Papa Pio IX, al secolo conte Giovanni Maria Mastai Ferretti, nacque in Senigallia il 13 maggio 1792. Fu nominato papa il 16 giugno 1846. Fu l’ultimo Papa Re. Per oltre un millennio, dalla Donazione di Sutri nel 728 fino alla Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), infatti, i Papi non furono solo le guide spirituali della Chiesa cattolica, ma anche i sovrani assoluti dello Stato Pontificio. Questo territorio comprendeva Lazio, Umbria, Marche e Romagna. Il Papa esercitava su di esso il dominio politico, giuridico e militare: amministrava la giustizia, riscuoteva le tasse, batteva moneta e guidava un proprio esercito.

Il pontificato di Pio IX durò quasi 32 anni (1846-1878) e rimane il più lungo della storia della Chiesa Cattolica, dopo quello tradizionalmente attribuito a san Pietro; si colloca nel pieno del Risorgimento italiano e vide la scomparsa del territorio dello Stato Pontificio.

L’illusione iniziale: Pio IX, il papa liberale (1846-1848)

Da subito papa Pio IX fu erroneamente definito il “papa liberale” per le sue presunte – ma presto smentite – aperture al liberalismo. Come vescovo, infatti, era noto per i suoi atteggiamenti liberali e una volta eletto papa, dopo aver emanato un’amnistia per i reati politici, concesse una serie di riforme. Tra esse: una moderata libertà di stampa; l’istituzione della Consulta di Stato con partecipazione di laici e della Guardia Civica; il riordinamento del Consiglio dei ministri, che poté essere composto anch’esso da laici, tranne che per la carica di Segretario di Stato.

Poi, il 3 novembre 1847 firmò con Carlo Alberto di Savoia e il Granduca di Toscana Leopoldo II, i preliminari per l’istituzione di una Lega doganale tra Stato della Chiesa, Regno Sabaudo e Granducato di Toscana. Infine, il 14 marzo 1848 Pio IX concesse la Costituzione, seguendo l’esempio del re Ferdinando II delle Due Sicilie (29 gennaio 1848), Leopoldo II di Toscana (15 febbraio) e Carlo Alberto di Savoia (il 4 marzo il re aveva concesso lo Statuto albertino).

La svolta reazionaria

Scoppiata la Prima guerra d’indipendenza (23 marzo 1848), il papa inviò truppe regolari a sostegno dei Savoia contro l’Austria. L’Austria, potente stato cattolico, minacciò di separare (scisma) la Chiesa cattolica austriaca da Roma qualora il papa avesse continuato a sostenere le truppe sabaude.

Il 29 aprile 1848 papa Pio IX pronunciò allora un’Allocuzione (discorso ufficiale) in Concistoro di fronte a tutti i cardinali, nella quale affermò che, come pastore della Chiesa, non poteva sostenere una guerra contro una grande potenza cattolica come l’Austria. La decisione di Pio IX portò al ritiro delle truppe pontificie dalla Prima guerra d’indipendenza e suscitò lo sdegno della corrente liberale che aveva riposto molte speranze nella politica riformatrice del papa.

La fuga e la Repubblica Romana

Trasformatosi in tal modo in traditore agli occhi dei liberali, Pio IX dovette fronteggiare una serie di frenetici eventi: disordini, tumulti, l’assassinio di Pellegrino Rossi (Primo ministro nel governo dello Stato Pontificio), l’assedio del Quirinale, che lo portarono a fuggire a Gaeta (24 novembre 1848), sotto la protezione del re di Napoli Ferdinando II di Borbone. Da Gaeta assistette alla nascita della Repubblica Romana e alla caduta del potere temporale (9 febbraio 1849).

Papa Pio IX lanciò allora un appello alle potenze cattoliche europee per essere reinsediato sul trono. All’appello del papa risposero Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie. A difendere invece la Repubblica Romana accorsero volontari da tutta Italia, tra cui Giuseppe Garibaldi. Dopo mesi di strenui combattimenti, le truppe francesi, guidate dal generale Oudinot, posero fine alla Repubblica Romana.

