Giuseppe Mazzini (1805-1872), patriota e politico genovese, assieme a Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour è considerato “padre della patria” e simbolo del Risorgimento italiano. Il suo obiettivo era di trasformare l’Italia in uno Stato unitario, repubblicano e democratico. Consacrò tutta la sua vita alla battaglia per l’indipendenza e l’unità d’Italia e per la costruzione di una nuova Europa. Credeva fermamente nel valore della patria e negli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza universale, che solo uno stato repubblicano avrebbe garantito.
Giuseppe Mazzini
Giuseppe Mazzini nacque il 22 giugno 1805 a Genova, allora parte del Regno di Sardegna, da una famiglia della borghesia medio-alta. Educato in famiglia secondo rigidi principi morali di stampo giansenista, proseguì gli studi fino al conseguimento della laurea in legge nel 1827.
Accostatosi fin dagli anni giovanili alle idee democratiche e patriottiche, aderì alla Carboneria. Partecipò quindi alle cospirazioni contro il governo sabaudo, finendo arrestato nel 1830. Rilasciato per mancanze di prove, fu però costretto a emigrare a Marsiglia. Cominciò così a 26 anni la sua vita da esule.
Mazzini fonda la Giovine Italia
Nel 1831 Mazzini fondò in esilio a Marsiglia il movimento della Giovine Italia. La Giovine Italia era un’associazione che intendeva superare le ambiguità e le contraddizioni delle precedenti società segrete tramite un programma politico-ideologico chiaro e preciso. La diffusione e la propaganda delle idee mazziniane, che miravano a un’Italia unita e repubblicana con un governo eletto dal popolo, era poi affidata a un giornale anch’esso denominato “Giovine Italia”.
I moti mazziniani
Convinti della necessità di un legame strettissimo tra «pensiero e azione» (la famosa formula mazziniana), Mazzini e i suoi seguaci non aspettarono il maturare di condizioni internazionali favorevoli per mettere in atto i loro progetti e organizzarono una serie di tentativi insurrezionali in Italia.
I moti mazziniani, che esplosero tra il 1831 e il 1834, tuttavia fallirono, per la scarsa organizzazione e per la mancata diffusione degli ideali liberali e repubblicani tra operai e contadini. Da qui una profonda crisi di sfiducia verso le idee mazziniane.
La tempesta del dubbio di Mazzini
Mazzini però non rinunciò al suo sogno e superò in breve la «tempesta del dubbio», così come la chiamò Mazzini stesso, caratterizzata dal rimorso di aver sacrificato tante vite (tra cui quelle di veri amici come Jacopo Ruffini) senza aver centrato alcun obiettivo. Superò la crisi convincendosi che la causa nazionale italiana era più importante di ogni accidentale insuccesso.
Mazzini fonda la Giovine Europa
Rifugiatosi in Svizzera, nel 1834 fondò la Giovine Europa, con il compito di promuovere la coscienza nazionale e democratica su tutto il continenente. In due anni la Giovine Europa riuscì ad articolarsi in diverse organizzazioni nazionali: Giovine Germania, Giovine Polonia, Giovine Svizzera.
La Giovine Europa rappresentò il primo tentativo di dare vita a un’organizzazione democratica europea. Si trattò però di un’iniziativa che ebbe un valore soprattutto simbolico e scarsi effetti sul piano operativo.
L’esilio a Londra e il ritorno in Italia
Nel 1837 espulso dalla Svizzera si rifugiò a Londra, dove visse quasi in miseria. Tuttavia non interruppe mai la sua propaganda in Italia.
Nel 1848, allo scoppio della Prima guerra d’indipendenza italiana, Giuseppe Mazzini rientrò in Italia dall’esilio, offrendo il suo aiuto al re Carlo Alberto di Savoia. Era convinto che il re avesse dato inizio alla guerra per la riunificazione dell’intera Italia e per la sua trasformazione in uno Stato costituzionale moderno.
Ma l’illusione durò poco. Carlo Alberto mostrò scarsa risolutezza nel condurre le operazioni militari e si preoccupò soprattutto di preparare l’annessione del Lombardo-Veneto al Piemonte.
Mazzini Giuseppe triumviro della Repubblica romana
Il 29 marzo 1849 Mazzini viene nominato triumviro della neonata Repubbblica romana insieme a Carlo Armellini e Aurelio Saffi. La Repubblica romana ebbe però vita breve.
Infatti, dal suo esilio di Gaeta, papa Pio IX si era rivolto alle potenze cattoliche per essere ristabilito nei suoi territori. All’appello del papa risposero l’Austria, la Spagna, il regno di Napoli e la Repubblica francese. Luigi Napoleone Bonaparte attaccò Roma, dove nel frattempo erano arrivati pure il generale Giuseppe Garibaldi e volontari da tutta la penisola. Dopo una prima vittoria di Garibaldi, i francesi costrinsero alla resa il generale e i suoi uomini.
Mentre Pio IX ritornava sul trono papale, Mazzini si recò esule prima in Svizzera e poi in Inghilterra.
Il Partito d’Azione
Nel corso degli anni Cinquanta Mazzini Giuseppe tentò di riprendere l’iniziativa rivoluzionaria in Italia. A questo scopo fondò nel 1853 il Partito d’Azione, ma tutte le azioni da lui promosse andarono incontro alla repressione. L’insuccesso più grave fu la spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel 1857. Questi fallimenti erano dovuti al fatto che, nonostante gli sforzi di Mazzini, il suo movimento non riuscì mai a coinvolgere realmente le masse popolari, in particolare i contadini.
Gli ultimi anni di Giuseppe Mazzini
Negli anni successivi dedicò molte delle sue energie alla questione sociale e alla battaglia per l’elevazione delle condizioni delle classi lavoratrici.
Nel 1864 partecipò a Londra alla fondazione della Prima internazionale dei lavoratori, opponendosi alle posizione dei marxisti e degli anarchici, perché, in quanto riformista democratico, non condivideva le loro teorie rivoluzionarie.
Nel 1870, mentre si recava a Palermo per preparare un’insurrezione popolare, lo arrestarono e lo rinchiusero nel carcere di Gaeta per alcuni mesi.
Morì il 10 marzo 1872 a Pisa, clandestino, sotto il falso nome di dottor Brown.
Il pensiero etico-politico di Giuseppe Mazzini: «Dio e popolo»
Nonostante i fallimenti, Giuseppe Mazzini resta una delle figure principali non solo del Risorgimento italiano, ma anche dei movimenti di liberazione dei popoli europei. Egli infatti dedicò l’intera esistenza alla causa dell’unificazione italiana, e più in generale della liberazione politica dei popoli europei dall’oppressione assolutistica. Mazzini fu davvero il profeta della libertà di tutto il popolo e di tutti i popoli. Per questo egli divenne uno degli uomini più temuti e ricercati dalle polizie del continente, costretto a trascorrere in esilio gran parte dei suoi anni.
La concezione politica mazziniana presentava, per certi aspetti, i tratti di una vera e propria religione. Significativo, a tale proposito, è il motto «Dio e popolo» che Mazzini ripeteva spesso per indicare come, per lui, il Risorgimento fosse una missione di vita, da sostenere e soffrire con una fede profonda. Si trattava peraltro di una fede «tutta laica e terrena», a cui guadagnare tutte le classi sociali, fino a coinvolgerle in uno sforzo comune. Solo così si poteva unire l’Italia: non mediante un re o con l’aiuto di una potenza straniera, ma attraverso un’organizzazione capillarmente diffusa, che svolgesse un’opera di educazione morale e civile del popolo.

