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Roma Repubblicana 509 – 31 a.C. Nascita, espansione, crisi

Per Roma repubblicana si intende il periodo della storia romana compreso tra il 509 a.C. (cacciata dell’ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo) e il 31 a.C. (sconfitta di Marco Antonio nella battaglia di Azio da parte di Ottaviano).

Roma repubblicana – la nascita e le istituzioni

Il periodo repubblicano inizia nel 509 a.C. con la cacciata dell’ultimo re etrusco, Tarquinio il Superbo. Da quel momento Roma è governata da due consoli, affiancati da altri magistrati (pretori, censori, edili, questori) e da un’assemblea – il Senato. Al Senato spettano le decisioni più importanti.

La vita pubblica è sotto il controllo delle famiglie aristocratiche, i patrizi. Anche i non nobili e i plebei, hanno il diritto di riunirsi in apposite assemblee (comizi tributi, comizi centuriati e concili della plebe, che eleggono i tribuni della plebe).

L’espansione territoriale e le guerre della Roma repubblicana

Una volta consolidato il nuovo sistema politico, Roma avvia un processo di espansione territoriale nel suolo italico. Conduce infatti una serie di vittoriose guerre contro le popolazioni confinanti degli Equi, dei Sabini e dei Volsci (490-430 a.C.) e contro Veio (405-396 a.C.) la potente città degli Etruschi.
Segue poi una lunga ed estenuante guerra conto i Sanniti (343-290 a.C.). Al termine di essa Roma si assicura il controllo dell’Italia centrale.

A questo punto i Romani volgono le loro mira espansionistiche in direzione dell’Italia meridionale. Si allarma allora la potente città magnogreca di Taranto, che chiama in suo soccorso Pirro, re dell’Epiro (regione oggi a cavallo tra Grecia e Albania). Malgrado alcune sconfitte iniziali, i Romani riescono a prevalere e costringono Pirro ad abbandonare l’Italia (280-275 a.C.). Con le Guerre pirriche e la capitolazione di Taranto, Roma afferma la sua supremazia anche nel Sud della Penisola.

Roma, assicuratasi il controllo dell’Italia centro-meridionale, porta a termine il suo progetto espansionistico. Sfida Cartagine, la più grande potenza marittima dell’epoca, per il controllo del Mediterraneo. Nel corso della Prima, della Seconda e della Terza guerra punica i Romani ridimensionano dapprima la sfera d’influenza cartaginese, impadronendosi di alcuni territori strategici (Sicilia, Sardegna, Corsica, Spagna); poi radono al suolo Cartagine e ne riducono in schiavitù la popolazione superstite.

Roma, nei periodi intermedi tra le guerre puniche, realizza altre importanti conquiste territoriali, grazie alle quali estende il suo controllo su tutto il bacino del Mediterraneo (le tre guerre macedoniche e la guerra contro la Siria del re Antioco III).

Roma Repubblicana – la crisi e le guerre civili

Economicamente le conquiste favoriscono i ceti ricchi, coinvolti nel commercio e nella finanza, e i latifondisti, che acquisiscono terre e schiavi a basso costo. Al contrario i piccoli proprietari terrieri, tornati dalle guerre, trovano i campi in stato di abbandono o gravemente danneggiati e sono costretti a trasferirsi in città, dove non trovano lavoro.

I fratelli Caio e Tiberio Gracco, alla guida del partito popolare, promuovono nuove leggi a favore degli agricoltori in rovina. La violenta opposizione da parte dei possidenti terrieri, che vedono a rischio i propri privilegi, porta all’assassinio di entrambi (rispettivamente nel 133 e nel 121 a.C.).

Si accende allora la lotta politica tra i popolari, eredi dei Gracchi, che trovano in Gaio Mario il principale rappresentante, e gli ottimati, che rappresentano il partito conservatore, guidati da Lucio Cornelio Silla.
La situazione è aggravata dalla rivolta degli alleati italici che, con la cosiddetta guerra sociale (91-88 a.C.), ottengono i diritti e i privilegi previsti dalla cittadinanza romana. Sono inoltre numerose le ribellioni degli schiavi, tra cui la più celebre è quella di Spartaco (repressa nel 71 a.C.).

Pompeo, Crasso e Cesare

Nonostante le difficoltà interne, Roma continua a estendere il proprio potere. Grazie alle imprese di Pompeo, infatti, il dominio di Roma si estende fino al fiume Eufrate: Ponto, Bitinia, Cappadocia, Armenia, Giudea sono conquistate e integrate nel sistema delle province (67-60 a.C.).

Al di là dell’Eufrate sorge il regno dei Parti. Trattasi del potente rivale con cui Roma si confronta da tempo per il controllo della Siria e della Mesopotamia, senza peraltro riuscire mai a prevalere. Il primo esercito romano a scontrarsi con i Parti è quello guidato da Crasso (53 a.C.).

Con le campagne galliche (58-50 a.C.), Cesare amplia i confini dell’impero in direzione dell’Europa settentrionale, sottomettendo la Gallia Transalpina e occupando la Britannia.

Dopo la morte di Crasso, scoppia la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Nel 48 a.C. Pompeo è sconfitto e ucciso. Cesare è nominato dittatore a vita e accentra nelle proprie mani tutto il potere.

Quando il 15 marzo 44 a.C., Cesare cade vittima di una congiura guidata da Bruto e Cassio, scoppiano nuove lotte per il potere, che vedono contrapposti Marco Antonio e Ottaviano. Ottaviano nel 31 a.C. vince la battaglia di Azio (a Sud di Corfù), costringendo Marco Antonio al suicidio, insieme a Cleopatra. La guerra tra Ottaviano e Marco Antonio è l’ultima guerra civile e segna la fine della Repubblica romana. Ottaviano, rimasto l’unico protagonista della scena politica, apre una nuova stagione della storia di Roma. Per un approfondimento leggi Impero romano 27 a.C. – 476 d.C. nascita, espansione, crisi, crollo.

 

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