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Gaio Mario: ascesa, affermazione e morte del leader popolare

Gaio Mario nacque ad Arpino (oggi nella provincia di Frosinone) nel 157 a.C. in una famiglia municipale di rango equestre, relativamente ricca ma del tutto estranea ai circoli senatoriali di Roma. Gaio Mario era un homo novus, un «uomo nuovo», vale a dire un plebeo che ascese alla massima carica della repubblica romana senza essere nobile. Energico, coraggioso e fiero suscitò per molti anni l’entusiasmo del popolo.

Gli inizi della carriera e l’ascesa

Nel 134 a.C. si distinse combattendo a Numanzia, in Spagna, con Scipione Emiliano. Nel 120 a.C. fu eletto tribuno della plebe e nel 115 a.C. raggiunse la pretura.

Nel 110 a.C. sposò Giulia, futura zia di Giulio Cesare, divorziando dalla sua prima moglie. Si imparentò così con una delle famiglie romane più illustri e potenti: la gens Iulia.

Il primo consolato e la guerra contro Giugurta

Nel 107 a.C. fu eletto console e gli venne affidata la guerra contro Giugurta. La campagna di Mario nella guerra giugurtina si svolse dal 107 al 105 a.C. e si concluse con una completa vittoria, anche grazie all’abilità del suo luogotenente Lucio Cornelio Silla.

La vittoria di Gaio Mario nella guerra giugurtina è particolarmente importante dal punto di vista storico sia perché mostra la crisi dello Stato romano e, in particolare, della repubblica aristocratica, sia perché i successi di Mario consentono a lui e successivamente agli homines novi di accedere alle più alte cariche pubbliche dello Stato, fino ad allora riservate ai membri della nobilitas. Si afferma quindi un nuovo concetto di nobiltà basata non più sull’eredità di sangue ma sui meriti e il valore personale, ovvero sulla virtus individuale.

Gli anni successivi alla guerra giugurtina

Vinta la guerra contro Giugurta (105 a.C.), nel 104 a.C. Mario fu rieletto console e, fatto senza precedenti, rimase in carica per cinque anni consecutivi, con il compito di combattere contro contro Cimbri e Tèutoni, due popolazioni di stirpe germanica che nei loro spostamenti compivano incursioni e razzie tra la Spagna e la Gallia e ora minacciavano l’Italia settentrionale. Mario sconfisse i Teutoni ad Aquae Sextiae (l’odierna Aix-en-Provence) nel 102 a.C., e i Cimbri ai Campi Raudii, presso Vercelli, nel 101 a.C.

La riforma dell’esercito di Mario e conseguenze

I successi militari di Mario furono dovuti in gran parte alla sua riforma dell’esercito che prevedeva:

  • l’arruolamento volontario aperto anche ai proletari e agli italici;
  • l’equipaggiamento dei soldati a spese dello Stato;
  • il pagamento di uno stipendio ai soldati;
  • l’assegnazione ai veterani di una parte delle terre conquistate.

Si formò un esercito di professionisti, in sostanza di mercenari, più legati ai loro comandanti che alla repubblica. Questo legame tra i soldati e i loro comandanti diede a questi ultimi un grande potere personale che spesso venne usato per imporre con la forza le proprie decisioni alle istituzioni romane.

Il ritiro di Mario dalla vita politica

Nell’anno 100 a.C. il tribuno della plebe Lucio Apuleio Saturnino, affiancato dal pretore Gaio Servilio Glaucia, fece approvare una legge che assegnava ai veterani dell’esercito di Mario alcune terre della Gallia Cisalpina. Il provvedimento suscitò l’ostilità del Senato e sollevò grandi disordini, che Mario, in qualità di console, fu costretto a reprimere, andando contro agli interessi dei suoi stessi soldati. Perse così l’appoggio dei ceti popolari. Perciò nel 98 a.C. Mario lasciò la vita politica e si ritirò in Asia.

Il ritorno di Gaio Mario, lo scontro con Silla e la morte

Nell’88 a.C. venne eletto console Lucio Cornelio Silla (138-78 a.C.), un nobile di famiglia patrizia che si era distinto come generale al fianco di Gaio Mario. Il Senato gli accordò il comando della guerra contro Mitridate, re del Ponto, che aveva invaso le province romane d’Asia e di Acaia (la Grecia). I popolari però si ribellarono e imposero che il comando fosse affidato a Mario.

Silla, che aveva già reclutato un potente esercito presso Capua, non esitò a marciare su Roma: la conquistò come fosse una città nemica. Nell’87 a.C. anche Mario marciò a sua volta su Roma, scatenando una feroce vendetta.

Muore il 13 gennaio dell’86 a.C., mentre è console per la settima volta, nel pieno dello scontro con Silla, difensore delle prerogative del Senato, lasciando i popolari senza una guida autorevole.

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