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Gneo Pompeo Magno: successi militari, triumvirato, scontro con Cesare

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Gneo Pompeo Magno (106 a.C – 48 a.C.), generale e uomo politico romano, fu insieme a Giulio Cesare e a Marco Licinio Crasso una delle figure principali della tarda Repubblica romana. È noto per i suoi successi militari, che ampliarono i confini di Roma e che gli valsero il soprannome di Magno (“Grande”), ma anche per aver formato il Primo triumvirato, per poi scontrarsi con Cesare e morire assassinato in Egitto, dopo la battaglia di Farsalo.

Gneo Pompeo Magno – ascesa e successi

Gneo Pompeo iniziò la propria carriera militare combattendo nella prima guerra civile romana (88-82 a.C.) a fianco di Lucio Cornelio Silla. L’occasione per la sua ascesa venne nel 77 a.C., quando il Senato gli affidò il compito di reprimere una rivolta esplosa nella penisola iberica. In Spagna, infatti, i seguaci di Gaio Mario, guidati dal generale romano Quinto Sertorio, avevano organizzato un governo autonomo, appoggiato dalle popolazioni locali. La guerra si svolse tra il 76 e il 72 a.C. e terminò con la vittoria di Pompeo. Gneo Pompeo tornò a Roma vincitore e il suo prestigio ne risultò accresciuto.

Pompeo e Crasso

Nel 71 a.C. Pompeo represse, insieme a Marco Licinio Crasso, la rivolta di Spartaco. Nel 70 a.C. Pompeo e Crasso furono eletti consoli e per guadagnarsi il consenso della plebe e dei nobili moderati, abrogarono le riforme di Silla. In particolare: restituirono pieni poteri ai tribuni della plebe; ampliarono le frumentazioni a favore del popolo; consentirono nuovamente ai cavalieri di accedere ai tribunali per i reati di corruzione.

La vittoriosa campagna di Pompeo contro i pirati

Nel 67 a.C. una legge proposta dal tribuno Aulo Gabinio (la Lex Gabinia) istituì un comando militare con poteri eccezionali per risolvere l’assillante problema della pirateria, che minacciava l’approvvigionamento alimentare di Roma. Pompeo, (in quel momento privato cittadino) ottenne l’incarico e in pochi mesi riuscì a debellare i pirati, che, sospinti in Cilicia, furono costretti ad arrendersi.

Pompeo sconfigge Mitridate

Sull’onda di questo successo, nel 66 a.C. Gneo Pompeo Magno ottenne pieni poteri nella guerra contro Mitridate, che nel frattempo aveva occupato la Bitinia e la Cappadocia, due regioni dell’Asia Minore sotto il controllo di Roma. Nel giro di pochi anni, Pompeo sconfisse Mitridate VI del Ponto e ridusse a provincia la Siria, una parte della Giudea e una parte del Ponto che fu annessa alla Bitinia; nei vari regni collocati ai confini, impose sovrani a lui fedeli. La sistemazione dei domini orientali, dunque, accrebbe enormemente il suo potere personale.

Il rientro di Pompeo a Roma

Nel 62 a.C. Pompeo rientrò a Roma dall’Oriente, carico di bottino e di gloria. Ci si poteva attendere (e il Senato lo temeva) un atto di forza contro le istituzioni, ma Pompeo, sbarcato a Brindisi, sciolse l’esercito, limitandosi a chiedere la ratifica dei provvedimenti presi in Oriente e la concessione di terre ai suoi veterani.

Il Senato considerò il suo atteggiamento un segno di debolezza. Si oppose quindi alle sue richieste, con l’intento di riaffermare la propria autorità sulle questioni di politica estera e di compromettere il prestigio di Pompeo agli occhi dei suoi soldati. Pompeo fu quindi costretto a ricorrere ad altri mezzi.

Il Primo triumvirato tra Pompeo, Cesare e Crasso

Pompeo rinnovò l’alleanza con il ricchissimo Marco Licinio Crasso, anch’egli ostile al Senato, ma cercò anche l’appoggio di Giulio Cesare. Dall’intesa tra Crasso, Pompeo e Cesare nacque, nel 60 a.C., il cosiddetto Primo triumvirato. Era un accordo segreto di carattere privato che garantiva ai tre contraenti aiuto reciproco contro il Senato per ottenere consistenti vantaggi politici.

