Italia nella seconda guerra mondiale
Mussolini al balcone di Piazza Venezia

L’Italia nella Seconda Guerra Mondiale – Allo scoppio della Seconda guerra mondiale (1939), l’Italia aveva dichiarato la “non belligeranza”, giustificandosi con la propria impreparazione militare. L’anno dopo, tuttavia, il crollo di ben sei nazioni, alle quali stava per aggiungersi la Francia, diedero a Mussolini e alla popolazione la certezza di una “guerra lampo”.  Così il 10 giugno 1940 Mussolini annunciò, a una folla entusiasta radunata a Piazza Venezia e a tutta la popolazione che lo ascoltava attraverso la radio, che era giunta l'”ora fatale”: l’Italia entrava in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. (Guarda il video del discorso di Mussolini sull’entrata in guerra dell’Italia clicca qui)

Mussolini dichiarò che quella dell’Italia sarebbe stata una “guerra parallela”, cioè decisa autonomamente a Roma e combattuta su Fronti diversi da quelli Tedeschi.

L’esercito scese in campo in condizioni tragiche: oltre agli armamenti scarsi e antiquati, al Fronte i soldati si ritrovarono continuamente privi di rifornimenti, dalla benzina alle scorte alimentari.

I Fronti che l’Italia nella Seconda guerra mondiale aprì furono tre e finirono tutti e tre in un disastro:

  • Il Fronte africano (giugno 1940 – novembre 1941): aveva come obiettivo la conquista del Canale di Suez. Inferiori per gli armamenti, gli Italiani furono ripetutamente battuti dagli Inglesi e persero le colonie di Etiopia, Eritrea e Somalia. Per salvare la colonia di Libia dovettero intervenire i Tedeschi al comando di Erwin Rommel, uno dei migliori generali di Hitler, che bloccò momentaneamente l’avanzata inglese.
  • Il Fronte del Mediterraneo (settembre 1940 – marzo 1941): impegnata nel Mediterraneo per assicurare i rifornimenti tra l’Italia e l’Africa, la Marina militare, sebbene di per sé validissima, fu condotta alla sconfitta dall’incompetenza dello Stato maggiore e dalla mancanza di coordinamento tra marina e aviazione che arrivò addirittura a causare il bombardamento di navi italiane da parte di aerei italiani.
  • Il Fronte greco (ottobre 1940 – aprile 1941): per riscattarsi, sebbene sconsigliato da Hitler, Mussolini tentò di invadere la Grecia ma di nuovo ne fu ricacciato e dovette subire l’aiuto dei Tedeschi, che invasero anche la Iugoslavia. Da allora le truppe italiane divennero subalterne a quelle tedesche dalle quali furono poi sempre costrette a prendere ordini.

Nel 1942 cominciò a diffondersi in Italia una profonda crisi di sfiducia. Non solo le truppe venivano battute su tutti i Fronti, ma stava accadendo un fatto imprevisto: gli Alleati avevano reso operativi nuovi bombardieri dotati di grande autonomia e in grado di raggiungere senza scalo le città italiane e colpirle con massicci bombardamenti. Ovunque, inoltre, si cominciavano ad avvertire le prime restrizioni sull’acquisto di generi alimentari.

Nel marzo del 1943 – quando oramai era nota anche la disfatta italo-tedesca in Russia – gli operai scesero in sciopero prima a Torino, poi in molte altre città del Nord. Gli industriali cominciarono a temere lo scoppio di una rivoluzione e diedero inizio a trattative segrete con i consiglieri del re, i capi militari e alcuni dirigenti fascisti perché, con un colpo di Stato, allontanassero Mussolini, abbandonassero l’alleanza con la Germania e salvassero l’Italia dalla catastrofe.

Ai primi di luglio del 1943, la situazione precipitò perché le truppe alleate sbarcarono in Sicilia e occuparono rapidamente l’isola. Il re Vittorio Emanuele III, che fino ad allora aveva resistito alle pressioni dei fautori del colpo di Stato, decise di abbandonare il duce e prese accordi con i membri del Gran Consiglio del Fascismo i quali, il 25 luglio, chiesero le dimissioni di Mussolini. Il giorno dopo il re lo fece arrestare, lo esiliò sul Gran Sasso e affidò l’incarico di formare un nuovo governo al maresciallo Pietro Badoglio, determinando la caduta del Fascismo.

