L’Impero ottomano fu fondato alla fine del XIII secolo da Osman o Othman I, da cui l’impero prese il nome. Divenne uno degli imperi più grandi e duraturi della storia. L’impero raggiunse il suo apice nel XVI secolo sotto il governo di Solimano il Magnifico, attraverso una serie incessante di guerre, ma anche di matrimoni e di alleanze con vicini cristiani o musulmani. Con il passare dei secoli, le lotte interne, le pressioni esterne e i cambiamenti sociali portarono al declino dell’impero, che culminò con la sua definitiva dissoluzione nel 1922, dopo la Prima guerra mondiale, e la successiva fondazione della Repubblica di Turchia (1923).
Le tappe dell’espansione
L’Impero ottomano fu fondato nel 1299 da Osman o Othman I, da cui l’impero prese il nome. I Turchi ottomani provenivano dall’Asia centrale, si convertirono all’islam e a poco a poco si sostituirono ai Turchi selgiuchidi nei territori dell’Asia Minore. Grazie a un’efficiente organizzazione militare e politica riuscirono a espandersi verso Occidente: circondarono l’Impero bizantino, sottraendogli quasi tutta la penisola anatolica, e poi cercarono di conquistare i territori al di là dei Dardanelli. Nel 1354 superarono lo stretto e si insediarono nella penisola di Gallipoli, e quindi nei Balcani, conquistando la Bosnia-Erzegovina, la Serbia, il Montenegro, la Bulgaria e la Valacchia (parte dell’attuale Romania) fino ai confini dell’Ungheria.
L’avanzata ottomana si arrestò nel 1402 a causa del mongolo Timùr, noto anche come Tamerlano, che per un breve periodo sottomise l’Asia fino al Medio Oriente. Nel 1402 egli sconfisse gli Ottomani ad Ankara e per alcuni anni ne bloccò così la spinta espansionistica.
Dopo la morte di Tamerlano nel 1405, i Turchi ottomani ripresero ad avanzare in Europa. Nel 1444 e poi ancora nel 1448 i Turchi sconfissero gli ungheresi, gli unici che fino a quel momento avevano saputo fronteggiare la loro invasione.
La conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi ottomani
Punto di arrivo di questa avanzata fu l’assedio e la conquista nel 1453 di Costantinopoli, guidati dal sultano Maometto II. La conquista di Costantinopoli mise fine all’Impero bizantino e la città cambiò nome in Istanbul, capitale dell’Impero ottomano, destinato a durare fino al 1922.
Istanbul si trasformò nella più grande e popolosa città del mondo mediterraneo, crocevia di intensi traffici commerciali e centro culturale frequentato sia dai musulmani sia dagli occidentali. Fu lo stesso Maometto II a far ricostruire gli edifici danneggiati dai saccheggi e a ripopolare la città, chiamando genti turche dall’Anatolia. Sulla parte alta della città ordinò di innalzare un nuovo palazzo, il Serraglio (dal turco sarayi che significa “palazzo”), che fu la residenza dei sultani per quattro secoli.
La massima espansione dell’Impero ottomano
L’impero raggiunse il massimo della sua potenza e del suo splendore durante il regno di Solimano I (1520-1566), detto “Il Magnifico“. Solimano fu un abile legislatore, un uomo di cultura e un intrepido condottiero. Con lui l’impero si estese ancora: Belgrado (1521), Rodi (1522) e Ungheria (1521-1529), giungendo ad assediare Vienna (1529). L’impero si estese ancora a sud fino a Bagdad (in Mesopotamia) e a Tripoli nell’Africa mediterranea.
La competizione con le potenze europee
L’espansione ottomana ebbe pesanti conseguenze sull’economia europea. Da un lato, andò in frantumi la rete di basi commerciali nel Mediterraneo orientale che le grandi potenze marine d’Occidente – in particolare le Repubbliche marinare di Venezia e di Genova – avevano organizzato durante il Medioevo.
Dall’altro, il dominio turco minacciò la possibilità stessa degli Stati europei di mantenere le importantissime relazioni mercantili con l’Estremo Oriente: le strade percorse per secoli dalle carovane diventarono più pericolose e le navi spagnole, genovesi e veneziane – tradizionali dominatrici del Mar Mediterraneo e protagoniste per secoli dei traffici con l’Oriente – erano minacciate dalla presenza sempre più invadente delle navi turche. Così, i mercanti europei riuscivano a raggiungere con difficoltà sempre maggiori sia l’India (terra famosa per le spezie), sia la Cina, che sotto la dinastia imperiale dei Ming andava conoscendo una rinnovata stagione di splendore.
Il declino dell’Impero ottomano
All’inizio del XX secolo l’Impero ottomano subì un forte ridimensionamento. Oltre a perdere vaste regioni nella penisola balcanica, fu costretto a cedere quasi tutte le isole che possedeva nel mar Egeo.
Anche l’Italia sfruttò la debolezza dell’Impero turco. Nel 1911, infatti, l’Italia occupò la Libia. Nel corso della guerra in Libia, l’Italia prese possesso di alcune delle isole Sporadi, appartenenti fino a quel momento all’Impero. Queste isole, conosciute anche con il nome di Dodecaneso, erano abitate da popolazioni greche fin dall’antichità, ma erano state conquistate dagli Ottomani nel XVI secolo.
In seguito, con le guerre balcaniche (1912-1913) la Grecia strappò all’Impero ottomano altri territori di cultura e di tradizione greca.
Nel 1912 il Trattato di Losanna riconobbe all’Italia il dominio sulla Libia e sulle isole del Dodecaneso. Esse costituiranno un possedimento italiano fino alla Seconda guerrra mondiale. Nel 1947 entreranno a far parte definitivamente del territorio greco.
Caduta impero ottomano dopo la Prima guerra mondiale
Al termine della Prima guerra mondiale, l’Impero ottomano, già fortemente indebolito e ridimensionato nel territorio dalle guerre balcaniche (1912-1913), crollò definitivamente e diede vita nel 1923 alla Repubblica di Turchia, dopo la rivolta nazionalista capeggiata da Kemal Ataturk. Finiva così la secolare storia dell’Impero ottomano.

