La caduta del fascismo
Da sinistra a destra: Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini, Pietro Badoglio

25 Luglio 1943: la caduta del fascismo – Ai primi di luglio del 1943 la situazione in Italia precipita: le truppe alleate sbarcano in Sicilia, occupando rapidamente l’isola.

Lo sbarco anglo-americano rappresenta il colpo di grazia per il regime fascista che, screditato da un incredibile serie di insuccessi militari, vedeva già da tempo moltiplicarsi al suo interno i segni di malcontento e di crisi.

C’è poi un diffuso disagio popolare che sfocia in proteste popolari (un sintomo allarmante era venuto, nel marzo 1943, dai grandi scioperi operai che, partendo da Torino, avevano interessato tutti i maggiori centri industriali del Nord).

Gli uomini del regime al vertice nelle istituzioni e nel partito ora pensano unicamente a come salvare il salvabile.

Il re Vittorio Emanuele III decide di abbandonare il duce e prende accordi con i membri del Gran Consiglio del Fascismo, i quali il 25 luglio chiedono le dimissioni di Mussolini: 19 i voti a favore della mozione, 7 i contrari, 1 astenuto.

Il giorno dopo, il re fa arrestare Mussolini (prima internato nell’isola di Ponza, poi relegato sul Gran Sasso) e affida l’incarico di formare un nuovo governo al maresciallo Pietro Badoglio, determinando così la caduta del fascismo.

La popolazione accoglie la notizia dilagando per le strade al grido:«Viva il re, Viva Badoglio». La gente è entusiasta perché convinta che la caduta di Mussolini segni anche la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Scoppiano disordini che inducono il maresciallo Pietro Badoglio a emanare un provvedimento con il quale l’autorità militare è investita di pieni poteri relativamente all’ordine pubblico; viene istituito il coprifuoco, vietate le pubbliche riunioni e limitati i giornali ad una sola edizione quotidiana.

Il governo Badoglio, inoltre, proclama che nulla sarebbe cambiato nell’impegno bellico italiano. Ma intanto allaccia trattative segretissime con gli alleati per giungere a una pace separata. Firmato il 3 settembre a Cassibile, in Sicilia, l’armistizio viene reso noto solo l’8 settembre. L’annuncio dell’armistizio, comunicato da Badoglio con un messaggio radiofonico, getta l’Italia nel caos più completo.