Pietro Badoglio: chi è stato, cosa ha fatto

Pietro Badoglio nacque a Grazzano Monferrato (ora Grazzano Badoglio) il 28 settembre 1871.

Dopo la carriera militare in Eritrea (1896-1897) e in Libia (Zanzur, 1912) fu, all’inizio della Prima guerra mondiale, tenente colonnello addetto al comando della 2ª armata. Poi, in qualità di capo di Stato Maggiore del VI corpo d’armata, diresse personalmente l’attacco e la conquista del monte Sabotino, sul Carso (maggio 1916), ricevendo la promozione a generale per merito di guerra.

Divenne quindi uno dei più stretti collaboratori di Armando Diaz come sottocapo di Stato Maggiore dell’esercito, carica a cui era stato chiamato dopo la disfatta di Caporetto, che pur aveva direttamente coinvolto proprio il XXVII corpo d’armata da lui comandato.

Nonostante le critiche di cui fu oggetto per tale ragione, allora e poi, continuò a occupare posti di grande responsabilità:

  • negoziò l’armistizio di Villa Giusti (1918);
  • fu commissario straordinario nella Venezia Giulia all’epoca della crisi di Fiume;
  • capo di Stato Maggiore dell’esercito (1919-1921);
  • senatore dal 1919;
  • ambasciatore in Brasile (1924-1925);
  • capo di Stato Maggiore generale (1925);
  • maresciallo d’Italia (1926);
  • governatore della Libia dal 1928 al 1933.

Il 15 novembre 1935 Pietro Badoglio assunse il comando supremo delle forze impegnate nella guerra d’Etiopia, sostituendo Emilio De Bono. Condusse rapidamente a termine la campagna fino all’entrata delle truppe italiane in Addis Abeba (maggio 1936). Nominato viceré d’Etiopia e duca di Addis Abeba, ritornò in Italia come un trionfatore.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale Badoglio fu contrario all’entrata in guerra, ma ciononostante mantenne le funzioni di capo di Stato Maggiore generale, negoziando l’armistizio con la Francia.

Ostile alla campagna di Grecia, dopo i primi insuccessi fu sostituito dal generale Ugo Cavallero (dicembre 1940).

Il 25 luglio 1943 il re Vittorio Emanuele III lo chiamò a formare il ministero dopo l’arresto di Mussolini. Nei 45 giorni di governo fino all’8 settembre, Pietro Badoglio mantenne un contegno ambiguo tenendo a bada i tedeschi e negoziando al tempo stesso con gli Alleati un armistizio poi firmato a Cassibile (3 settembre) e da lui reso noto il pomeriggio dell’8 settembre 1943, su pressione del generale Eisenhower.

Il giorno dopo, Pietro Badoglio e il re partirono per Brindisi, emanando ordini confusi e contraddittori di fronte all’inevitabile reazione tedesca, mentre l’Italia cadeva nel caos.

Il 13 ottobre 1943, Badoglio dichiarò guerra alla Germania. Ostacolato dai rappresentanti dei partiti antifascisti in quanto esponente della vecchia classe politica e militare, riuscì con vari rimaneggiamenti a far durare il proprio ministero tecnico fino al 22 aprile 1944, quando poté costituire un gabinetto con più larghe basi, anche per l’appoggio concessogli dal leader comunista Palmiro Togliatti. Nel giugno 1944 fu sostituito da Ivanoe Bonomi, capo del CLN e si ritirò a vita privata.

Pietro Badoglio morì a Grazzano Monferrato (ora Grazzano Badoglio) il 1° novembre 1956.