Guerra sociale a Roma, 91-88 a.C.

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La guerra sociale nella Roma repubblicana, 91-88 a.C.

La guerra sociale nella Roma repubblicana, 91-88 a.C. Riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

Nel 91 a.C. il tribuno della plebe Marco Livio Druso propose una serie di riforme, tra cui la concessione della cittadinanza agli Italici, fino ad allora federati. Il Senato lo fece uccidere e gli Italici si ribellarono. Iniziava in tal modo la guerra sociale (91-88 a.C.), chiamata così dal termine socii, «alleati».

Nel 90 a.C. la rivolta dilagò in quasi tutta la penisola. Si ribellarono:

  • popolazioni del versante adriatico, come i Vestini, i Picenti, i Marrucini, i Frentani;
  • i Marsi e i Peligni, popolazioni dell’Appennino centrale;
  • popolazioni dell’Appennino meridionale, come i Sanniti, gli Irpini e i Lucani.

Gli Apuli e i Campani presero le armi contro Roma solo in un secondo momento. L’Umbria e l’Etruria si mantennero nel complesso fedeli, come l’Italia settentrionale e il Lazio.

La guerra sociale fu dura e crudele. I cittadini e le loro famiglie furono sistematicamente massacrati, mentre i rivoltosi invitavano le altre genti della penisola a ribellarsi contro Roma.

Ma alla fine Roma, anche grazie all’opera di Lucio Cornelio Silla, riuscì a piegare uno dopo l’altro i ribelli. Roma prevalse non soltanto per mezzo dell’impegno militare ma anche grazie a una politica di immediate e larghe concessioni.

Infatti, gia nel 90 a.C., nel pieno della guerra sociale, con la Lex Iulia de civitate Latinis et sociis danda, la cittadinanza romana fu concessa non solo a tutti gli alleati rimasti fedeli, ma anche ai ribelli che avessero cessato immediatamente le ostilità. Man mano che le varie comunità si arrendevano, ottenevano la cittadinanza.

Si arrivò così a un esito quasi paradossale: i Romani vinsero la guerra, ma i rivoltosi ottennero quanto avevano richiesto.

L’effettivo godimento dei diritti politici era però limitato dal fatto che i nuovi cittadini, iscritti solo in otto delle trentacinque tribù territoriali di Roma, votavano per ultimi nei comizi, quando i risultati erano già acquisiti.

 

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