Lucio Cornelio Silla (138-78 a.C.), generale e dittatore romano, è stata una grande figura centrale nella storia romana in età repubblicana, noto per la sua rivalità con Gaio Mario e la guerra contro Mitridate VI, re del Ponto.
In questo articolo tratteremo:
- Le origini e l’ascesa politica di Lucio Cornelio Silla
- La guerra civile tra Mario e Silla
- Le famigerate liste di proscrizione
- La dittatura di Silla
- La riforma dello Stato di Silla
- Cosa accadde dopo la morte di Silla
Lucio Cornelio Silla: le origini e l’ascesa politica
Silla (Lucio Cornelio) nacque a Roma nel 138 a.C. La sua era un’antica e illustre famiglia aristocratica (Silla apparteneva alla famiglia patrizia dei Cornelii). Nel 108 a.C. divenne questore e ottenne rapidamente una buona reputazione come eccellente comandante e negoziatore come luogotenente di Gaio Mario, durante la guerra contro Giugurta (111-105 a.C.), re di Numidia, in cui riuscì a catturare il re nemico, che da anni sfidava il potere di Roma, sfruttando il tradimento dei suoi uomini.
Guerra civile tra Mario e Silla (88-86 a.C.)
Nell’88 a.C. il Senato affidò a Silla la guerra contro Mitridate VI re del Ponto in Asia Minore, che aveva invaso la provincia romana d’Asia sconfiggendo le truppe romane; aveva poi ordinato di uccidere tutti i cittadini romani e italici presenti nella provincia. Passò quindi in Macedonia e in Grecia, dove lo accolsero come un liberatore. I suoi piani prevedevano lo scatenamento di una grande rivolta dei territori asiatici e greci sottomessi al dominio romano.
Il colpo di Stato
Silla era a Nola, pronto a salpare per l’Oriente, quando gli fu comunicato il contrordine. L’assemblea della plebe, istigata da Gaio Mario e dai suoi seguaci, aveva infatti deciso di assegnare allo stesso Mario il comando della spedizione contro Mitridate VI.
Silla rifiutò il contrordine e convinse i suoi soldati a marciare in armi contro Roma. Egli entrò a Roma alla testa di sei legioni scatenate contro gli avversari politici. Molti appartenenti alla fazione dei popolari furono condannati a morte; altri, tra cui Mario, si salvarono con la fuga.
Silla contro Mitridate VI
Ristabilito il potere del Senato e degli ottimati, Lucio Cornelio Silla partì per l’Oriente, dove combatté vittoriosamente contro Mitridate. Il trattato di pace (Trattato di Dardano) che seguì la vittoria di Silla impose a Mitridate di ritirarsi dai territori conquistati e di pagare un pesante tributo a Roma, consolidando così la supremazia romana nell’Oriente e rafforzando la posizione di Silla come leader indiscusso della Repubblica.
Ritorno di Silla a Roma
Roma nel frattempo era tornata in mano ai seguaci di Mario, che era stato eletto ancora una volta console nell’86 a.C. Mario però era morto poco dopo l’elezione, lasciando i popolari senza una guida autorevole. Silla sbarcò in Italia nell’83 a.C., forte dei successi ottenuti, delle ricchezze accumulate in Oriente e con un esercito di fedelissimi.
Con Lucio Cornelio Silla si schierarono le truppe guidate da due giovani ma abili comandanti, Marco Licinio Crasso e Gneo Pompeo; i popolari si allearono invece con i Sanniti, irriducibili avversari di Silla dai tempi della guerra sociale.
La guerra civile si concluse con la vittoria dei sillani nella battaglia di Porta Collina (82 a.C.), presso Roma. Pompeo inseguì i sostenitori di Gaio Mario in Sicilia e in Africa, sbaragliandoli.
Silla diede quindi inizio a una dura repressione dell’opposizione politica, pubblicando le cosiddette liste di proscrizione.
Silla e le liste di proscrizione
Le liste di proscrizione erano elenchi pubblici di cittadini dichiarati traditori dello Stato (in questo caso coloro che avevano sostenuto Gaio Mario), che chiunque era autorizzato a uccidere impunemente. I beni dei proscritti erano confiscati; i loro figli privati della cittadinanza.
Si aprì allora una feroce caccia all’uomo. Fu anche l’occasione per vendette personali, che non avevano nulla a che fare con Silla, e per arricchimenti ottenuti con l’assassinio. Un quarto dei senatori e 1600 cavalieri furono uccisi senza processo, i loro beni confiscati e distribuiti tra i sostenitori di Silla.
La dittatura di Lucio Cornelio Silla (82-79 a.C.)
Silla, rimasto unico padrone di Roma, nell’82 a.C. assunse la carica di dittatore a tempo indeterminato con potere di legiferare, poiché il suo obiettivo era riformare lo Stato romano, rafforzando il potere dell’aristocrazia. Era una carica inedita. La dittatura era infatti una magistratura straordinaria, che durava solo sei mesi e alla quale si faceva ricorso soltanto in momenti di grave pericolo per lo Stato. L’ultimo dittatore, Quinto Fabio Massimo, era stato nominato circa un secolo e mezzo prima, durante la Seconda guerra punica (dopo di Silla, Giulio Cesare sarà l’ultimo a vestire gli abiti da dittatore).
Le riforme di Lucio Cornelio Silla
Alla repressione seguì un’opera di riorganizzazione delle istituzioni, finalizzata a rafforzare il Senato e a indebolire il tribunato della plebe.
- Il numero dei senatori fu infatti portato da 300 a 600, con la nomina di personaggi – spesso semplici soldati o ufficiali – che avevano mostrato particolare fedeltà nei suoi confronti.
- I tribunali furono invece sottratti ai cavalieri e affidati unicamente ai senatori.
- I poteri del tribunato della plebe furono drasticamente ridimensionati, quasi vanificati: impose che ogni proposta di legge fosse prima approvata dal Senato prima di essere presentata all’assemblea popolare.
- Con la lex Cornelia de Magistratibus elevò l’età minima per l’accesso alla carica di questore (30 anni), di pretore (40), di console (43).
- Privò il popolo dei benefici ottenuti in passato, come la periodica distribuzione del grano.
- Con Silla ebbe inoltre luogo la prima grande distribuzione di terre ai veterani: 120 mila ex legionari furono dislocati in undici nuove colonie, soprattutto in Etruria e in Campania (regioni ostili a Silla).
La morte di Silla
Convinto di aver agito per il bene della repubblica, nel 79 a.C. Silla lasciò inaspettatamente la dittatura e la vita politica; si ritirò in una sua tenuta in Campania, dove morì nel 78 a.C., a 60 anni.
Cosa accadde dopo la morte di Silla
Le riforme di Silla furono prima rimaneggiate, poi abolite nel 70 a.C. da Pompeo e Crasso. In particolare, Pompeo e Crasso:
- restituirono pieni poteri ai tribuni della plebe;
- ampliarono le frumentazioni a favore del popolo;
- consentirono nuovamente ai cavalieri di accedere ai tribunali per i reati di corruzione.
Tutto questo per pacificare la società romana profondamente lacerata al suo interno. Tuttavia, da quel momento la Repubblica romana entrò in una crisi irreversibile che portò altri condottieri a usare le armi, per concentrare nelle proprie mani il potere politico. Proprio Pompeo infatti affronterà in una seconda guerra civile Giulio Cesare, che vincendo assumerà nuovamente la carica di dittatore, aprendo il processo politico che porterà alla creazione dell’Impero di Roma.

