Gneo Pompeo Magno: dagli anni dell'ascesa alla morte
Testa marmorea di Gneo Pompeo Magno, dalla tomba dei Licinii a Roma, conservata nella città di Copenaghen

Gneo Pompeo Magno (106 a.C – 48 a.C.) si era fatto strada, giovanissimo, con Silla.

I primi successi di Gneo Pompeo Magno

Nobile, ricco, ambizioso, Pompeo si era guadagnato il titolo di Magno combattendo i seguaci di Gaio Mario in Sicilia e in Africa; poi aveva domato (77 a.C.) in Etruria la ribellione del console Marco Emilio Lepido, che intendeva sfruttare a fini di potere personale un’insurrezione dei proprietari delle terre confiscate da Silla per i suoi veterani.

Nel 76 a.C. Gneo Pompeo Magno ricevette dal senato l’incarico di reprimere in Spagna la rivolta di Quinto Sertorio. Questi era un ex ufficiale di Gaio Mario che aveva creato nella penisola iberica un governo autonomo, sostenuto anche da una parte delle popolazioni locali. Sertorio riuscì a bloccare le truppe adottando una brillante tattica di guerriglia. A fermarlo fu solo il tradimento di un suo ufficiale, che lo avvelenò nel 72 a.C. A questo punto i suoi seguaci, privi di qualsiasi guida, furono facilmente debellati. Gneo Pompeo Magno tornò a Roma vincitore e il suo prestigio ne risultò accresciuto.

Contro la rivolta di Spartaco

Nel 71 a.C. Pompeo represse, insieme a Marco Licinio Crasso, la rivolta di Spartaco. Ora i due uomini più influenti sulla scena politica romana erano Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso. Contrapposti da una vecchia rivalità, ambedue potevano contare su eserciti fedeli. Preferirono l’accordo allo scontro armato, e si fecero eleggere insieme al consolato del 70 a.C.
Per guadagnarsi il consenso della plebe e dei nobili moderati, essi abrogarono le riforme di Silla. In particolare: restituirono pieni poteri ai tribuni della plebe; ampliarono le frumentazioni a favore del popolo; consentirono nuovamente ai cavalieri di accedere ai tribunali per i reati di corruzione.

La vittoriosa campagna di Gneo Pompeo Magno contro i pirati

Nel 67 a.C. una legge proposta dal tribuno Aulo Gabinio istituì un comando militare con poteri eccezionali per risolvere l’assillante problema della pirateria, che minacciava l’approvvigionamento alimentare di Roma. Pompeo, (in quel momento privato cittadino) ottenne l’incarico e in pochi mesi riuscì a debellare i pirati, che, sospinti in Cilicia, furono costretti ad arrendersi.

La guerra contro Mitridate

Sull’onda di questo successo, nel 66 a.C. Gneo Pompeo Magno ottenne pieni poteri nella guerra contro Mitridate, che nel frattempo aveva occupato la Bitinia e la Cappadocia, due regioni dell’Asia Minore sotto il controllo di Roma. Nel giro di pochi anni Gneo Pompeo sconfisse Mitridate e ridusse a provincia la Siria, una parte della Giudea e una parte del Ponto che fu annessa alla Bitinia; nei vari regni collocati ai confini, impose sovrani a lui fedeli. La sistemazione dei domini orientali, dunque, accrebbe enormemente il suo potere personale.

Il rientro a Roma

Nel 62 a.C. rientrò dall’Oriente, carico di bottino e di gloria. Ci si poteva attendere (e il senato lo temeva) un atto di forza contro le istituzioni, ma Pompeo, sbarcato a Brindisi, sciolse l’esercito, limitandosi a chiedere la ratifica dei provvedimenti presi in Oriente e la concessione di terre ai suoi veterani.

Il senato considerò il suo atteggiamento un segno di debolezza. Si oppose quindi alle sue richieste, con l’intento di riaffermare la propria autorità sulle questioni di politica estera e di compromettere il prestigio di Pompeo agli occhi dei suoi soldati. Pompeo fu quindi costretto a ricorrere ad altri mezzi.