Il consolidamento reazionario (1850-1870)

Roma venne dunque occupata dai francesi e il 12 aprile 1850 Pio IX poté rientrare in città, ripristinando il governo pontificio e inaugurando una linea politica molto più conservatrice e ostile al processo di unificazione nazionale. La reazione si espresse su più fronti:

Nel 1850, per difendere gli interessi della Santa Sede e riaffermare l’importanza del Papato nella società dell’epoca, fondò la rivista “Civiltà Cattolica“, destinata a diffondersi enormemente tra i credenti, e la affidò alla Compagnia di Gesù.

L’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione: la Madonna era stata concepita senza peccato originale. L’intento era quello di compattare il mondo cattolico attorno alla figura del papa, distogliendo l’attenzione dalle crescenti perdite del potere temporale.

Favorì poi le tendenze ultramontaniste (il primato del papa sulle Chiese nazionali), con un’attenta politica di nomina dei vescovi, e lasciò che i Gesuiti, per il loro attivismo, la loro cultura e la ferrea disciplina, diventassero uno dei pilastri della Chiesa.

Nel 1864, in appendice all’enciclica Quanta Cura, pubblicò il Sillabo, cioè un elenco di 80 proposizioni condannate dalla Chiesa. Tra queste, rilevanti le voci inerenti: alla libertà religiosa (veniva respinta l’idea che gli individui avessero il diritto di scegliere e professare liberamente il proprio credo, condannando l’affermazione secondo cui il culto cattolico non doveva essere l’unica religione di Stato); al liberalismo (venivano respinte le tesi che attribuivano allo Stato il potere d’intervenire nelle questioni giurisdizionali ed educative della Chiesa); al socialismo e al comunismo, definiti nel testo come “peste” della società e condannati come dottrine sovversive che minavano i diritti di proprietà e l’ordine sociale tradizionale.

La perdita dei territori e la Breccia di Porta Pia passando per il Concilio Vaticano I

Intanto, tra il 1859 e il 1860 lo Stato Pontificio perse la Romagna, l’Umbria e le Marche a favore del Regno di Sardegna. Sentendo che la fine del potere temporale era ormai vicina, il papa cercò un punto di riferimento saldo nell’istituzione pontificia. L’8 dicembre 1869 aprì il Concilio Vaticano I, che proclamò il dogma del’infallibilità del pontefice in materia di fede e di morale (1870), rafforzando l’autorità spirituale del papa, mentre perdeva quella politica. Il Concilio s’interruppe bruscamente con la cosiddetta Breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870, allorché l’esercito italiano di Vittorio Emanuele II conquistò Roma, ponendo fine al potere temporale dei papi.

La frattura con lo Stato italiano

Pio IX si ritirò in Vaticano, dichiarandosi prigioniero, e non volle riconoscere il nuovo Stato. Scomunicò il re d’Italia e tutti coloro che, a vario titolo, avevano preso parte all’occupazione dei territori della Santa Sede.

Con il plebiscito del 2 ottobre 1870 Roma fu annessa al Regno d’Italia e il 1° luglio 1871 ne divenne ufficialmente la capitale. Intanto, il 13 maggio 1871 il Regno d’Italia aveva emanato la Legge delle Guarentigie, attraverso cui intendeva regolare le proprie relazioni con la Chiesa. Pio IX però la condannò ufficialmente con l’enciclica Ubi Nos (15 maggio 1871). Si aprì allora un profondo gelo istituzionale tra Stato e Chiesa che portò nel 1874 al Non expedit (il divieto per i cattolici di partecipare alla vita politica del Regno d’Italia). Questa situazione di stallo perdurò fino ai Patti Lateranensi (1929).

Papa Pio IX morì a Roma il 7 febbraio 1878, all’età di 85 anni. Il 3 settembre 2000 è stato ufficialmente proclamato beato, dopo il riconoscimento da parte della Chiesa di un miracolo a lui attribuito.

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