battaglia di farsalo
Cesare sul carro trionfale, particolare di un dipinto, 1486-1501, commissionato ad ‪‎Andrea Mantegna‬ dai ‪Gonzaga‬ di Mantova

Gaio Giulio Cesare, completata nel 52 a.C. la sottomissione della Gallia, dovrebbe lasciare il comando delle legioni e tornare a Roma come privato cittadino: così, però, sarebbe in balia del suo avversario Pompeo e questo rappresenterebbe la sua fine politica. Chiede allora di essere nominato console, ma il senato filopompeiano respinge la richiesta. A questo punto Cesare decide di rientrare in Italia con le sue legioni: è il 10 gennaio del 49 a.C.
Scoppia una guerra civile che durerà quattro anni e sarà decisa il 9 agosto del 48 a.C. nella Battaglia di Farsalo (in Tessaglia, nel nord della Grecia).

Il piano dei pompeiani per affrontare lo scontro era semplice: sfondare sull’ala destra lo schieramento di Cesare con la cavalleria, decisamente più numerosa di quella del nemico, quindi accerchiare e attaccare alle spalle le legioni schierate.

Pompeo rinviò a lungo lo scontro, puntando a logorare l’avversario, infine si decise a dare battaglia. Nel De bello civili Cesare riferisce che i suoi uomini erano circa 22 000, mentre quelli di Pompeo erano circa 45 000: il numero delle truppe cesariane è sostanzialmente esatto, mentre il numero dei pompeiani è quasi certamente esagerato, anche se è probabile che essi fossero più numerosi.
I pompeiani però erano privi della preparazione e “professionalità” dei cesariani che avevano combattuto per sette anni in Gallia.

Cesare affrontò lo scontro creando una quarta fila di soldati (oltre alle tre che venivano schierate normalmente) di riserva. Quando i soldati di Pompeo sembravano vicini alla vittoria, Cesare mandò all’attacco la quarta fila, sorprendendo i nemici, ormai affaticati, con uomini in piena forza. Le truppe di Cesare assalirono l’accampamento dei pompeiani e li costrinsero a fuggire verso nord. Di fronte alla clamorosa disfatta, Pompeo si staccò le insegne di generale e fuggì a cavallo.
Circa 20 000 pompeiani morirono in battaglia, oltre 24 000 si arresero. Cesare riconobbe il loro valore e li trattò con clemenza.

Pompeo fuggì in Egitto, dove contava sull’appoggio del giovane re Tolomeo XIII: questi per ingraziarsi Cesare, lo fece uccidere (29 settembre del 48 a.C.). Cesare giunto in Egitto rimise però sul trono la colta e affascinante Cleopoatra, sorella di Tolomeo, che l’aveva detronizzata.
Dopo un’altra rapida e vittoriosa campagna in Oriente contro Farnace, figlio del re del Ponto Mitridate, Cesare sconfisse gli ultimi pompeiani a Tapso (46 a.C.), in Africa, e a Munda (45 a.C.), in Spagna.

Pochi eventi hanno segnato la storia romana come la battaglia di Farsalo, nella quale si decise il destino non solo dei due comandanti supremi, ma anche di due modi diversi di concepire e gestire il potere, ossia le tendenze dittatoriali da parte di Cesare e la difesa dell’oligarchia senatoria da parte di Pompeo. Con la vittoria di Cesare, la repubblica romana entrò in una fase di turbolenze che l’avrebbero presto condotta al principato.