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Dea Vesta e le sue Vestali

La dea Vesta divinità romana equivalente alla greca Estìa (che in greco significa “focolare”, “famiglia”) era molto venerata nell’antica Roma. Figlia di Saturno e di Opi, sorella di Giove, originariamente era la protettrice del focolare del re; poi divenne custode del focolare domestico, della pace e della prosperità familiare (così come i Mani, i Lari e i Penati). Era venerata dalle singole famiglie, ma esisteva anche un culto ufficiale di Stato.

Il tempio di Vesta nel Foro romano

Il tempio principale della dea Vesta era una piccola costruzione a pianta circolare nel lato est del Foro romano fatto costruire, secondo la tradizione, dal re Numa Pompilio (715-673 a.C.), che introdusse il culto di Vesta. La forma rotonda di tale tempio probabilmente riproduceva le capanne dei primi abitanti di Roma. Venne più volte distrutto e riedificato; quello che oggi possiamo ancora ammirare risale al periodo dei Severi (193-235 d.C.).

Gli uomini erano interdetti dal tempio di Vesta, dove potevano entrare solo le vergini Vestali e in occasioni particolari le matrone romane. Nemmeno i medici potevano superare la soglia dell’Atrium. Ai primi sintomi di malattia, le fanciulle venivano portate nell’Atrium e affidate alle cure dei genitori.

Vestalia, le feste in onore di Vesta

In onore di Vesta si tenevano le Vestalia. Iniziavano il 7 giugno con l’apertura del tempio della dea, culminavano il 9 e si concludevano il 15, con la pulizia rituale del tempio. Durante questo tempo le sacerdotesse ringraziavano la dea Vesta per il raccolto. Esse preparavano una focaccia di tritello salato e farro abbrustolito da offrire nei sacrifici a Vesta.

In quei giorni il tempio era aperto alle sole donne che vi si recavano a piedi nudi, ma rimaneva loro inaccessibile il Penus Vestae, il sacello dove si conservavano le cose sacre e dove potevano entrare solo i sacerdoti.

Le Vestali, sacerdotesse della dea Vesta

Sacerdotesse di Vesta erano le Vestali. Nell’antica Roma, erano le uniche donne che si occupavano di religione. Esse godevano di grandissimo prestigio e rispetto. In origine erano due; divennero poi quattro; infine sei o sette. Erano scelte dal Pontefice Massimo tra le ragazze dell’aristocrazia, di età compresa fra i sei e i dieci anni. A capo delle giovani sacerdotesse c’era il membro più anziano, la Vestale Massima.

Vivevano iniseme in una casa accanto al tempio dedicato alla dea, nella parte sud-ovest del Foro. La casa delle Vestali si sviluppava intorno a un cortile dove si trovavano statue che riproducevano Vestali che si erano dimostrate particolarmente degne di onore.

Il compito principale delle Vestali

Loro compito principale era di mantenere sempre acceso il fuoco sacro a Vesta nel tempio circolare. Il fuoco sacro simboleggiava la vita stessa di Roma, perciò il suo estinguersi era considerato un segno di sventura. Svolgevano inoltre importanti funzioni nelle cerimonie ufficiali e nelle assemblee civili e religiose.

Privilegi e obblighi delle Vestali

Le Vestali avevano numerosi privilegi. Non erano più soggette alla potestà paterna, ma a quella del Pontefice Massimo. Ottenevano il diritto di dettare le proprie volontà; godevano di mezzi finanziari e prestigio immensi, tra i quali la possibilità di spostarsi in carro durante le ore diurne (dall’età di Cesare il traffico veicolare diurno era interdetto a Roma); potevano possedere una propria scuderia e una tomba (comune) all’interno della città. Il condannato a morte che si fosse imbattuto in una Vestale il giorno dell’esecuzione, sarebbe stato graziato. Le sacerdotesse di Vesta potevano testimoniare nei processi di Stato e la loro intercessione e il loro intervento poteva modificare il corso delle dispute.

Alle Vestali erano riservati posti d’onore nei teatri e le imperatrici, se volevano recarsi in uno dei luoghi di spettacolo, erano obbligate da un decreto del Senato del 24 d.C., a sedersi tra di loro. Tuttavia non potevano presenziare alle competizioni di atletica perché la loro purezza non venisse turbata dalla vista dei corpi nudi dei ragazzi che gareggiavano.

Alla loro custodia erano affidati i testamenti degli imperatori e i segreti e i documenti dello Stato. Ogni offesa a una Vestale era punita con la morte.

L’obbligo di castità delle Vestali

Le Vestali avevano l’obbligo rigoroso di vivere in castità durante il tempo del loro sacerdozio che durava trent’anni: dieci per la preparazione, dieci per l’esercizio del ministero e dieci, infine, per la formazione delle nuove giovani. Trascorso questo periodo potevano rientrare in famiglia e anche sposarsi, se lo desideravano. Le fonti però raccontano che furono sporadici i casi di ritorno a una vita comune, forse a causa della riluttanza ad abbandonare i grandi privilegi di cui avevano goduto durante il sacerdozio.

Nel caso in cui avessero perso la verginità o avessero lasciato spegnere il fuoco, venivano punite murandole vive al termine di una cerimonia a cui assisteva tutta la città. Questa terribile pena era motivata dal fatto che versare il sangue di una Vestale era considerato atto sacrilego.

Quando ebbe termine il culto di Vesta?

Il fuoco sacro custodito nel tempio di Vesta fu spento nel 391 d.C., per ordine dell’imperatore Teodosio I il Grande, decretando così la fine dell’ordine delle Vestali. Nel 380 d.C., infatti, Teodosio, con l’Editto di Tessalonica (e con una serie di ulteriori editti emanati tra il 381 e il 392) proibì il mantenimento di qualunque culto pagano, tra cui ricadeva quello di Vesta, e fece chiudere tutti i templi pagani.

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