Jacques-Louis David, La morte di Socrate, 1787

399 a.C. ad Atene: la morte di Socrate, padre della filosofia.

La città di Atene è appena uscita dalla sconfitta nella guerra del Peloponneso (431 a.C – 404 a.C) e dalla breve ma sanguinosa dittatura dei Trenta tiranni; anche se il regime democratico è stato ristabilito, la crisi politica ateniese resta profonda.

In questo contesto si collocano il processo e la condanna al filosofo Socrate: Anito, Meleto e Licone, esponenti del partito democratico, accusano Socrate di empietà, per avere introdotto nella città nuovi dèi, e di corruzione dei giovani. Il filosofo rifiuta di riconoscersi colpevole, cosa che probabilmente gli avrebbe salvato la vita. Il tribunale popolare, l’eliea, lo condanna a morte: Socrate morirà sorbendo una tazza di letale cicuta.

Socrate venne condannato perché “scomodo” per il potere. In apparenza non faceva nulla di pericoloso: si limitava a dialogare con chiunque lo volesse, dai più grandi sofisti ai semplici cittadini, soprattutto giovani, che lo seguivano con grande entusiasmo. La sua vera professione, egli diceva, era la maieutica, vale a dire la tecnica di far nascere i bambini, il mestiere delle levatrici: come queste ultime facevano partorire i corpi, così egli faceva partorire le menti, rivelando verità semplici e ignote (per un approfondimento leggi Maieutica, il metodo socratico di far partorire la verità).

Il suo metodo si basava sulla parola e sul dialogo, e aveva un unico scopo: far comprendere che gli uomini credono di conoscere la verità, ma in realtà hanno solo un opinione, che bisogna sempre essere pronti a mettere in discussione, se si vuole davvero la verità. Occorre sempre partire dall’unica cosa che certamente sappiamo: di non sapere nulla. Di conseguenza non si deve accettare nulla per il solo fatto che viene dall’alto, da chi siamo abituati a considerare autorevole.

Si capisce perché un atteggiamento come questo potesse risultare pericoloso nel contesto nel quale si trovava: l’incompetenza dei governanti, la confusione del regime assembleare, la decadenza della democrazia ateniese, sempre più preda della corruzione e della lotta tra fazioni: Socrate fu ritenuto, dunque, un pericolo da eliminare.

Il significato della sua figura va però al di là delle circostanze storiche: Socrate è il simbolo di un pensiero che rifiuta di accettare passivamente l’esistente e che non è mai disposto a rinunciare alla critica, dunque alla libertà.