Badoglio negoziò l’armistizio con gli Alleati, ma in gran segreto, tenendone all’oscuro sia gli alleati Tedeschi sia i vertici militari. Senza alcun preavviso, lo annunciò per radio alla popolazione l’8 settembre 1943 con frasi tragicamente ambigue che non lasciavano capire se si doveva restare a fianco dei Tedeschi o schierarsi con gli Alleati.

All’alba del giorno dopo avvenne la fuga di Badoglio e del re i quali, certi di essere arrestati dai Tedeschi, abbandonarono in gran segreto la capitale insieme al figlio di Vittorio Emanuele III, Umberto, e si recarono a Brindisi dove si posero sotto la protezione degli Anglo-Americani lasciando l’esercito senza ordini.
I problemi si fecero subito gravissimi perché gli Anglo-Americani, dopo aver risalito l’Italia meridionale, restarono bloccati a Cassino e mezza Italia si trovò sotto i nazisti. A Roma, a Porta San Paolo, soldati e civili che tentarono di bloccare l’entrata delle SS, morirono in 400.

Il 12 settembre 1943 Hitler fece liberare Mussolini prigioniero sul Gran Sasso; poi lo convinse a riprendere la lotta per contrastare l’avanzata anglo-americana. Nel 1943 l’Italia fu quindi divisa in due:

  • il Centro-Nord, occupato dai Tedeschi, divenne Repubblica Sociale Italiana, chiamata anche Repubblica di Salò, sotto la presidenza di Mussolini (per un approfondimento leggi 1943, Mussolini fonda la Repubblica di Salò clicca qui);
  • il Meridione, occupato dagli Anglo-Americani, ospitò il Regno del Sud formalmente affidato a Vittorio Emanuele III, ma sottoposto al rigido controllo dei comandi alleati.

Anche in Italia, come era già avvenuto in altri Paesi europei, nacquero dei movimenti di Resistenza. Nel nostro Paese, negli anni 1943-1945, la Resistenza partigiana ebbe un ruolo fondamentale nella lotta contro il fascismo e il nazismo. La lotta partigiana era coordinata da un Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). La Resistenza assunse ben presto i tratti di una vera e propria guerra civile che vide italiani massacrare altri italiani. La Resistenza ebbe però un ruolo importante nella liberazione dell’Italia: era il 25 aprile 1945, festeggiato ancora oggi come il giorno della Liberazione. Dopo pochi giorni di combattimenti, le truppe tedesche si arresero. Mussolini tentò di fuggire in Svizzera, ma fu catturato e fucilato dai partigiani il 28 aprile.

La Resistenza costò il martirio di interi paesi, la cui popolazione fu massacrata dai nazisti per rappresaglia. Tra gli episodi più tragici, vi furono gli eccidi delle Fosse Ardeatine a Roma, di Sant’Anna di Stazzema, vicino a Lucca, e di Marzabotto, sull’Appennino bolognese.

Nel maggio 1945, a guerra finita, si consumò un’ennesima tragedia italiana. Tito, il capo dei partigiani slavi, voleva impadronirsi dell’Istria, approfittando della stima di cui godeva presso gli Alleati per aver combattuto contro l’occupazione nazista. Piombò su Trieste e riuscì a occuparla per 43 giorni prima che gli Alleati lo costringessero a evacuarla. In queste terribili settimane si scatenò la vendetta dei “titini” sia per la politica di repressione delle minoranze slave operata in Istria dal fascismo sia per i crimini commessi dalle truppe italo-tedesche negli anni della guerra: deportazioni e internamento di Iugoslavi nei lager, rappressaglie, fucilazioni, incendi di interi villaggi.
Appoggiati da gruppi comunisti locali, essi sterminaono una massa di gente accusata di complicità col fascismo e collaborazionismo con i Tedeschi. Quelli furono i giorni delle foibe. Alla tragedia delle vittime delle foibe si aggiungeva intanto il dramma di 350 000 esuli istriani, giuliani e dalmati, che fuggivano dalle loro terre di fronte all’avanzata delle truppe di Tito (per un approfondimento leggi Il Giorno del Ricordo – le foibe – l’esodo clicca qui).