La nascita di Atena in una pittura vascolare del 570 a.C. circa. Parigi, Louvre.

Atena per i Greci, Minerva per i Romani, dea della saggezza, della sapienza, della guerra.

Atena nacque dal capo di Zeus. La storia andò in questo modo: subito dopo aver detronizzato Crono, Zeus si unì a Metis, che rimase incinta. Gea e Urano informarono Zeus che, dopo avergli dato una figlia, Metis avrebbe messo al mondo un figlio più forte del padre destinato a spodestarlo. Zeus allora ingoiò Metis, che divenne tutt’uno col dio e prese a dimorare nel suo capo. Quando giunse il tempo del parto, Zeus fu preso da un terribile mal di testa. Chiamò Efesto, il fabbro divino, che calò un colpo di scure sulla testa di Zeus. Ed ecco che senza spargimento di sangue balzò fuori dalla larga ferita una giovane dea, armata di tutto punto, con l’elmo, la corazza, lo scudo, la lancia: era nata Atena, una invincibile dea guerriera.

Atena combatteva con accortezza, con disciplina, con prudenza, cioè nel modo che era proprio alle qualità che le si attribuivano. Per questo motivo la dea intervenne nella lite fra Achille e Agamennone; prese le parti di Achille, esortandolo a non lasciarsi trasportare dall’ira e a non commettere azioni che sarebbero state condannate da tutti. Aiutò Diomede nella violenta battaglia sotto le mura di Troia e guidò i suoi fendenti che erano così micidiali da colpire addirittura lo stesso Ares. Suo  prediletto fu Ulisse, l’eroe più posato e più riflessivo fra quanti combatterono sotto le mura di Ilio, lo consigliò sempre e lo portò a esercitare la saggezza e a usare l’ingegno.

Ad Atena era attribuito l’epiteto Parthènos, ovvero “vergine”. A questo epiteto è connesso l’aneddoto di Tiresia, che un giorno la sorprese mentre faceva un bagno dentro un fiume. La dea per punirlo gli pose le dita sugli occhi togliendogli la facoltà di vedere le cose reali, ma concedendogli in cambio il dono della chiaroveggenza.

Atena era anche la dea protettrice delle città e favoriva tutto ciò che assicura la prosperità dei cittadini: l’agricoltura, il commercio, le arti. Di tutte le città che erano sotto la sua protezione, la prediletta era Atene, in cui nel V secolo a. C. venne costruito in suo onore il Partenone.

Alcuni episodi pongono questa divinità anche in relazione ad attività artigianali tipicamente femminili quali la tessitura e il ricamo. La famosa tela di Penelope, ad esempio, così come ci viene descritta nell’Odissea, era un’opera alla quale la moglie di Ulisse dedicava buona parte del suo tempo. Avrebbe in effetti iniziato a tessere ispirata da Atena, dopo aver promesso ai Proci che avrebbe scelto uno di loro soltanto dopo aver portato a compimento una grande tela in memoria del marito ormai creduto morto.

La dea corrispondente all’Atena greca fu per i Romani Minerva.

Minerva, assieme a Giove e a Giunone, compose la triade divina alla quale era consacrato il tempio più importante di Roma, quello di Giove Capitolino.

Come ad Atene in onore della dea venivano celebrate con grande sontuosità le feste denominate Panatenee, che chiamavano a raccolta tutte le popolazioni dell’Attica, così a Roma, in onore di Minerva, si tenevano feste in marzo e in giugno note col nome di Quinquatrus, in quanto duravano cinque giorni. Ad esse convenivano tutti quelli che esecitavano un’arte o un mestiere. In quell’occasione si davano spettacoli nel circo, fra cui lotte tra gladiatori.

Erano sacri alla dea la civetta, il serpente e il corvo.