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Fondazione di Roma: leggenda e storia

La fondazione di Roma secondo la tradizione risale al 21 aprile del 753 a.C. sul colle Palatino, ad opera di Romolo, il primo re di Roma. Si tratta di una data convenzionale stabilita da Marco Terenzio Varrone, letterato romano vissuto tra il II e il I secolo a.C., sulla base dei calcoli astrologici effettuati dal suo amico e astrologo Lucio Taruzio Firmano.

Leggenda della fondazione di Roma

La leggenda della fondazione di Roma poggia su tre miti principali, voluti e celebrati da autori come Virgilio (70 a.C.-19 a.C.) e Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.), per attribuire a Roma un origine divina e un destino glorioso.

Il primo mito è quello tramandatoci dal poeta Virgilio nell’Eneide. A questo si collega il mito di Ascanio figlio di Enea, che fonda Alba Longa, narrato principalmente da Tito Livio nella sua opera Ab Urbe Condita, specificatamente nel primo libro. Infine, il mito più famoso su chi ha fondato Roma, quello di Romolo e Remo.

Enea fonda la città di Lavinio

Enea, figlio della dea Venere e del principe troiano Anchise, dopo la distruzione della città di Troia da parte dei Greci durante la guerra di Troia (narrata da Omero nei suoi poemi), insieme a un gruppo di compagni, dopo un lungo peregrinare, giunge sulle coste del Lazio. Qui Enea sposa Lavinia figlia di Latino, il re del luogo, e fonda la città di Lavinio (l’odierna Pratica di Mare), in onore della sua sposa.

Ascanio fonda Alba Longa

Trent’anni dopo la fondazione di Lavinio, Ascanio chiamato anche Iulo, il primo figlio di Enea, che era giunto col padre sulle coste del Lazio, dopo la fuga da Troia in fiamme, decide di fondare una nuova città Alba Longa, sui Colli Albani, nel Lazio, sulla quale regneranno i suoi discendenti per numerose generazioni.

Romolo e Remo e la nascita di Roma

Passano molte generazioni, finché un giorno una discendente di Enea, Rea Silvia, sacerdotessa della dea Vesta e figlia di Numitore, il re di Alba Longa, è sedotta da Marte, dio della guerra, e concepisce due gemelli, Romolo e Remo.

In quel periodo, il trono di Numitore era stato usurpato dal fratello Amulio, che, per evitare rivendicazioni da parte degli eredi legittimi, fa gettare nel Tevere i due neonati. La cesta si incaglia in un’ansa del fiume e i bambini sono trovati e allattati da una lupa (animale sacro a Marte, padre di Romolo e Remo) e poi accuditi e allevati dal pastore Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia.

Una volta cresciuti, Romolo e Remo tornano ad Alba Longa, uccidono Amulio e rimettono Numitore sul trono.
I gemelli decidono poi di fondare una nuova città sul colle Palatino, presso il quale la lupa li ha salvati. Scrutano quindi il volo degli uccelli, perché capace di rivelare la volontà degli dèi, e poi con l’aratro tracciano il “sulcus primigenius”, i confini sacri della città. Dopo questo, dispongono in terra grosse pietre chiamate “terminali”, perché consacrate a Terminus, dio dei limiti, e iniziano a costruire le mura, ritenute sante e perciò inviolabili. Remo, invece, tenta di violarle: un atto sacrilego che paga con la morte. Romolo diventa, allora, il primo re della città e le dà il nome di Roma. Roma diventerà una delle più grandi potenze dell’antichità e sarà il centro di un vastissimo impero.

Fondazione di Roma nella storia

La data tradizionale della fondazione di Roma, 21 aprile 753 a.C., armonizza storia e leggenda. Ci sono infatti alcuni punti di contatto:

  • la storia di Enea, per esempio, che fugge dalla città di Troia in fiamme per dare nuova patria alla sua gente, è certamente un’eco delle grandi migrazioni, dei grandi spostamenti dei popoli, causati da guerre o da necessità alimentari, avvenuti nel bacino del Mediterraneo tra la fine del II e l’inizio del I millennio a.C. Si tratta quasi sempre di spostamenti da Oriente a Occidente, perché le terre più occidentali, fra cui l’Italia, erano in pratica terre vergini, se paragonate ai popolosi territori del Vicino Oriente e della Grecia;
  • recenti studi hanno dimostrato che la vicenda di Romolo non è solo una leggenda nata intorno al IV secolo a.C., ma racconta alcune verità storiche che trovano conferma nella documentazione archeologica. Infatti, sotto un primo strato, costituito dalle case aristocratiche repubblicane del Palatino, sono state rinvenute grandi dimore databili intorno al 500 a.C., che mostrano l’importanza di Roma già all’epoca dei re Tarquini. Sotto questo livello sono state riportate alla luce fortificazioni del colle Palatino, databili alla metà dell’VIII secolo a.C. Per costruire queste mura era stato raso al suolo un insediamento di capanne databile fra la fine del IX e la metà dell’VIII secolo, più antico dunque della stessa fondazione di Roma.
    Ecco quindi che il racconto di alcuni storici latini, secondo i quali Romolo dopo aver compiuto una serie di cerimonie in onore di Giove sul Palatino, tracciò con un aratro il pomerium intorno al monte e lungo questo solco edificò le prime mura di Roma, assume consistenza storica. I Romani fonderanno le loro città seguendo sempre questo rito.

Per un approfondimento sull’argomento leggi:

Origine del nome Roma: perché si chiama così

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