Il Primo triumvirato

Rinnovò allora l’alleanza con il ricchissimo Crasso, anch’egli ostile al senato, ma cercò anche l’appoggio di Gaio Giulio Cesare.

Dall’intesa tra Crasso, Pompeo e Cesare nacque, nel 60 a.C., il cosiddetto Primo triumvirato. Era un accordo segreto di carattere privato che garantiva ai tre contraenti aiuto reciproco contro il senato per ottenere consistenti vantaggi politici.

Ognuno dei tre uomini aveva molti seguaci: queste forze, insufficienti da sole, se coalizzate avrebbero garantito al triumvirato un solido predominio. I risultati non si fecero attendere. Cesare, eletto console per l’anno 59 a.C., propose immediatamente una legge per la concessione di terre ai veterani di Pompeo. Quando i nobili fecero ancora una volta ricorso all’ostruzionismo, egli fece intervenire i soldati, che ridussero l’opposizione al silenzio. Il console fece anche ratificare la sistemazione data da Pompeo all’Oriente.

Gneo Pompeo Magno, console con Crasso nel 55 a.C., ottenne il proconsolato della Spagna.
Nel 53 a. C. Crasso si recò in Oriente per combattere contro i Parti, che lo sconfissero e uccisero nella battaglia di Carre, in Mesopotamia.

Mentre Crasso andava incontro alla rovina e Cesare conquistava le Gallie, Pompeo non si allontanò da Roma, per controllare la situazione nella capitale. A Roma ormai l’anarchia imperava: nessuna istituzione offriva più garanzie di stabilità e la città era preda di scontri sanguinosi tra le bande dei cesariani e gli oppositori di Cesare.

Nell’anno 52 a.C. il senato, che ormai considerava Cesare il suo più pericoloso nemico, assegnò a Pompeo un incarico senza precedenti, quello di console senza collega, vale a dire di console unico. Formalmente la decisione era giustificata dall’esigenza di riportare l’ordine, ma in realtà il senato pensava di utilizzare la forza di Pompeo contro Cesare. Pompeo peraltro era convinto della necessità di riavvicinarsi al senato per guadagnarsi appoggi preziosi in vista del prevedibile scontro con Cesare ora che, dopo la morte di Crasso, il triumvirato, ridotto a due soli protagonisti, era finito.

La guerra civile

La situazione precipitò nel 49 a.C. quando Cesare, allo scadere del mandato quinquennale in Gallia, chiese di tornare a Roma non come privato cittadino ma dopo essere stato nominato console, poiché temeva di trovarsi esposto alle vendette del senato e di Pompeo.

Il senato gli intimò invece di sciogliere le legioni e di presentarsi a Roma da privato. Cesare si dichiarò disposto a congedare le legioni se anche Pompeo avesse congedato le sue. Il tentativo fallì e il senato, su pressione di Pompeo, dichiarò Cesare nemico pubblico. Non restava che la via delle armi. Il 10 gennaio del 49 a.C. Cesare superò infatti con le sue legioni il Rubicone, violando così il pomerio (confine sacro) di Roma. Aveva inizio una nuova guerra civile.

La morte

Pompeo era ben consapevole che l’esercito di Cesare era una perfetta macchina da guerra, composta da soldati legati al loro capo da una cieca dedizione. Pertanto Pompeo con 200 senatori si rifugiò in Grecia. Qui organizzò un nuovo esercito, grazie agli appoggi di cui godeva in Oriente.

Cesare non lo inseguì subito: prima si recò in Spagna, dove in pochi mesi sbaragliò le legioni fedeli a Pompeo; poi, nel 48 a.C., raggiunse la Grecia e sconfisse il rivale nella battaglia di Farsalo (9 agosto), in Tessaglia. Pompeo fuggì in Egitto, dove contava sull’aiuto del re Tolomeo XIII, fratello della regina Cleopoatra. Tolomeo XIII invece, per ingraziarsi Cesare, lo fece uccidere (29 settembre).