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Otto von Bismarck: il Cancelliere di ferro che unificò la Germania

Otto von Bismarck (1815-1898) fu l’artefice dell’unificazione tedesca, un processo complesso che si concluse, attraverso una politica estera astuta e tre guerre mirate (la guerra contro la Danimarca, la guerra austro-prussiana e quella franco-prussiana), con la proclamazione dell’Impero tedesco nel 1871, che trasformò la Germania in una potenza dominante in Europa e impostò anche le premesse per le tensioni che avrebbero portato alla Prima guerra mondiale.

Chi era Otto von Bismarck e il contesto storico

Otto von Bismarck nacque in Sassonia, nel Regno di  Prussia, il 1° aprile 1815 (l’anno che sancì la fine politica di Napoleone Bonaparte, sconfitto nella battaglia di Waterloo due mesi prima). Apparteneva al ceto degli junker, vale a dire la nobiltà terriera prussiana, educata al culto di uno Stato forte e ordinato, retto da un sovrano assoluto e investito del potere per diritto divino.

Bismarck il “Cancelliere di ferro”

Il 23 febbraio 1862 il re di Prussia Guglielmo I nominò Otto von Bismarck Primo Ministro e Ministro degli Esteri. Dopo appena una settimana (30 settembre) Bismarck pronunciò in Parlamento il famoso discorso “Sangue e ferro” (da cui il soprannome “Cancelliere di ferro”): «I grandi problemi della nostra epoca non si risolvono con discorsi né con le delibere della maggioranza, ma col sangue e col ferro». Chiarì quindi subito quali fossero le sue intenzioni: portare la Prussia a unificare sotto di sé tutti gli Stati tedeschi e a far diventare la Germania il Paese più potente dell’intera Europa continentale.

Prima del 1871, infatti, la Germania non esisteva come Stato unitario, ma era un mosaico di 39 Stati indipendenti uniti nella Confederazione tedesca, nata dal Congresso di Vienna (1814-1815) e dominata dalla rivalità tra Austria e Prussia.

Otto von Bismarck e le tre guerre di unificazione

Bismarck, il “Cancelliere di ferro”, per realizzare il suo progetto (escludere l’Austria dall’influenza sulla Germania e riunire tutti i Paesi della Confederazione tedesca sotto l’autorità del re di Prussia) condusse tre brevi guerre mirate (prima contro la Danimarca, poi contro l’Austria e infine contro la Francia).

La guerra contro la Danimarca 1864

Nel 1864 Bismarck strinse un’alleanza militare con l’Austria per strappare alla Danimarca i ducati abitati da popolazioni in maggioranza di lingua tedesca dello Schleswig e dello Holstein, e amministrarli insieme. Dopo la rapida vittoria della guerra, però, la Prussia invase lo Holstein, che secondo gli accordi doveva spettare agli austriaci. La guerra da lì a poco contro l’Austria era perciò inevitabile.

La guerra contro l’Austria 1866

Il 14 giugno 1866 Bismarck mosse guerra all’Impero Asburgico, sconfiggendolo definitivamente il 3 luglio 1866 a Sadowa (nell’attuale Repubblica Ceca). Alla vittoria della Prussia contribuì anche il Regno d’Italia (per l’Italia si trattò della Terza guerra d’indipendenza). La Confederazione tedesca venne sciolta e gli Stati del Nord vennero uniti alla Prussia, sotto l’autorità del re Guglielmo I. L’unificazione della Germania era così per metà completata.

La guerra contro la Francia 1870

Bismarck avrebbe voluto annettersi immediatamente anche gli Stati tedeschi del Sud, ma l’imperatore francese Napoleone III era contrario: temeva l’espansione tedesca e la perdita dei territori dell’Alsazia e della Lorena, che invece Bismarck pretendeva per sé.

Il pretesto per una guerra si presentò nel 1868. In Spagna c’era stato un colpo di stato militare e la regina Isabella II era stata allontanata dal trono. Si era instaurato un governo provvisorio, che aveva offerto la corona al principe prussiano Lopoldo Hohenzollern. Ovviamente Napoleone III non poteva permettere che ciò avvenisse. Perciò inviò un telegramma a Guglielmo I, invitandolo a non accettare la candidatura del suo parente. Guglielmo I, che si trovava in quei giorni in vacanza nella località termale di Ems, in Renania, oppose un rifiuto fermo, ma cortese. Espose quindi in un breve dispaccio (passato alla storia con il nome di “Dispaccio di Ems“) i contenuti del colloquio avuto con l’ambasciatore francese.

