Editto di Tessalonica, noto anche come Cunctos populos, fu emanato il 27 febbraio del 380 d.C. a Tessalonica (oggi Salonicco, in Grecia) dagli imperatori Teodosio I, detto il Grande, Graziano e Valentiniano II. L’editto dichiarò il Cristianesimo, nella forma definita dal Credo niceno (adottato nel 325 d.C. al primo Concilio di Nicea), religione ufficiale dell’Impero romano.
L’editto impose a tutti i popoli dell’Impero di Roma di abbracciare la religione cristiana secondo la dottrina del Concilio di Nicea (325), che stabilì la natura divina di Cristo, definendo “eresia” le altre forme di cristianesimo (come l’arianesimo). Questo editto segnò la fine della tolleranza religiosa romana. Successivamente, tra il 391 e il 392, ulteriori editti di Teodosio I (decreti teodosiani) vietarono anche i culti tradizionali pagani.
Il testo dell’Editto di Tessalonica venne preparato dalla cancelleria di Teodosio I e successivamente venne incluso nel Codice Teodosiano da Teodosio II.
L’editto di Tessalonica segna il trionfo del Cristianesimo
L’editto di Tessalonica stabilì che l’unica religione ammessa all’interno dell’Impero di Roma fosse il cristianesimo, nella versione stabilita dal concilio di Nicea del 325.
Con questo editto si misero di fatto fuori legge sia i riti politeisti sia le eresie cristiane, prima fra tutte l’arianesimo. Questa era la dottrina elaborata da Ario (256-336), che negava la natura divina di Cristo, sostenendo che Egli non era della stessa sostanza del Padre, ma solo simile. Per un approfondimento leggi Ario e l’Arianesimo riassunto.
Decreti teodosiani: l’attuazione pratica all’editto di Tessalonica
Per dare attuazione pratica all’editto di Tessalonica del 380, l’imperatore Teodosio I, con una serie di ulteriori editti emanati tra il 391 e il 392 (noti come Decreti teodosiani), proibì i culti pubblici (tra questi quelli dedicati alla dea Vesta), i riti privati e domestici (come il culto dei Lari e dei Penati), fece chiudere molti templi pagani, alcuni furono distrutti, altri convertiti in chiese.
La libertà di culto fu abrogata sotto la minaccia di pene severe. Infatti chiunque continuasse a praticare i riti pagani o tornasse al paganesimo dopo essersi convertito (i cosiddetti lapsi) subiva pesanti sanzioni: esclusione dalle cariche pubbliche, dal diritto di ereditare o fare testamento; in alcuni casi, anche l’esilio o la morte.
L’ultimo tentativo di restaurazione pagana
Di fronte a questi provvedimenti, la nobiltà di Roma, ancora in maggioranza pagana, organizzò la controffensiva e appoggiò la rivolta dell’usurpatore del trono romano d’Occidente, Flavio Eugenio (questi era stato proclamato imperatore d’Occidente dopo la misteriosa morte nel 392 dell’imperatore d’Occidente Valentiniano II, senza il consenso e il riconoscimento dell’imperatore d’Oriente Teodosio I).
Lo scontro decisivo tra le forze ribelli e quelle imperiali avvenne nel Carso, presso il fiume Frigido (5-6 settembre 394). Gli eserciti si apprestarono a combattere ostentando sugli elmi, sugli scudi, sugli stendardi i simboli della loro rispettiva fede.
La vittoria dell’imperatore Teodosio I fu totale. Si racconta che al momento cruciale dello scontro un forte vento gettò nuvole di polvere sugli occhi dei soldati pagani, impacciando i loro movimenti. Nessuno ormai poteva più dubitare che il Dio dei cristiani era il più potente. Flavio Eugenio fu catturato e decapitato il 6 settembre 394. La sconfitta di Flavio Eugenio rappresentò l’ultimo tentativo di restaurazione pagana.
Editto di Tessalonica: la fine del paganesimo e l’Impero cristiano
Con l’editto di Tessalonica il Cristianesimo diventava dunque la religione dell’Impero romano, che diventava così un Impero cristiano. La posizione della Chiesa e in particolare quella del vescovo di Roma si rafforzò. Il vescovo di Roma, considerato il successore di san Pietro, acquisì un’autorità crescente, diventando il punto di riferimento per la cristianità occidentale. La preminenza del vescovo di Roma contribuì a rendere la città il centro nevralgico della Chiesa cattolica, influenzando l’organizzazione ecclesiastica e la diffusione del cristianesimo in tutto l’impero.

