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Marco Antonio: dagli anni dell’ascesa al suicidio

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Marco Antonio (83 a.C.-30 a.C.) fu un politico, un generale romano e fedele collaboratore di Giulio Cesare. Dopo la morte di questi (44 a.C.), mirando alla successione, entrò in conflitto con il legittimo erede Ottaviano, con cui però in seguito costituì, insieme a Lepido, il Secondo Triumvirato. Ottenuto l’Oriente, come triumviro, si legò a Cleopatra, regina d’Egitto, condividendo con lei la nascita di tre figli e il sogno di costituire un impero orientale. Fu definitivamente sconfitto da Ottaviano nella battaglia di Azio (31 a.C.) e si suicidò l’anno successivo. Fu la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero.

Marco Antonio – origini e carriera

Marco Antonio nacque a Roma il 14 gennaio dell’83 a.C. da famiglia nobile. Imparentato con Giulio Cesare per via materna, fece il suo apprendistato come suo luogotenente. Fu al fianco di Cesare nel passaggio del Rubicone (10 gennaio 49 a.C.); contribuì poi alla vittoria di Cesare nella battaglia di Farsalo (48 a.C.); nel 47 a.C. fu il magister equitum (comandante della cavalleria) di Cesare; console nel 44 a.C. insieme a Cesare.

Marco Antonio dopo l’assassinio di Giulio Cesare

Dopo l’assassinio di Cesare nelle Idi di marzo del 44 a.C., Marco Antonio cercò di ricoprire il ruolo di erede politico. Però, trovò subito un pericoloso concorrente nel diciannovenne Ottaviano, pronipote di Cesare. Questi lo aveva adottato come figlio nel 45 a.C. e lo aveva designato erede della sua immensa ricchezza.

Il conflitto tra Marco Antonio e Ottaviano

Mentre Giulio Cesare cadeva sotto i pugnali dei congiurati, Ottaviano si trovava in Macedonia dove attendeva il padre adottivo per partecipare alla campagna contro i Parti.

Alla notizia della congiura, Ottaviano si precipitò a Roma per far valere i propri diritti di erede e reclamare il patrimonio che il dittatore gli aveva lasciato. Marco Antonio, che si era impossessato delle risorse lasciate da Cesare, lo trattò con una sufficienza che sfiorò il disprezzo.

Ottaviano non si fece trascinare dal risentimento e agì con grande cautela. Sfruttò abilmente il ricordo di Cesare per legare alla propria persona i veterani del condottiero scomparso, timorosi di non ottenere le terre loro assegnate. Screditò inoltre Marco Antonio, rimproverandogli il comportamento conciliante adottato nei confronti degli assassini di Cesare e dei loro amici. Parallelamente mantenne contatti con Cicerone che, ritenendo il figlio adottivo di Cesare meno pericoloso dei “cesariani” (cioè i sostenitori i Cesare, come Marco Antonio), non gli fece mancare il suo appoggio. Così il prestigio e la forza di Ottaviano crebbero di giorno in giorno.

Il Secondo triumvirato tra Marco Antonio, Ottaviano e Lepido

Il contrasto portò allo scontro armato: Marco Antonio fu sconfitto nella battaglia di Modena (43 a.C.), ma poi si accordò con Ottaviano e con Marco Emilio Lepido (altro fedele ufficiale di Cesare). L’accordo prese il nome di Secondo triumvirato. Tra i primi provvedimenti dei triumviri ci fu quello di emanare le liste di proscrizione, con le quali essi eliminarono molti nemici politici. In questi elenchi fu inserito anche il nome di Cicerone, colpevole di aver pronunciato in Senato contro Marco Antonio una serie di veementi orazioni – dette Filippiche per analogia con quelle pronunciate dall’ateniese Demostene contro Filippo di Macedonia – in cui lo additava come il più pericoloso nemico della repubblica e come un avventuriero senza scrupoli.

Poi, i triumviri rivolsero la loro attenzione ai principali assassini di Cesare: Cassio Longino e Giunio Bruto. Essi, sconfitti nella battaglia di Filippi, nel 42 a.C., si suicidarono.

Dopo la vittoria riportata insieme a Filippi, Marco Antonio, Ottaviano e Lepido si spartirono i domini romani: a Ottaviano l’Occidente, a Marco Antonio l’Oriente, a Lepido l’Africa. L’alleanza tra Ottaviano e Antonio fu rinsaldata dal matrimonio di quest’ultimo con Ottavia, sorella di Ottaviano.

Lepido, che era il meno autorevole dei tre, venne ben presto emarginato, lasciandogli unicamente la carica di pontefice massimo.

Antonio in Oriente

Marco Antonio era convinto che quella spartizione lo avrebbe favorito. Riteneva infatti che in Oriente avrebbe trovato risorse inesauribili e soldati in quantità, mentre in Italia Ottaviano avrebbe dovuto affrontare un logorante confronto con il Senato.

La situazione invece favorì il più lungimirante Ottaviano. Rimasto a Roma egli ebbe infatti buon gioco nell’attenuare la diffidenza del Senato e nel guadagnarsi i favori dell’opinione pubblica; si atteggiò a unico difensore del Senato e del popolo romano contro un nemico che si era ormai trasformato in un despota orientale, pronto a trasformare Roma in una monarchia ellenistica.

La relazione tra Marco Antonio e Cleopatra

Marco Antonio, dal canto suo, fece di tutto per confermare queste dicerie. Si era infatti stabilito presso la corte di Cleopatra, regina d’Egitto, alla quale si era legato sentimentalmente, ripudiando Ottavia, sorella di Ottaviano. Da Cleopatra ebbe anche tre figli. Marco Antonio agiva da vero e proprio monarca, cedendo tra l’altro alla regina pezzi di territorio romano, che via via conquistava o riconquistava (come ad esempio l’Armenia, nel 34 a.C.) senza consultarsi con il Senato romano.

Per di più, Ottaviano divulgò a Roma il contenuto del testamento di Antonio, nel quale egli dichiarava che alla sua morte avrebbe lasciato in eredità ai figli avuti con Cleopatra le province orientali dello Stato romano, quasi che potesse disporne come di una proprietà sua personale.

La sconfitta di Marco Antonio nella Battaglia di Azio

Nel 32 a.C. il Senato dichiarò guerra a Cleopatra e affidò il comando della spedizione a Ottaviano, eletto console. Le sorti del conflitto si giocarono in una sola battaglia: la battaglia di Azio, sulle coste occidentali della Grecia, nel settembre del 31 a.C.

La flotta di Marco Antonio fu completamente sconfitta, anche perché Cleopatra, che comandava il contingente di navi egiziane, nel momento decisivo, anziché entrare in battaglia per dare l’assalto finale alla flotta nemica, fuggì seguita da Marco Antonio. I due si rifugiarono in Egitto.

La morte

L’anno dopo, mentre Ottaviano era alle porte di Alessandria, a Marco Antonio fu portata la falsa notizia che Cleopatra si era suicidata. Egli allora si gettò sulla propria spada e morì poco dopo tra le braccia di Cleopatra, che nel frattempo era accorsa vicino a lui (1° agosto del 30 a.C.).

La regina lo seguì ben presto nella tomba. Infatti, dopo un vano tentativo di accattivarsi la simpatia di Ottaviano, che rimase insensibile al suo fascino, Cleopatra si suicidò facendosi mordere da un serpente velenoso per evitare di essere trascinata nel Trionfo del suo vincitore a Roma.

Il regno d’Egitto fu ridotto a provincia, mentre il Senato stabilì per Marco Antonio la damnatio memoriae (fu il primo romano ad essere colpito da tale provvedimento).

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