Età della Restaurazione, 1815-1830. Riassunto

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Età della Restaurazione, 1815-1830. Riassunto

L’Età della Restaurazione abbraccia il periodo di Storia europea compreso tra il Congresso di Vienna (1814-1815) e i moti rivoluzionari del 1830-31. Alcuni storici, tuttavia, prolungano l’Età della Restaurazione fino all’epoca delle rivoluzioni del 1848.

Tra il 1814 e il 1815 le quattro potenze che avevano sconfitto Napoleone Bonaparte si riunirono nel Congresso di Vienna per ricostruire l’Ancien Régime, il “Vecchio Regime”, ovvero il vecchio sistema politico di impostazione ancora feudale, precedente alla Rivoluzione francese e inaugurarono l’Età della Restaurazione.

La Restaurazione doveva comportare:

  • il ritorno dei legittimi sovrani sui loro troni;
  • una stretta collaborazione tra Chiesa e Stato;
  • un’alleanza tra i vari Stati che si dichiaravano disposti a intervenire in aiuto degli altri per contrastare ed eliminare ogni minaccia dell’ordine costituito: è la Santa Alleanza siglata il 26 settembre 1815, per iniziativa di Alessandro I Romanov, tra Russia, Austria e Prussia, cui aderirono in seguito tutti gli Stati europei, tranne la Gran Bretagna e lo Stato Pontificio.

Per quello che riguarda l’Italia, la penisola vide tornare al potere i vecchi sovrani e vide perpetuarsi la sua secolare divisione in tanti staterelli: nel Lombardo-Veneto, ad esempio, tornò l’Austria e i Borboni continuarono a regnare in buona parte del Sud del Paese.

Contro il ritorno dell’assolutismo, voluto dalla Restaurazione, i giovani europei si riunirono in sètte segrete costituite da intellettuali, studenti e militari: furono loro i protagonisti delle rivoluzioni degli anni 1820.

L’ondata rivoluzionaria del 1820-21 partì dalla Spagna, con la ribellione a Cadice di alcuni reparti militari (gennaio 1820): il re fu costretto a concedere la Costituzione ma il nuovo regime non riuscì a consolidarsi, anche per i contrasti interni allo schieramento costituzionale.
Successivamente ci furono moti nel Regno delle Due Sicilie e in Piemonte.

Le rivoluzioni del 1820-21 suscitarono l’allarme dei conservatori d’Europa. Nel 1821 gli austriaci posero fine alla rivoluzione napoletana. La rivoluzione spagnola fu schiacciata, invece, dall’intervento militare della Francia (1822). Tra i motivi principali della sconfitta delle rivoluzioni del 1820-21 vanno ricordate le divisioni interne allo schieramento rivoluzionario, nonché la mancanza di seguito tra le masse.

L’unica rivoluzione del decennio che si concluse positivamente fu quella greca contro l’Impero turco-ottomano. A prezzo di molto sangue versato, la Grecia ottenne l’indipendenza nel 1829, grazie anche all’intervento di Francia, Inghilterra e Russia che però le imposero un re assoluto.

Una nuova ondata di moti liberali percorse l’Europa nel 1830. Per prima insorse Parigi: le tre gloriose giornate parigine (27, 28, 29 luglio 1830) provocarono la caduta del re di Francia Carlo X, sostituito da Luigi Filippo d’Orléans, il re della Monarchia di Luglio, destinato a regnare fino al 1848.

L’esempio francese incoraggiò una ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria a livello europeo. La rivolta del Belgio – che mirava all’indipendenza dall’Olanda – si risolse in un successo, reso possibile dall’atteggiamento favorevole di Francia e Inghilterra. Esito diverso ebbero i moti rivoluzionari scoppiati in Italia e in Polonia, schiacciati dall’intervento militare rispettivamente di Austria e Russia (per un approfondimento leggi I moti del 1830-1831 in Italia e Europa riassunto).

Nel corso degli anni successivi, le delusioni seguite agli insuccessi patiti nel 1830-31 fecero maturare un po’ dappertutto nuovi orientamenti politici che miravano a risolvere i problemi nazionali con metodi diversi da quelli seguiti fino ad allora e, soprattutto, ad allargare le basi sociali dei gruppi rivoluzionari, conquistando strati sempre più vasti alla causa della libertà e dell’indipedenza.

Questo compito fu assunto in Italia da Giuseppe Mazzini e da altri intellettuali che diedero vita, tra gli anni 1830-1840, a vari moti che però fallirono miseramente. Proprio il fallimento dei tentativi rivoluzionari mazziniani determinò il sorgere, un po’ in tutta l’Europa e in particolare in Italia, di un vasto movimento moderato che in breve tempo raccolse intorno ai suoi programmi larghi consensi.

Alla fine, l’intera Europa era pronta per una nuova ondata rivoluzionaria che, di fatto, esplose nel 1848 e segnò all’interno dell’Ottocento l’inizio di un momento storico del tutto nuovo: per un approfondimento leggi I moti del 1848 in Italia e in Europa. Riassunto

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