La cosmesi nell'antica Roma.
La cosmesi nell'antica Roma.

La cosmesi, la cura della bellezza del corpo e del viso, è una prassi antica e non ha mai riguardato solo le donne.

Gli archeologi hanno ritrovato tantissimi oggetti per la cosmesi delle donne romane: specchi (di rame o di argento levigato), pettini, spilloni per i capelli, cassettine e vasetti per il trucco e i profumi.

Come ci si truccava nell’antica Roma

Per colorare le guance si utilizzava una sorta di fondotinta (pigmentum), mentre il gesso o la biacca (cerussa) servivano a rendere più bianchi il viso e le braccia; molto diffusa era l’abitudine di disegnarsi nèi finti.

Gli occhi erano evidenziati con una sostanza nera, tipo il kohl egiziano, ottenuto dalla fuliggine, dall’inchiostro di seppia oppure da formiche abbrustolite.

Le ciglia venivano scurite e infoltite, mentre le sopracciglia venivano definite e allungate con un bastoncino di carbone dolce; le palpebre venivano colorate (generalmente in verde o azzurro) con mine di piombo o con cenere.

Come rossetto si utilizzava la feccia di vino o l’ocra, un tipo di argilla rosso-bruna.

Essenze odorose mescolate a oli o ad altre sostanze grasse fungevano da profumi.

Le acconciature nell’antica Roma

Le ragazze giovani in genere erano acconciate con tagli semplici e corti, mentre le matrone sfoggiavano pettinature stravaganti e complicate, realizzate da schiave specializzate.

Il tutulus era un’acconciatura di origine etrusca, molto in voga, in cui i capelli erano raccolti con un nastro in modo da formare una sorta di cono sulla sommità del capo.

Ottavia, sorella dell’imperatore Augusto e moglie di Marco Antonio, inaugurò un’acconciatura detta appunto “all’Ottavia”, imitata da tutte le donne del palazzo: sulla fronte si lasciava solo un ricciolo, mentre gli altri capelli si raccoglievano in trecce sulla nuca.

Nella seconda metà del I secolo d.C. andavano invece di moda le pettinature “a più livelli”, appariscenti e di difficile realizzazione.

Le tinture per capelli nell’antica Roma

Esistevano le tinture. Per diventare bionde, per esempio, si impiegava il sapo (un misto di cenere e di grasso animale o vegetale); altrimenti si poteva ricorrere a parrucche fatte con capelli dei popoli nordici.

Le creme di bellezza

Parlando di cosmesi, non potevano mancare le creme di bellezza. Gli ingredienti più usati erano i bulbi di narciso per rendere la pelle luminosa; lupini, fave e incenso come detergenti; papaveri come decongestionanti.

Ovidio nel suo trattato Medicamina faciei (“Medicamenti del volto”) cita una maschera di bellezza da prepararsi con uova, orzo e corna di cervo, che doveva garantire una pelle morbida e vellutata.

La depilazione

Per depilarsi si usava una cera speciale oppure una crema a base di pece greca, oppure le classiche pinzette.

Nonostante questa pratica fosse considerata effeminata, molti uomini si facevano depilare. Tra di loro, alcuni personaggi celebri come Cesare e Augusto, che si depilavano le gambe con gusci di noci incandescenti, convinti che così i peli sarebbero ricresciuti più morbidi.

La depilazione maschile era tanto irrisa quanto diffusa: alle terme era sempre presente uno schiavo addetto esclusivamente alla depilazione degli uomini.