La Prima Guerra Punica (264-241 a.C.) è la prima delle tre guerre puniche combattute tra l’antica Cartagine e Roma per il controllo del Mediterraneo. Scoppia nel 264 a.C. per il possesso della Sicilia ed è una guerra combattuta in mare. Dura circa venti anni e si conclude nel 241 a.C. con lo scontro presso le isole Egadi: Roma vince e la Sicilia diventa la prima provincia romana.
Perché scoppia la prima guerra punica?
La prima guerra punica ebbe inizio nel 264 a.C. L’occasione (casus belli) è data dal conflitto scoppiato sulle coste orientali della Sicilia tra Mamertini, colonie greche e Cartagine.
Nel 288 a.C. i Mamertini, un gruppo di mercenari campani, avevano occupato la città di Messina e iniziato a depredare altre città siciliane. Nel 269 a.C. Gerone, il tiranno di Siracusa, intervenne contro i Mamertini. I Mamertini chiesero aiuto ai Cartaginesi (detti anche Punici), che inviarono una flotta. Ma non appena i Siracusani si ritirarono, i Mamertini si ritrovarono a convivere con la opprimente presenza cartaginese. Avanzarono allora una nuova richiesta d’aiuto: questa volta a Roma, che l’accettò.
La Sicilia, ambita per le risorse agricole e minerarie, costituiva infatti per Roma la naturale prosecuzione della conquista dell’Italia peninsulare. Il Senato di Roma era perfettamente consapevole che un intervento a Messina avrebbe violato il trattato di amicizia stipulato con Cartagine nel 280 a.C. e sarebbe stato come una dichiarazione di guerra, ma la posta in gioco, il controllo di un’area vitale del Mediterraneo, fece propendere per l’intervento.
Come si svolge la prima guerra punica?
La prima fase: guerra sulla terra
La Prima Guerra Punica (i Romani chiamavano i Cartaginesi “Punici” derivato da phoenici in riferimento alle origini fenicie del popolo) iniziò nel 264 a.C.
Roma occupò Messina e i Cartaginesi si ritirarono dalla zona dello stretto; poi Siracusa, che si era alleata con Cartagine, venne costretta alla resa; seguirono le conquiste di Agrigento (262 a.C.) e la Sicilia occidentale cartaginese.
Si venne successivamente a creare una situazione di stallo, perché i Romani rimasero bloccati in assedi inconcludenti alle roccaforti cartaginesi – Palermo, Erice, Drepano (Trapani), Lilibeo (Marsala) – imprendibili a causa dei rifornimenti che esse ricevevano via mare dalla madrepatria. Divenne quindi chiaro che sarebbe stato impossibile cacciare i Cartaginesi dall’isola fino a quando essi avessero mantenuto il predominio sul mare.
La seconda fase: la guerra per mare
A questo punto Roma prese la decisione, rivoluzionaria e coraggiosa per un popolo di contadini-pastori, di affrontare Cartagine dove questa era più forte, sul mare. Allestì una potente flotta da guerra e dotò le proprie navi da guerra di un corvo. Il corvo era una sorta di passerella che permetteva ai legionari di agganciare le navi avversarie e di salirvi per affrontare i Cartaginesi combattendo corpo a corpo, come sulla terraferma.
Una flotta di 120 navi al comando del console Caio Duilio ottenne nel 260 a.C. un’importante vittoria nella battaglia di Milazzo, al largo della Sicilia. Nel 256 a.C. dopo un altro successo sul mare presso capo Ecnomo, sulla punta meridionale della Sicilia, un corpo di spedizione guidato dal console Attilio Regolo sbarcò sulle coste africane, presso Tunisi, ma venne annientato dai Cartaginesi. Anche Attilio Regolo fu catturato dai Cartaginesi e messo a morte.
La prima guerra punica si spostò nuovamente in Sicilia e continuò in modo lento e logorante, in un succedersi di scontri non risolutivi, che stavano devastando l’isola e decimavano l’esercito romano. Le casse dello Stato erano ormai vuote e per recuperare denaro fu imposta una tassa ai cittadini più abbienti, con la quale Roma riuscì ad allestire una flotta. Il 10 marzo del 241 a.C. il console Gaio Lutazio Catulo vinse la battaglia presso le isole Egadi.
Roma aveva ormai raggiunto il suo scopo ed era diventata una grande potenza marittima.
Le condizioni di pace inflitte ai Cartaginesi
I Cartaginesi dovettero accettare dure condizioni di pace:
- la restituzione di tutti i prigionieri;
- il pagamento di una pesante indennità di guerra;
- la rinuncia totale alla Sicilia.
A parte poche città, come Siracusa e Messina, che ottennero lo stato di alleate di Roma, la Sicilia divenne la prima provincia romana, cioè il primo territorio conquistato fuori della penisola italica e governato da un magistrato romano. I suoi abitanti erano considerati sudditi e dovevano versare a Roma pesanti contributi.
Gneo Nevio e la Prima Guerra Punica
La grande epopea delle guerre puniche offrì materiale suggestivo anche ai poeti. Gneo Nevio, che partecipò personalmente alla Prima Guerra Punica contro Cartagine, scrisse appunto una Guerra punica, il Bellum Poenicum (ne sono rimasti solo pochi frammenti). Esso rappresentò il primo poema «nazionale» dei Romani.
Virgilio, l’Eneide e la Prima Guerra Punica
Circa due secoli dopo, Virgilio nell’Eneide fece risalire l’origine della prima guerra punica a un grande amore tradito: quello tra la regina di Cartagine, Didone, ed Enea, capostipite dei Romani.

