e le emozioni percepite con immediatezza; le idee sono il ricordo sbiadito delle impressioni. Entriamo in contatto con gli oggetti e ne ricaviamo impressioni, che poi vengono “copiate” nella nostra memoria, sotto forma di idee. Per esempio, un’impressione consiste nel percepire questo tavolo, un’idea è il ricordo che ne ho quando sono altrove o quello che immagino nel pensarlo modificato.

Le connessioni tra idee

Inoltre, la nostra mente può combinare le idee in modo da creare o immagini fantastiche o affermazioni fondate, le quali si dividono a loro volta in relazioni tra idee (astratte), come il teorema di Pitagora, o materie di fatto, basate sull’osservazione di fatti concreti del mondo reale, come ad esempio: “domani sorgerà il sole”.

La critica alla causalità

Tra le nozioni che Hume considera dati di fatto spicca la causalità: crediamo che un fatto B sia causato da un fatto A perché B avviene dopo di A e vicino nello spazio ad A. Hume stesso offre l’esempio del tavolo da biliardo. Vediamo una palla che si muove verso un’altra palla, però ferma, e già pensiamo che la seconda sarà toccata e messa in moto dalla prima. Ciò è dovuto al nostro essere abituati, per via dell’esperienza, a questa successione di eventi. Quindi il nesso di causa ed effetto è un’idea che noi ci formiamo sulla base della ripetizione di esperienze.

L’assenza del sé

Hume conclude affermando non solo l’inesistenza della sostanza, ma anche del sé (o anima): il sé non è altro che un flusso continuo di pensieri e sensazioni originati dal fatto stesso che viviamo nella realtà e interagiamo con essa, ma non per questo il sé costituisce una “sostanza”.

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