Il pomo della discordia
"Giudizio di Paride", dipinto di Pieter Paul Rubens.

“Il pomo della discordia” è un’espressione usata ancora oggi per indicare ciò che è causa di contrasti.
Come tante altre, l’espressione “Il pomo della discordia” deriva dalla mitologia greca.

Si racconta che alle nozze di Peleo, re dei Mirmidoni, e la ninfa Teti (dai quali sarebbe stato poi generato Achille) fossero stati invitati tutti gli dèi ma non Eris, la dea della discordia, volutamente ignorata. Questa, indignata, si presentò ugualmente alla festa, portando con sé una splendida mela d’oro, che la dea lanciò in mezzo alla sala, dicendo che quello era il dono per la più bella di tutte le dee.

Atena, Era e Afrodite incominciarono a reclamare il pomo per sé, rivendicando il primato della propria bellezza. Per risolvere la disputa Zeus ordinò di affidarsi al giudizio del più bello tra i mortali: Paride, figlio del re di Troia, Priamo.
Ciascuna delle tre dee, per favorire la propria vittoria, propose al giovane una straordinaria ricompensa. Era gli promise di farlo diventare l’uomo più potente della Terra; Atena di concedergli il dono della sapienza e del successo; Afrodite gli fece la promessa che gli avrebbe dato in sposa Elena, la donna più bella del mondo. Paride, preferendo quest’ultimo dono, assegnò la mela e il primato della bellezza alla dea Afrodite.

La dea Afrodite mantenne la promessa e, benché la bellissima Elena fosse già sposa di Menelao, re di Sparta, fece in modo che Paride potesse rapirla mentre il marito era lontano dalla patria, e portarla a Troia con sé.
Al suo ritorno Menelao, volendo vendicare il proprio onore, radunò una grande spedizione di principi greci per muovere guerra contro la città di Troia.
Da “Il pomo della discordia” e dal giudizio di Paride ebbe così origine la guerra di Troia che sarebbe durata dieci lunghi anni e che si sarebbe poi conclusa con la distruzione della città stessa.