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Età della Restaurazione: 1815-1848

L’Età della Restaurazione abbraccia il periodo di Storia europea compreso tra il Congresso di Vienna (1814-1815) e i moti rivoluzionari del 1830-31. Alcuni storici, tuttavia, prolungano l’Età della Restaurazione fino all’epoca delle rivoluzioni del 1848. Durante questo periodo storico, le monarchie europee cercarono di riportare l’Europa all’assetto politico precedente allo scoppio della Rivoluzione francese e dell’Età napoleonica e ripristinare l’assolutismo. Il loro disegno di “Restaurazione” dovette però fare i conti con una società, quella europea, profondamente cambiata. Fu quindi difficile, se non impossibile, riportare gli Stati e la politica alla situazione che c’era prima del 1789.

Il punto di partenza della Restaurazione: il Congresso di Vienna

Il punto di partenza della Restaurazione fu il Congresso di Vienna, tenutosi tra il novembre 1814 e il giugno 1815, allorché le quattro potenze che avevano sconfitto Napoleone Bonaparte si riunirono per ripristinare l’Ancien Régime, il “Vecchio Regime”, ovvero il vecchio sistema politico di impostazione ancora feudale, precedente alla Rivoluzione francese e a Napoleone Bonaparte, e l’assolutismo del re. Questo è il motivo per cui gli storici definiscono Restaurazione il periodo che cominciò nel 1814. “Restaurare” significa appunto rimettere le cose al loro posto e cioè, nel caso dell’Europa di inizio Ottocento, come stavano prima di essere sconvolte dai profondi mutamenti della Rivoluzione francese e dell’età napoleonica.

La Restaurazione, voluta dal Congresso di Vienna, doveva basarsi su tre principi cardine:

  • il principio di legittimità: i troni dovevano essere restituiti ai legittimi sovrani che governavano prima del 1789;
  • principio di equilibrio: bisognava bilanciare il potere tra le grandi potenze europee per evitare che una di esse prevalesse sulle altre, ridisegnando i confini senza tener conto delle aspirazioni e dell’identità dei singoli popoli;
  • il principio d’intervento previsto dalla Santa Alleanza, un’alleanza politica-militare siglata il 26 settembre 1815, su iniziativa di Alessandro I Romanov, tra Russia, Austria e Prussia, cui aderirono in seguito tutti gli Stati europei, tranne la Gran Bretagna e lo Stato Pontificio. Gli Stati membri avevano il diritto/dovere di intervenire militarmente per reprimere qualsiasi tentativo rivoluzionario che minacciasse l’ordine costituito.

Le conseguenze della Restaurazione

Cambiamenti territoriali

Furono ridefiniti i confini degli Stati europei. Per quello che riguarda l’Italia, la penisola vide tornare al potere i vecchi sovrani e vide perpetuarsi la sua secolare divisione in tanti staterelli. Nel Lombardo-Veneto, ad esempio, tornò l’Austria e i Borboni continuarono a regnare in buona parte del Sud del Paese (per un approfondimento leggi Europa e Italia dopo il Congresso di Vienna).

Repressione e censura

Vennero abolite le Costituzioni; ripristinati i privilegi di clero e nobiltà, introdotte censure e polizie segrete per bloccare le nuove idee di libertà e nazione.

Il fallimento della Restaurazione

L’affermazione di un mondo nuovo

Il tentativo di riportare indietro l’orologio della storia era però destinato a fallire. L’esperienza dell’età napoleonica aveva fatto emergere un mondo nuovo. Era cresciuta la partecipazione popolare, erano state introdotte nuove leggi, si era sviluppata un’economia più vivace e aperta. L’abolizione dei dazi doganali aveva intensificato i commerci e creato un mercato di proporzioni mai viste. Il vecchio ordinamento feudale era stato abbattuto e la borghesia aveva assunto un ruolo dominante. Grazie all’Illuminismo si era diffusa la cultura e si era formata un’opinione pubblica consapevole, che si interessava attivamente alla gestione del potere. Cancellare tutto questo con il ricorso alla polizia, al carcere e alla censura non era possibile.

Società segrete

Non potendo esprimere liberamente le proprie idee, i giovani europei si organizzarono in società segrete costituite da intellettuali, studenti e militari che avevano combattuto nelle armate di Napoleone Bonaparte. In Italia la società segreta meglio organizzata era la Carboneria.

I moti rivoluzionari

L’azione delle società segrete diede origine a una serie di rivolte, scoppiate negli anni 1820-21 e 1830-31: esse furono la risposta alla repressione imposta dalla Restaurazione. Il loro obiettivo era quello di ottenere Costituzioni, diritti e indipendenza nazionale.

I moti del 1820-21

L’ondata rivoluzionaria del 1820-21 partì dalla Spagna, con la ribellione a Cadice di alcuni reparti militari (gennaio 1820). Il re fu costretto a concedere la Costituzione ma il nuovo regime non riuscì a consolidarsi, anche per i contrasti interni allo schieramento costituzionale.
Successivamente ci furono moti nel Regno delle Due Sicilie e in Piemonte.

Le rivoluzioni del 1820-21 suscitarono l’allarme dei conservatori d’Europa. Nel 1821 gli austriaci posero fine alla rivoluzione napoletana. La rivoluzione spagnola fu schiacciata, invece, dall’intervento militare della Francia (1822). Tra i motivi principali della sconfitta delle rivoluzioni del 1820-21 vanno ricordate le divisioni interne allo schieramento rivoluzionario, nonché la mancanza di seguito tra le masse.

L’unica rivoluzione del decennio che si concluse positivamente fu la rivoluzione greca contro l’Impero turco-ottomano. A prezzo di molto sangue versato, la Grecia ottenne l’indipendenza nel 1829, grazie anche all’intervento di Francia, Inghilterra e Russia che però le imposero un re assoluto.

I moti del 1830-31

Una nuova ondata di moti liberali percorse l’Europa nel 1830. Per prima insorse Parigi: le tre gloriose giornate parigine (27, 28, 29 luglio 1830) provocarono la caduta del re di Francia Carlo X, sostituito da Luigi Filippo d’Orléans, il re della Monarchia di Luglio, destinato a regnare fino al 1848.

L’esempio francese incoraggiò una ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria a livello europeo. La rivolta del Belgio – che mirava all’indipendenza dall’Olanda – si risolse in un successo, reso possibile dall’atteggiamento favorevole di Francia e Inghilterra.

Esito diverso ebbero i moti rivoluzionari scoppiati in Italia e in Polonia, schiacciati dall’intervento militare rispettivamente di Austria e Russia (per un approfondimento leggi I moti del 1830-1831 in Italia e Europa).

I moti del 1848

Nel corso degli anni successivi, le delusioni seguite agli insuccessi patiti nel 1830-31 fecero maturare un po’ dappertutto nuovi orientamenti politici che miravano a risolvere i problemi nazionali con metodi diversi da quelli seguiti fino ad allora e, soprattutto, ad allargare le basi sociali dei gruppi rivoluzionari, conquistando strati sempre più vasti alla causa della libertà e dell’indipedenza. Questo compito fu assunto in Italia da Giuseppe Mazzini e da altri intellettuali che diedero vita, tra gli anni 1830-1840, a vari moti che però fallirono miseramente.

Alla fine, l’intera Europa era pronta per una nuova ondata rivoluzionaria che, di fatto, esplose nel 1848 e segnò all’interno dell’Ottocento l’inizio di un momento storico del tutto nuovo: per un approfondimento leggi I moti del 1848 in Italia e in Europa.

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