Guerra civile del 49-45 a.C. Cesare contro Pompeo
Guerra civile del 49-45 a.C. Cesare contro Pompeo

Nella Storia di Roma antica, la guerra civile del 49-45 a.C. è anche nota come seconda guerra civile romana o guerra civile tra Cesare e Pompeo. Essa è descritta nel De bello civili di Cesare.

Morto Crasso, nel 53 a.C., nella Battaglia di Carre (per un approfondimento clicca qui), il Primo Triumvirato era finito. Cesare e Pompeo entrarono in lotta per il potere, mentre la città di Roma era preda di scontri sanguinosi tra le bande di cesariani e gli oppositori di Cesare.

I voti si compravano e vendevano, così come le cariche, le condanne e le assoluzioni nei tribunali. Per combattere gli avversari, si ricorreva agli scandali o all’assassinio. I ricchi dovevano reclutare truppe di gladiatori per proteggersi o per intimidire gli avversari. Chi votava per la parte avversa poteva essere percosso anche a morte, se cadeva nelle mani dei nemici. Le leggi si facevano e disfacevano a seconda della momentanea prevalenza dell’una o dell’altra fazione. Il diritto di parlare dai rostri doveva essere conquistato con la forza.

Il Senato incaricò Pompeo di riportare l’ordine. Nel 51 a.C. gli assegnò un incarico senza precedenti, quello di console senza collega, vale a dire di console unico. Con la sua autorità e la forza dei suoi soldati, Pompeo seppe riportare la pace in città e in Senato. Fu imparziale. Uno dei primi atti che compì fu infatti far processare Milone, suo uomo di fiducia, per l’omicidio di Clodio (52 a.C.), luogotenente di Cesare (per questa occasione Cicerone compose l’orazione Pro Milone).

La situazione si fece critica quando Cesare, allo scadere del mandato quinquennale in Gallia (per un approfondimento leggi Cesare alla conquista della Gallia), chiese di tornare a Roma non come privato cittadino ma dopo la nomina a console, perché temeva di trovarsi esposto alle vendette del Senato e di Pompeo. Il Senato invece gli intimò di sciogliere le legioni  e di presentarsi a Roma da privato. Cesare dichiarò che avrebbe congedato le sue legioni se anche Pompeo avesse fatto altrettanto. Il Senato votò contro. Il 10 gennaio del 49 a.C., Cesare attraversò in armi il fiume Rubicone. In quest’occassione, Cesare avrebbe pronunciato la celebre frase destinata a passare alla Storia: «Alea iacta est» («Il dado è tratto»): cominciava la guerra civile del 49-45 a.C.

Pompeo con 200 senatori si rifugiò in Grecia e qui cercò di organizzare un esercito. Cesare non lo seguì subito. Prima si recò in Spagna: a Lerida (49 a.C.) sconfisse i sostenitori di Pompeo e si assicurò il controllo dell’Occidente. Poi, agli inizi del 48 a.C., Cesare raggiunse la Grecia e sconfisse Pompeo a Farsalo in Tessaglia (per un approfondimento leggi La battaglia di Farsalo 9 agosto 48 a.C.). Pompeo si rifugiò allora in Egitto, perché contava sull’appoggio del giovane re Tolomeo XIII (suo padre, Tolomeo XII Aulete, era stato aiutato da Pompeo a mantenere il trono). Tolomeo XIII, però, per ingraziarsi Cesare, lo fece uccidere. Cesare giunto in Egitto affidò il trono a Cleopatra, sorella di Tolomeo, della quale era divenuto l’amante.

Intanto Farnace, figlio di Mitridate e re del Ponto, alla notizia della sconfitta di Pompeo, pensò che fosse venuta l’occasione buona per ricostituire i domini perduti. Lo scontro decisivo avvenne presso Zela (Turchia orientale), il 9 agosto 47 a.C. L’esercito di Farnace venne completamente sconfitto. Cesare, dopo la vittoria, inviò a Roma un messaggio destinato a rimanere nella Storia: «Veni, vidi, vici» («Venni, vidi, vinsi»).

Cesare riprese la guerra contro i pompeiani, ora sotto il comando di Catone Uticense. Nel 46 a.C. a Tapso, in Africa, Cesare sbaragliò le truppe di Catone Uticense, che si suicidò a Utica per non arrendersi ai soldati di Cesare. Nel 45 a.C. a Munda, in Spagna, Cesare sconfisse le ultime forze pompeiane.

Cesare tornò in trionfo a Roma e nel 44 a.C. si fece nominare dittatore a vita. Ma erano in tanti a non tollerare di veder ridotti il proprio ruolo e il proprio prestigio: il 15 marzo 44 a.C. (le Idi di marzo, secondo il calendario romano) alcuni congiurati guidati da Marco Giunio Bruto, Decimo Giunio Bruto e Caio Cassio Longino pugnalarono a morte Cesare mentre si recava in Senato.

Alla morte di Cesare, Roma precipitò in una nuova guerra civile, che vide lo scontro tra Ottaviano e Marco Antonio: è la guerra civile del 44-31 a.C. Ottaviano contro Antonio.

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