giuseppe garibaldi: la vita e le battaglie, riassunto

Giuseppe Garibaldi: la vita e le battaglie, riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 da una famiglia benestante di marinai e pescatori. Cominciò la sua carriera come marinaio. Iscrittosi alla Giovine Italia, fu costretto ad andare in esilio a Marsiglia dopo il fallimento dei moti mazziniani del 1834.

Tra il 1835 e il 1848 Giuseppe Garibaldi soggiornò in America Latina, dove partecipò alle numerose guerre che seguirono all’indipendenza. Combatté in Brasile e difese l’Uruguay dagli attacchi della potente Argentina. In Brasile si legò ad Anita, una bellissima creola che spesso combatté al suo fianco e che gli diede tre figli.

Le notizie che gli giungevano sugli sviluppi del movimento nazionale italiano e sulla possibilità di una guerra contro l’Austria fecero maturare in Garibaldi la decisione di tornare in patria. Così, non appena seppe dell’insurrezione di Palermo, si imbarcò il 15 aprile 1848 alla volta di Nizza con ottantacinque uomini della sua legione. Arrivato nella sua città natale il 21 giugno, si dichiarò pronto a cooperare con Carlo Alberto, ma questi lo rifiutò.

Si pose allora alla testa di alcuni battaglioni volontari e continuò le ostilità contro gli austriaci anche dopo l’armistizio Salasco, combattendo vittoriosamente a Luino (15 agosto), respingendo il nemico a Morazzone (26 agosto) e riparando in Svizzera.

Tornato a Roma il 5 febbraio 1849 e nominato generale di brigata, Giuseppe Garibaldi respinse al di là del confine le truppe napoletane, ma il 2 luglio fu costretto a lasciare Roma.

Iniziò una marcia leggendaria, durante la quale morì Anita. Dopo un’avventurosa fuga attraverso la Romagna, riuscì a passare in Toscana e poi a raggiungere il territorio piemontese; fu però arrestato a Chiavari, espulso dagli Stati sardi (16 settembre) e imbarcato per l’Africa. Fu a Tangeri e poi a New York, dove lavorò per alcuni mesi nella fabbrica di candele di Antonio Meucci.

Nell’aprile 1851 tornò a imbarcarsi, viaggiò nell’America Centrale, in Perù, in Cina e in Inghilterra. Da Londra si recò a Genova (maggio 1854) e a Nizza, dove nel frattempo gli era morta la madre (marzo 1852).

Nel 1855 comprò un terreno a Caprera, un’isola nell’arcipelago della Maddalena, fra la Corsica e la Sardegna, e vi si rifugiò spesso quando i suoi dissensi con il governo, prima piemontese e poi italiano, lo amareggiarono.

Nella Seconda guerra d’indipendenza (1859), ricevette il comando del corpo volontario dei Cacciatori delle Alpi: vinse gli austriaci a Varese (26 maggio), a San Fermo (27 maggio) ed entrò poi a Brescia (13 giugno). Deluso dall’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859) e dagli avvenimenti che lo seguirono, diventò critico nei confronti del governo sardo, pur continuando a mantenere buoni rapporti con il re.

Su proposta del Partito d’azione di Mazzini, Garibaldi accettò di guidare un’impresa che dalla Sicilia risalisse la penisola per liberarla, promettendo, nel contempo, fedeltà alla monarchia. Fu questa la leggendaria Spedizione dei Mille (per un approfondimento leggi Dalla Spedizione dei Mille all’Unità d’Italia).

Dopo l’incontro a Teano (26 ottobre 1860) con Vittorio Emanuele, Garibaldi ripartì per Caprera, non rinunciando al proposito di fare Roma capitale d’Italia. Infatti, dopo l’episodio di Sarnico (tentata invasione del Trentino nel maggio 1862), Garibaldi si portò in Sicilia e, messosi alla testa dei volontari, sbarcò in Calabria: ne seguì la battaglia dell’Aspromonte (29 agosto 1862). Garibaldi, ferito, fu imprigionato. Ottenuta l’amnistia (5 ottobre) si recò nuovamente a Caprera.

Durane la Terza guerra d’indipendenza (1866) guidò vittoriosamente i volontari nella campagna del Trentino. Conclusa la pace di Vienna (3 ottobre 1866), con la quale veniva dichiarata chiusa la Terza guerra di indipendenza, riprese i suoi tentativi su Roma. Fermato una prima volta a Sinalunga (24 settembre 1867) e ricondotto a Caprera, riuscì a eludere la sorveglianza delle navi piemontesi e a sbarcare in Toscana. Penetrato il 23 ottobre in territorio pontificio, il 29 occupò Monterotondo, ma il 3 novembre fu battuto a Mentana dalle truppe francesi del generale Failly.

Ritiratosi a Caprera, lasciò l’isola solo dopo la caduta di Napoleone III per offrire il suo aiuto alla Francia invasa, contribuendo alla vittoria di Digione (12-13 gennaio 1871).

Nell’ultima fase della sua vita, attratto dalle idee socialiste, appoggiò i primi tentativi di un’organizzazione operaia italiana e prestò viva attenzione ai problemi sociali del Paese (eletto deputato di Roma nel 1874 sostenne in Parlamento i sui progetti di bonifica dell’Agro romano e per la sistemazione del Tevere), partecipando infine, nell’aprile 1879, alla fondazione della lega della Democrazia. In questi stessi anni fu anche scrittore: scrisse romanzi (Cantoni il volontario, Clelia o il governo del monaco, I Mille) e rielaborò le Memorie autobiografiche.

Giuseppe Garibaldi morì a Caprera il 2 giugno 1882.