le georgiche di virgilio

Le Georgiche di Virgilio, contenuto dell’opera e spiegazione. Riassunto di Letteratura latina.

Le Georgiche è un poema di Virgilio di 2188 esametri. La materia è divisa in quattro libri. Fu composto dal 37 al 29 a. C., anno in cui Virgilio lo lesse a Ottaviano, quando questi, reduce dalle ultime guerre in Oriente dopo la grande battaglia di Azio e la definitiva sconfitta di Antonio e Cleopatra, si fermò presso Napoli.

Le Georgiche furono concepite su pressante invito di Mecenate (nel terzo libro lo stesso Virgilio accenna agli haud mollia iussa, cioè alle forti insistenze del suo protettore) e a questi dedicate.

Le Georgiche sono la celebrazione delle attività agresti ed esaltano i valori umani, morali e religiosi legati alla laboriosa vita dei campi: una celebrazione molto partecipata e sentita, ma anche perfettamente funzionale alla politica di Ottaviano Augusto di esaltazione e ricostituzione della classe dei piccoli proprietari fondiari legata ai valori tradizionali del mos maiorum.

Terminata l’opera, Virgilio dovette cambiare il finale, che era dedicato a Cornelio Gallo, e sostituirlo con la favola di Aristeo intrecciata alla storia di amore e di morte di Orfeo ed Euridice. Nel frattempo, infatti, Gallo, importante poeta elegiaco e potente amico di Ottaviano, era caduto in disgrazia presso il princeps e s’era tolto la vita.

Contenuto e spiegazione delle Georgiche

Nel primo libro il poeta affronta il tema della coltivazione dei campi, della natura del terreno e della semina, dei sacrifci richiesti all’uomo nell’età del ferro, delle diverse stagioni e delle relative possibili coltivazioni. Il libro primo si chiude con una trattazione sui pronostici meteorologici, seguita da una digressione sui presagi delle guerre civili e sui prodigi seguiti alla morte di Cesare; invocazione conclusiva a Ottaviano: egli è un «dio utile», che non se ne sta sull’Olimpo ma pacifica le città e restaura l’agricoltura (Virgilio sorvola ovviamente sul fatto che lo stesso Ottaviano è stato artefice e corresponsabile di quelle sanguinose guerre civili che ora è chiamato a placare).

Il secondo libro è dedicato alla coltivazione delle piante e delle viti, all’esaltazione del suolo italico, alla cura delle piante.
Nella parte centrale si colloca una lunga lode dedicata all’Italia. L’«elogio dell’Italia» è un altro fra i passaggi ideologicamente più significativi delle Georgiche. Da un lato l’Italia è intimamente connessa a Roma, con la quale si identifica, dall’altro la condizione del mondo agro-pastorale in Italia è rappresentata come molto simile a quella dell’età dell’oro (la terra è generosa e produce tutto quasi spontaneamente). La parità fra l’Italia e Roma è motivo essenziale del programma e della propaganda di Ottaviano: questi punta all’allargamento della classe dirigente dell’Impero di Roma, svuotando le prerogative della ristretta nobilitas senatoria, ma associando al dominio l’area geo-politica più affine storicamente all’antica Roma: il che rappresenta una mediazione accettabile, destinata a piegare la resistenza delle forze più tradizionaliste.
Il secondo libro si chiude con una digressione in cui si celebra la serena vita campestre  lontana dai rumori, dal caos vizioso della città e dagli strazi della guerra civile.

Nel terzo libro, che si apre con un proemio in cui viene esposto il progetto di un futuro poema epico in onore di Ottaviano, il poeta canta la vita degli animali, le loro abitudini e i loro amori, le loro malattie e le loro morti.
Il terzo libro si chiude con una digressione sulla peste del bestiame nel Norico (una regione corrispondente a parte dell’odierna Austria e della Baviera, che toccava anche il Friuli). È una vera e propria tragedia nella quale i protagonisti sono gli animali (vitelli, cani, maiali, cavalli) colpiti da una terribile epidemia. Ma si tratta di una tragedia da intendersi come metafora di un’altra tragedia, quella che vede coinvolta tutta l’umanità che si dibatte nella sua vita tra dolori e angosce. Il mondo animale, quindi, come metafora del mondo umano. Tanto più che gli animali sofferenti presentano una sensibilità molto vicina a quella degli uomini.

Il quarto libro è diviso in due parti. La prima parte è dedicata all’allevamento delle api, la seconda parte è legata alla favola di Aristeo intrecciata alla storia di amore e di morte di Orfeo ed Euridice. Il quarto libro si conclude con una aperta celebrazione di Augusto.

Nel quarto libro lo sciame delle api è presentato come modello di una perfetta società egualitaria, fondata sulla comunione dei beni e su una equilibrata divisione dei compiti, nell’ambito della quale ciascun individuo compie il suo dovere al servizio della comunità: fra le api il lavoro è perfettamente armonizzato con la natura, e le leggi sociali sono il concretizzarsi di quelle naturali.