guerra giugurtina
Giugurta davanti al console Gaio Mario

La guerra giugurtina è la guerra condotta dai Romani contro Giugurta, re di Numidia. La guerra è raccontata da Sallustio nel Bellum Iugurthinum composta e pubblicata intorno al 40 a.C., dopo il De Catilinae coniuratione.

Giugurta e Gaio Mario

La guerra giugurtina si svolge dal 111 a.C. al 105 a.C. nella regione del Nordafrica, corrispondente all’attuale Algeria. Qui il re Micipsa, padre di Adèrbale e Ièmpsale, adotta il nipote Giugurta, giovane intelligente e ambizioso.

Giugurta, alla morte di Micipsa (118 a.C.), fa uccidere Ièmpsale e dichiara guerra a Adèrbale. Questi chiede aiuto a Roma, dal momento che la Numidia è da tempo un regno tributario della repubblica.

Inizialmente il senato non vuole impegnarsi in modo diretto, ma quando Giugurta conquista la città di Cirta, dove si trova Adèrbale, e massacra i numerosi mercanti italici che vi risiedono, il senato è costretto a cambiare atteggiamento.

Per difendere il proprio prestigio, Roma interviene militarmente; la guerra giugurtina tuttavia si trascina per diversi anni, poiché Giugurta corrompe senatori e comandanti romani appartenenti alla nobilitas.

Dopo violente proteste dei popolari, il senato si decide ad affidare il comando della guerra giugurtina a Gaio Mario, eletto console nel 107 a.C.

La cattura di Giugurta e la fine della guerra giugurtina

La campagna di Mario nella guerra giugurtina si protrae dal 107 al 105 a.C. e si conclude con una completa vittoria. Giugurta è infatti catturato in un’imboscata tesagli dal questore romano Lucio Cornelio Silla con la complicità di Bocco, re della Mauritania, suocero di Giugurta e suo alleato, accordatosi con Roma per una pace separata.

Giugurta è dunque consegnato a Gaio Mario e condotto a Roma: sfila in catene nel trionfo di Gaio Mario per essere ucciso subito dopo in carcere, come un criminale comune.

La vittoria di Gaio Mario nella guerra giugurtina è particolarmente importante dal punto di vista storico sia perché mostra la crisi dello stato romano e, in particolare, della repubblica aristocratica, sia perché i successi di Mario consentono a lui e successivamente agli homines novi di avere accesso alle più alte cariche pubbliche dello Stato, fino ad allora riservate ai membri della nobilitas. Si afferma così un nuovo concetto di nobiltà, basata non più sull’eredità di sangue, ma sui meriti e il valore personale, ovvero sulla virtus individuale.