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Annibale Barca, il nemico più grande di Roma

Annibale Barca, figlio del generale Amilcare Barca e fratello maggiore di Asdrubale, nacque a Cartagine nel 247 a.C.
Era ancora un bambino quando Cartagine venne sconfitta nella Prima guerra punica e crebbe – così raccontano le fonti antiche – educato all’odio implacabile verso Roma.

Chi era Annibale: l’ascesa militare, l’esilio e il suicidio

Quel che è certo è che nel 219 a.C. Annibale assediò e conquistò la città iberica di Sagunto, con la quale i Romani avevano stretto rapporti di amicizia, come azione certamente provocatoria.

Annibale in Italia

L’anno successivo, 218 a.C. (anno d’inizio della Seconda guerra punica), Annibale, sfuggito a un esercito romano inviato a bloccarlo in Gallia, raggiunse a tappe forzate le Alpi e le valicò, con circa 70 mila uomini e 37 elefanti.

La marcia fu massacrante e costò gravi perdite di uomini e animali (degli elefanti, che non resistettero alle basse temperature sulle montagne, sopravvisse soltanto Surus, il leggendario elefante di Annibale).

Giunto nella Pianura Padana, Annibale ottenne l’appoggio dei Galli e sconfisse gli eserciti romani in due battaglie, prima presso il Ticino, poi presso il Trebbia. Avanzò quindi verso sud e l’anno seguente inflisse ai Romani una terza, grave sconfitta, presso il lago Trasimeno (217 a.C.).

Per fronteggiare la gravissima situazione, a Roma venne eletto dittatore Quinto Fabio Massimo. Egli decise di evitare altre battaglie in campo aperto e di puntare invece su una tattica di logoramento del nemico, con azioni di guerriglia che ne disturbassero la marcia e i rifornimenti. Ma era un modo di combattere estraneo alla tradizione romana, che suscitò forti resistenze e valse al dittatore il soprannome spregiativo di Temporeggiatore.

Così, scaduto il semestre della dittatura, ripresero il sopravvento i sostenitori dello scontro aperto con Annibale.

Il 2 agosto del 216 a.C. l’esercito romano, al comando dei consoli Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo, subì una tremenda sconfitta a Canne (oggi chiamata Canne della Battaglia), in Puglia.

La Battaglia di Canne rappresentò una delle peggiori disfatte della storia di Roma, che perse 40 mila uomini tra caduti e prigionieri, tra cui lo stesso console Lucio Emilio Paolo, morto in battaglia.

Dopo Canne, l’esercito cartaginese, pur reduce da quattro vittorie, era però stanco e logorato, e non trovò tra gli italici un supporto sufficiente.

Annibale si era infatti presentato alle popolazioni e alle città italiche come liberatore dal dominio di Roma e numerose città italiche, tra cui Capua (la seconda città della penisola), passarono in effetti dalla sua parte; la maggior parte della federazione romana rimase però compatta e fedele a Roma.

Annibale Barca pose il suo quartier generale a Capua, in attesa di aiuti da Cartagine. Però la presenza romana in Spagna limitava le possibilità di fargli giungere forze via terra, mentre la flotta romana intercettava buona parte degli aiuti inviati da Cartagine. I Cartaginesi finirono quindi per trascorrere a Capua cinque anni, dal 216 al 211 a.C.

Intanto nel 212 a.C. Siracusa, che Annibale aveva tirato dalla propria parte, fu assediata e conquistata dai Romani; l’assedio della città rimase memorabile anche per le macchine belliche inventate a sua difesa dal grande matematico Archimede.

Anche re Filippo V di Macedonia si schierò con Annibale e dichiarò guerra a Roma, mentre Roma strinse alleanze con i nemici della Macedonia in Grecia e nel Mediterraneo orientale. Dunque, sia nella penisola sia fuori dalla penisola, la strategia di Annibale Barca di allargare il fronte dei nemici di Roma non ottenne i risultati sperati.

La sconfitta di Annibale

Nel 211 a.C. Capua venne rasa al suolo dai Romani e Annibale fu costretto a ritirarsi più a sud. L’anno seguente venne affidato al giovane Publio Cornelio Scipione il comando dell’esercito di Spagna: nel 206 a.C. Scipione espulse completamente i Cartaginesi dalla regione.
L’anno prima, un contingente punico, inviato a sostegno di Annibale e guidato da suo fratello Asdrubale, era stato annientato nella battaglia del Metauro (207 a.C.); Asdrubale stesso perse la vita nella battaglia e la testa fu fatta rotolare davanti al campo di Annibale.

Rientrato in Italia, Scipione convinse il senato a portare la guerra in Africa; nel 203 a.C. sbarcò non lontano da Cartagine e, con l’appoggio di Massinissa, re della Numidia (più o meno nell’odierna Algeria) ottenne una serie di vittorie che costrinsero i Cartaginesi a richiamare Annibale in patria, come Scipione aveva previsto e voleva. La vittoria definitiva su Annibale ebbe luogo il 18 ottobre del 202 a.C. nella battaglia di Zama, nell’entroterra tunisino.

La morte di Annibale

Sfuggito ai Romani a Zama, Annibale ricomparve a Cartagine per qualche anno, poi nel 195 a.C. si recò in Siria presso il re Antioco III, in guerra contro Roma. Dopo la sconfitta di Antioco III, verso il 190 a.C., inseguito dai Romani, passò alla corte del re Prusia I, in Bitinia, che però lo tradì: per non cadere nelle mani dei Romani, Annibale si suicidò con il veleno; era il 183 a.C.

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