panatenee
La nascita di Atena in una pittura vascolare del 570 a.C. Parigi, Museo del Louvre

Le Panatenee era la festa religiosa più importante dell’antica Atene; si svolgevano tra luglio e agosto. Secondo la tradizione erano state istituite da Erettonio, mitico re di Atene, o da Teseo, in onore della dea Atena, protettrice della città.

Le Panatenee coinvolgevano ogni anno l’intera cittadinanza e, ogni quattro anni, anche una grande folla di competitori e visitatori (Grandi Panatenee).

In occasione delle Grandi Panatenee venivano infatti disputate competizioni sportive simili a quelle che si celebravano ai giochi olimpici: corsa, lotta, pugilato, pancrazio e corsa dei carri. Ai vincitori venivano assegnati premi: oggetti d’oro, scudi e l’olio degli olivi sacri alla dea. Ma il momento culminante delle Grandi Panatenee (ossia delle Panatenee quadriennali) era la grande e solenne processione che raggiungeva l’acropoli salendo sino al tempio di Atena.

Lo scopo della processione era quello di portare ad Atena un nuovo peplo. Il peplo era di lana gialla ricamato, utilizzando fili d’oro, nel corso dei quattro anni, dalle fanciulle di famiglia aristocratica, di età compresa tra i sette e gli undici anni. Con tale peplo veniva rivestita la statua lignea di Atena, che la tradizione diceva essere caduta dal cielo e che veniva conservata nell’Erittteo, il più piccolo tempio del Partenone, una specie di cappella votiva.

Il peplo veniva portato sull’acropoli da un carro che aveva la forma di un naviglio, sul cui albero veniva issato il peplo come una vela. Il carro era seguito da un lungo corteo, con gli animali da sacrificare, i portatori di offerte, i suonatori (la musica era un elemento fondamentale nei riti e nelle feste della religione greca), i sacerdoti, e alla fine il popolo dei fedeli. La processione sfilava per ore e ore attraverso le vie della città, per giungere, alla fine, al tempio di Pallade Atena, il Partenone, con la statua colossale, alta 12 metri, scolpita da Fidia.

Si celebrava poi “il sacrificio dei cento buoi” e la carne degli animali uccisi veniva consumata durante un fastoso banchetto tenuto al termine delle feste.

Le Panatenee erano tra le poche feste di Atene cui potevano partecipare anche le donne (per un approfondimento leggi La donna ateniese, non sempre madre e moglie clicca qui).