Eccidio delle Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944

L’eccidio delle Fosse Ardeatine ebbe luogo il 24 marzo 1944, durante la Seconda guerra mondiale. Quel giorno, le truppe di occupazione tedesche trucidarono 335 italiani presso la cava di tufo situata tra le catacombe di Domitilla e di San Callisto sulla via Ardeatina, a Roma.

L’eccidio delle Fosse Ardeatine fu la risposta dei tedeschi all’attentato di via Rosella compiuto il giorno prima dalla Resistenza, in cui erano rimasti uccisi 33 soldati tedeschi.

L’ordine fu eseguito dal colonnello Kappler, capo dei servizi di polizia di Roma, su incarico del generale Maelzer, comandante del territorio di Roma, e per disposizione del quartier generale di Hitler.

Le vittime furono scelte tra detenuti politici e comuni di Regina Coeli e del carcere di via Tasso. Fu il generale E. von Mackensen, comandante la 14ª armata, a fissare la proporzione di 1 a 10, che in un primo tempo Hitler avrebbe voluto anche maggiore.

I 5 uomini in più trucidati erano stati inseriti nella lista per sbaglio di calcolo, ma ugualmente uccisi perché, come riferito in seguito dal maggiore delle SS Karl Hass (uccise personalmente due persone per «dare l’esempio» ai sottoposti) “avevano visto tutto”.

Fra le vittime numerosi ebrei, un sacerdote e persino un ragazzo quattordicenne.