La geografia politica dell’Europa e dell’Italia venne ridisegnata dal Congresso di Vienna (1814-1815). I confini vennero generalmente riportati al periodo precedente la Rivoluzione francese e l’età napoleonica.
Ispirato dal principio di legittimità, infatti, il nuovo ordine impose il ripristino delle antiche dinastie monarchiche, ignorando la volontà popolare; allo stesso tempo le potenze vincitrici di Napoleone Bonaparte (Austria, Inghilterra, Prussia e Russia) tentarono di bilanciare gli equilibri tra le diverse nazioni, in modo che nessuna potesse prevalere sulle altre (principio di equilibrio). In realtà furono ignorate le spinte di unificazione nazionale dei popoli europei, ponendo le premesse per i moti rivoluzionari che scossero il continente nei decenni successivi.
Più tardi lo statista tedesco Otto von Bismarck (1815-1898) avrebbe detto: “Al Congresso di Vienna i popoli furono tagliati a pezzi come pantaloni usati”.
L’Europa ridisegnata dal Congresso di Vienna

Il Congresso decise che Francia e Spagna tornassero ai confini del 1789, precedenti alla Rivoluzione francese. Sul trono di entrambi i Paesi salirono due sovrani della famiglia Borbone, che già vi regnava precedentemente.
Austria, Inghilterra, Prussia e Russia, le vincitrici di Napoleone, accrebbero i loro territori. In particolare:
l’Austria riacquistò il controllo sulla penisola italica. La Prussia espanse i suoi domini verso ovest, acquisendo la Sassonia e una serie di territori lungo la regione del Reno, oltre a parte della Polonia. La Russia si impossessò delle regioni oggi appartenenti alla Finlandia e di gran parte della Polonia. L’Inghilterra, infine, rafforzò la supremazia sui mari, grazie ad alcune nuove basi, come Malta, nel Mediterraneo, e la colonia del Capo, nell’Africa del Sud.
Stati-cuscinetto
Pur decidendo di non punire la Francia, le potenze vincitrici di Napoleone (Austria, Gran Bretagna, Prussia e Russia) adottarono nei suoi confronti un criterio di prudenza, creando attorno ai suoi confini degli Stati-cuscinetto, che costituissero una sorta di cordone di sicurezza, capace di frenare sul nascere nuovi tentativi di espansione francesi. Per questo motivo l’Olanda e il Belgio vennero fusi in un solo regno, quello dei Paesi Bassi. La Svizzera divenne una Confederazione di 19 cantoni e le fu riconosciuto il diritto alla neutralità.
L’area Germanica
Oltre alla nascita di questi nuovi Stati, il Congresso di Vienna diede, per volere del Cancelliere austriaco Metternich, una nuova sistemazione al mondo tedesco. All’epoca, nelle regioni oggi comprese tra Germania, Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia erano presenti più di 350 Stati, di dimensioni spesso molto ridotte. Alla fine del Congresso di Vienna, il loro numero si ridusse a 39 Stati, grandi e piccoli. Tutti questi Stati furono riuniti nella Confederazione Germanica, presieduta dall’Impero asburgico, cioè dall’Austria; l’altro grande Stato tedesco presente nella Confederazione era la Prussia, che Metternich volle porre sotto il controllo austriaco.
L’Italia dopo il Congresso di Vienna

L’Italia, secondo il Cancelliere austriaco Metternich, era una semplice «espressione geografica», non costituiva cioè una realtà politica. Il Cancelliere austriaco, del resto, aveva tutto l’interesse a perpetuare la dispersione dei popoli della penisola in tanti piccoli Stati, deboli e in genere sottomessi al potere austriaco, proprio com’era stato deciso per la Germania. Vennero così frustrati i desideri di quanti speravano di poter riunificare politicamente la penisola.
Perciò, per quanto riguarda l’Italia, essa fu così divisa: il Veneto e Venezia (che avevano perso l’indipendenza dopo il Trattato di Campoformio del 1797) furono accorpati alla Lombardia già possesso austriaco. Si formò in tal modo il nuovo Regno lombardo-veneto, soggetto appunto all’Austria.
La Toscana andò a Ferdinando III di Lorena, fratello di Francesco I d’Austria. Alla figlia di Fancesco I d’Austria, Maria-Luisa (seconda moglie di Napoleone Bonaparte) toccò il ducato di Parma. Il ducato di Modena fu assegnato a un ramo austriaco della famiglia degli Estensi.
Stati italiani indipendenti dall’Austria ma legati da vincoli di alleanza e interesse
Altri Stati italiani rimasero indipendenti (almeno formalmente) dall’Austria. I Savoia riebbero il Regno di Sardegna (costituito da Piemonte e Sardegna); riottenero la città di Nizza e la regione della Savoia (passate alla Francia dopo il Trattato di Campoformio). Acquisirono inoltre il controllo dell’intera Liguria. In tal modo il Regno di Sardegna veniva rafforzato, proprio nell’ottica di arginare futuri tentativi di espansione francesi.
A Napoli rientrò Ferdinando I di Borbone, che era stato in precedenza scacciato da Napoleone I, con il nuovo titolo di «re delle Due Sicilie». Il suo Stato comprendeva tutta l’Italia meridionale, dall’Abruzzo alla Sicilia. Infine, lo Stato Pontificio, cancellato da Napoleone, venne restituito ai Papi.
Tutti gli Stati italiani erano governati da sovrani assoluti; ovunque le polizie tenevano sotto stretto controllo chi diffondeva idee liberali. L’opposizone veniva soffocata e repressa, sia nel Regno lombardo-veneto, direttamente soggetto all’Austria, sia negli altri Stati. Maggiore tolleranza godeva solo il Granducato di Toscana del duca Ferdinando III, che consentì una certa libertà di stampa e di opinione (almeno fino alla svolta repressiva che precedette i moti del 1848).
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