Salvador Dalì, La persistenza della memoria (Orologi molli)
Salvador Dalì, La persistenza della memoria (Orologi molli), 1931, olio su tela, 24,1 x 33 cm, New York, Metropolitan Museum of Modern Art

Salvador Dalì – La persistenza della memoria. Sintesi biografica dell’autore e descrizione dettagliata dell’opera

Salvador Dalì nacque a Figueras, in Catalogna, nel sud della Spagna, l’11 maggio 1904. Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Madrid da cui fu espulso per comportamenti scorretti. Trasferitosi a Parigi nel 1928, conobbe Pablo Picasso, Mirò, Breton ed Eluard. Nel 1929 si unì al Surrealismo di cui condivise le tematiche: forme irreali, visioni misteriose, simboli.
Nel 1939, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, si trasferì negli Stati Uniti. Rientrato in Spagna dopo la fine del conflitto, si stabilì a Port Lligat in Catalogna, dove costruì una singolare casa di artista, a metà tra atelier e museo.
Salvador Dalì morì il 23 gennaio 1989, all’età di 85 anni.

Nel 1931 Salvador Dalì realizzò una delle sue opere più celebri La persistenza della memoria.

La persistenza della memoria, descrizione – Sullo sfondo di un aspro paesaggio marittimo (la Baia di Cadaqués, in Catalogna, uno dei luoghi favoriti dall’artista) compaiono in primo piano quattro orologi da taschino. Ciascuno ha un proprio supporto: il ramo secco di un albero, la superficie di uno strano essere (forse un animale marino, o piuttosto il profilo del volto di Dalì). Intorno tutto è immobile, inanimato e silenzioso. La luce chiara e limpida del paesaggio sullo sfondo illumina la superficie del mare e i profili delle rocce.

La tecnica accurata e l’estremo realismo dei dettagli evidenziano l’assurdità dell’immagine e l’incongruenza degli oggettti raffigurati. Il risultato è una visione allucinata e distorta, simile a quella di un sogno un po’ inquietante.
Gli orologi vengono sottratti al loro uso quotidiano. Sembrano dei rifiuti in fase di decomposizione, che attirano mosche e formiche. Non vi è traccia di presenza umana.

Tre dei quattro orologi ricadono molli. Sono simili a fette di formaggio che l’artista racconta di aver mangiato a cena, poco prima di dipingere il quadro. Sono come i ricordi che si deformano col passare del tempo nella nostra memoria.