Ognuno dei tre uomini aveva molti seguaci: queste forze, insufficienti da sole, se coalizzate avrebbero garantito al Triumvirato un solido predominio. I risultati non si fecero attendere. Cesare, eletto console per l’anno 59 a.C., propose immediatamente una legge per la concessione di terre ai veterani di Pompeo. Quando i nobili fecero ancora una volta ricorso all’ostruzionismo, egli fece intervenire i soldati, che ridussero l’opposizione al silenzio. Il console fece anche ratificare la sistemazione data da Pompeo all’Oriente. Per sé Cesare ottenne il governo della Gallia Cisalpina per cinque anni.

L’accordo di Lucca per rilanciare il Triumvirato

I successi di Cesare in Gallia preoccuparono Pompeo e Crasso, che temevano di risultare indeboliti rispetto al loro alleato politico. Pompeo, in particolare, mostrò chiaramente di voler riavvicinarsi al Senato e nel 57 a.C. favorì il rientro di Cicerone dall’esilio.

Il Triumvirato si sfaldava dunque rapidamente e il Senato si apprestava a richiamare Cesare dal suo mandato prima della scadenza quinquennale. Cesare allora cercò di rilanciare il Triumvirato invitando Pompeo e Crasso a un incontro che si tenne a Lucca nel 56 a.C. In quella circostanza i triumviri strinsero un nuovo accordo: Pompeo e Crasso si assicurarono il consolato per il 55 a.C. Per i cinque annni successivi Pompeo ottenne il governo della Spagna e Crasso quello della Siria. Cesare si assicurò una proroga di altri cinque anni del governo della Gallia.

La morte di Crasso nel 53 a.C. nella battaglia di Carre determinò di fatto la fine del Primo Triumvirato. Poco prima era anche morta di parto Giulia, la figlia che Cesare aveva dato in moglie a Gneo Pompeo Magno per saldare gli accordi politici. I rapporti tra Cesare e Pompeo si incrinarono del tutto. Quando, poi, l’anno seguente, 52 a.C., Milone uccise Clodio (uno degli uomini politici più vicini a Cesare) in uno scontro armato, e Roma fu in preda ai disordini, Pompeo nominato dal Senato console senza collega (vale a dire “console unico”) si ritrovò di fatto padrone della situazione.

La guerra civile tra Cesare e Pompeo

La situazione precipitò nel 49 a.C. quando Cesare, allo scadere del mandato quinquennale in Gallia, chiese di tornare a Roma non come privato cittadino ma dopo essere stato nominato console, poiché temeva di trovarsi esposto alle vendette del Senato e di Pompeo.

Il Senato gli intimò invece di sciogliere le legioni e di presentarsi a Roma da privato cittadino. Cesare si dichiarò disposto a congedare le legioni se anche Pompeo avesse congedato le sue. Il tentativo fallì e il Senato, su pressione di Pompeo, dichiarò Cesare nemico pubblico. Non restava che la via delle armi. Il 10 gennaio del 49 a.C. Cesare superò infatti con le sue legioni il Rubicone, violando così il pomerio (confine sacro) di Roma. Aveva inizio una nuova guerra civile.

La morte di Pompeo

Gneo Pompeo Magno era ben consapevole che l’esercito di Cesare era una perfetta macchina da guerra, composta da soldati legati al loro capo da una cieca dedizione. Pertanto Pompeo con 200 senatori si rifugiò in Grecia. Qui organizzò un nuovo esercito, grazie agli appoggi di cui godeva in Oriente.

Cesare non lo inseguì subito: prima si recò in Spagna, dove in pochi mesi sbaragliò le legioni fedeli a Pompeo; poi, nel 48 a.C., raggiunse la Grecia e sconfisse il rivale nella battaglia di Farsalo (9 agosto), in Tessaglia. Pompeo fuggì in Egitto, dove contava sull’aiuto del re Tolomeo XIII, fratello della regina Cleopoatra. Tolomeo XIII invece, per ingraziarsi Cesare, lo fece uccidere (29 o 28 settembre del 48 a.C.). Qualche giorno dopo, Cesare giunse ad Alessandria d’Egitto e fu accolto da un consigliere di Tolomeo XIII che gli offrì in omaggio la testa di Pompeo e il suo anello.

 

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