dea Vesta e le sue vestali
Resti della Casa delle Vestali nel Foro Romano.

La dea Vesta era molto venerata nell’antica Roma. Il suo nome ha la stessa etimologia di quello della dea greca Estìa (che in greco significa “focolare”, “famiglia”); le due dee godevano di un culto simile.

Originariamente la dea Vesta era la protettrice del focolare del re; poi divenne custode del focolare domestico, della pace e della prosperità familiare (così come i Mani, i Lari e i Penati).

Era venerata dalle singole famiglie, ma esisteva anche un culto ufficiale di Stato.

Il tempio principale della dea era una piccola costruzione a pianta circolare nel Foro romano fatto costruire, secondo la tradizione, dal re Numa Pompilio (715-673 a.C.).

La forma rotonda di tale tempio probabilmente riproduceva le capanne dei primi abitanti di Roma.

La festività solenne di Vesta (Vestalia sacra) risale alle origini di Roma e si celebrava il 9 giugno. Consolidava il particolare legame fra la rassicurante divinità e la popolazione.

Le Vestali, sacerdotesse della dea Vesta

Sacerdotesse di Vesta erano le Vestali. Esse godevano di grandissimo prestigio.

In origine erano due; divennero poi quattro; infine sei o sette.

Erano scelte dal pontefice massimo tra le ragazze di età compresa fra i sei e i dieci anni.

Loro compito principale era di mantenere sempre acceso il fuoco sacro a Vesta nel tempio circolare. Il suo estinguersi era infatti considerato un segno di sventura; colei che si fosse resa colpevole di tale negligenza sarebbe stata gavemente punita.

Le Vestali avevano l’obbligo rigoroso di vivere in castità durante il tempo del loro sacerdozio che durava trent’anni: dieci per la preparazione, dieci per l’esercizio del ministero e dieci, infine, per la formazione delle nuove giovani.

Trascorso questo periodo potevano rientrare in famiglia e anche sposarsi.

Il fuoco sacro, custodito nel tempio di Vesta, fu spento nel 391 d.C. per ordine dell’imperatore Teodosio. Nel 380 d.C., infatti, Teodosio, con l’Editto di Tessalonica (e con una serie di ulteriori editti emanati tra il 381 e il 392) proibì i culti pubblici e fece chiudere tutti i templi pagani.