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Annibale – il generale cartaginese nemico di Roma

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Annibale è considerato uno dei più grandi condottieri dell’antichità, figlio del generale Amilcare Barca, colui che aveva guidato i Cartaginesi nell’ultima fase della prima guerra punica.

Chi era Annibale, il più temibile nemico mai affrontato dai Romani

Annibale, nato a Cartagine nel 247 a.C., era ancora un bambino quando la città venne sconfitta nella Prima guerra punica (264-241 a.C.) e crebbe – così raccontano le fonti antiche – educato all’odio implacabile verso Roma. Nel 221 a.C., a soli 26 anni, venne acclamato dai soldati e dal popolo cartaginese comandante in capo dell’esercito di Cartagine e due anni dopo, nel 219 a.C. decise di porre l’assedio alla città iberica di Sagunto, città alleata dei Romani, dando così il via, di fatto, alla seconda guerra punica (218-202 a.C.).

Annibale in Italia – la seconda guerra punica

L’anno successivo, 218 a.C. (anno d’inizio della Seconda guerra punica), Annibale, sfuggito a un esercito romano inviato a bloccarlo in Gallia, raggiunse a tappe forzate le Alpi e le valicò, con circa 70 mila uomini e 37 elefanti. La marcia fu massacrante e costò gravi perdite di uomini e animali (degli elefanti, che non resistettero alle basse temperature sulle montagne, sopravvisse soltanto Surus, il leggendario elefante di Annibale).

Giunto nella Pianura Padana, Annibale ottenne l’appoggio dei Galli, insofferenti alla dominazione romana, e sconfisse gli eserciti romani in tre grandi battaglie, prima presso il Ticino, poi presso il Trebbia, infine l’anno seguente inflisse ai Romani una terza grave sconfitta, presso il lago Trasimeno (217 a.C.).

La strategia di logoramento di Quinto Fabio Massimo contro Annibale

Per fronteggiare la gravissima situazione, a Roma venne eletto dittatore Quinto Fabio Massimo. Egli decise di evitare altre battaglie in campo aperto e di puntare invece su una tattica di logoramento del nemico, con azioni di guerriglia che ne disturbassero la marcia e i rifornimenti, per indebolirlo gradualmente e logorare le sue risorse e il morale. Ma era un modo di combattere estraneo alla tradizione romana, che suscitò forti resistenze e valse al dittatore il soprannome spregiativo di Temporeggiatore. Così, scaduto il semestre della dittatura, ripresero il sopravvento i sostenitori dello scontro aperto con Annibale.

Annibale sconfigge i Romani a Canne

Il 2 agosto del 216 a.C. l’esercito romano, al comando dei consoli Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo, subì una tremenda sconfitta a Canne (oggi chiamata Canne della Battaglia), in Puglia. Annibale approfittò di un errore tattico: quando la fanteria nemica avanzava compatta, faceva indietreggiare il suo esercito, per poi circondarne i fianchi con una manovra a tenaglia. La Battaglia di Canne rappresentò una delle peggiori disfatte della storia di Roma, che perse 40 mila uomini tra caduti e prigionieri, tra cui lo stesso console Lucio Emilio Paolo, morto in battaglia.

Annibale dopo la battaglia di Canne

Dopo Canne, l’esercito cartaginese, pur reduce da quattro vittorie, era stanco e logorato, e, invece di un attacco diretto a Roma, Annibale preferì dirigersi nel sud Italia, nell’attesa che le popolazioni italiche, alle quali il generale cartaginese si era presentato come il “liberatore dal dominio di Roma”, passassero dalla sua parte. Solo Capua (la città più importante della penisola dopo Roma) passò in effetti dalla sua parte.

Annibale pose quindi il suo quartier generale a Capua, in attesa di aiuti da Cartagine. Però la presenza romana in Spagna limitava le possibilità di fargli giungere forze via terra, mentre la flotta romana intercettava buona parte degli aiuti inviati da Cartagine. I Cartaginesi finirono quindi per trascorrere a Capua cinque anni, dal 216 al 211 a.C.

I fronti di combattimento si moltiplicano

Intanto nel 212 a.C. Siracusa, che Annibale aveva tirato dalla propria parte, fu assediata e conquistata dai Romani; l’assedio della città rimase memorabile anche per le macchine belliche inventate a sua difesa dal grande matematico Archimede.

Anche re Filippo V di Macedonia si schierò con Annibale e dichiarò guerra a Roma, mentre Roma strinse alleanze con i nemici della Macedonia in Grecia e nel Mediterraneo orientale. Dunque, sia nella penisola sia fuori dalla penisola, la strategia di Annibale Barca di allargare il fronte dei nemici di Roma non ottenne i risultati sperati.

La sconfitta di Annibale

Nel 211 a.C. Capua venne rasa al suolo dai Romani e Annibale fu costretto a ritirarsi più a sud. L’anno seguente venne affidato al giovane Publio Cornelio Scipione il comando dell’esercito di Spagna: nel 206 a.C. Scipione espulse completamente i Cartaginesi dalla regione.

La battaglia di Zama – l’ultimo scontro tra Annibale e Scipione

Rientrato in Italia, Publio Cornelio Scipione convinse il Senato a portare la guerra in Africa. Nel 203 a.C. il generale Scipione sbarcò non lontano da Cartagine e, con l’appoggio di Massinissa, re della Numidia (più o meno nell’odierna Algeria) ottenne una serie di vittorie che costrinsero i Cartaginesi a richiamare Annibale in patria, come Scipione aveva previsto e voleva. La vittoria definitiva su Annibale ebbe luogo il 19 ottobre del 202 a.C. nella battaglia di Zama, nell’entroterra tunisino.

La morte di Annibale

Sfuggito ai Romani a Zama, Annibale ricomparve a Cartagine per qualche anno, poi nel 195 a.C. si recò in Siria presso il re Antioco III, in guerra contro Roma. Dopo la sconfitta di Antioco III, verso il 190 a.C., inseguito dai Romani, passò alla corte del re Prusia I, in Bitinia, che però lo tradì, e allora per non cadere nelle mani dei Romani, Annibale si suicidò con il veleno: era il 183 a.C.

Cartagine fu rasa al suolo dai Romani nella terza guerra punica (149-146 a.C.).

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