Otto von Bismarck, però, accorgendosi che non era nei piani del sovrano dichiarare guerra alla Francia, modificò lo scritto in modo da renderlo molto più duro e sfacciato, e lo trasmise ai giornalisti in questa forma. Napoleone III s’indignò e non trovò altra soluzione che dichiarare guerra alla Prussia.

La guerra franco-prussiana ebbe inizio nel 1870. L’esercito prussiano, più preparato e meglio organizzato di quello francese, riportò una netta vittoria a Sedan (2 settembre), dove lo stesso Napoleone III fu fatto prigioniero. La Francia venne anche privata dell’Alsazia e della Lorena, due regioni ricchissime di materie prime, che la Prussia voleva per sé in quanto abitate da una consistente popolazione tedesca.

Per la Francia questa guerra significò la fine del Secondo Impero (il Primo era stato quello di Napoleone Bonaparte), mentre per Bismarck fu il trionfo e la nascita dello Stato tedesco. Va pure detto che questa guerra contribuì a scavare un solco incolmabile tra Francia e Germania, creando una rivalità che nel corso degli anni sarebbe divenuta sempre più accesa e che avrebbe rappresentato una delle cause della Prima guerra mondiale.

L’unificazione della Germania e la nascita dell’Impero tedesco

Il 18 gennaio 1871 nella Reggia di Versailles venne proclamata la nascita dell’Impero (Reich) tedesco e Guglielmo I di Prussia fu proclamato imperatore di Germania. Bismarck, invece, divenne Cancelliere (cioè Capo del Governo), la figura più potente dello Stato dopo l’imperatore. Fu Bismarck a gestire la politica interna ed estera fino al suo congedo nel 1890.

La politica interna di Bismarck

Conseguita l’unificazione, Bismarck iniziò subito a perseguire una politica interna avversa a cattolici (Kulturkampf), per rafforzare lo Stato laico, e socialisti accusati di sovvertire l’ordine sociale.

Il Kulturkampf

Nei primi anni ’70 Bismarck iniziò quindi una politica duramente anticattolica – il Kulturkampf, la “battaglia per la civiltà” – emanando una serie di misure volte non solo ad affermare il carattere laico dello Stato (obbligo del matrimonio civile, abolizione di ogni controllo religioso sull’insegnamento), ma anche a porre sotto sorveglianza l’attività del clero cattolico.

La lotta scatenata dal cancelliere ebbe però l’effetto di stimolare l’orgoglio e la compattezza dei cattolici tedeschi. Essi infatti riuscirono nel giro di pochi anni a raddoppiare la loro rappresentanza parlamentare. Bismarck fu quindi costretto ad attenuare le misure anticattoliche e a varare una nuova legislazione ecclesiastica molto più moderata della precedente.

Le leggi antisocialiste

L’abbandono del Kulturkampf fu imposto al Cancelliere anche dalla necessità di fronteggiare la minaccia che veniva dall’ascesa della socialdemocrazia. Già nel 1878, traendo pretesto da due attentati falliti contro l’imperatore, il governo varò una serie di leggi eccezionali specificatamente rivolte contro il movimento socialdemocratico. Tuttavia le leggi eccezionali, prorogate periodicamente fino al 1890, non riuscirono a bloccare la crescita elettorale della socialdemocrazia. Per arginare l’ascesa socialista, Bismarck introdusse allora le prime e innovative riforme del sistema pensionistico e sanitario.

La politica estera

In politica estera il Cancelliere Bismarck si adoperò affinché in Europa fosse assicurata la pace; solo così, secondo la sua opinione, poteva essere garantito lo sviluppo dell’Impero tedesco. In particolare, per evitare che la Francia, sconfitta dalla Germania nel 1871 (guerra franco prussiana), potesse cercare una rivalsa, nel 1873 varò il Dreikaiserbund (alleanza dei tre imperatori) con Germania, Austria e Russia, destinato a entrare in crisi poco dopo. Infatti, i rapporti austro-russi si incrinarono per via di contrasti nei Balcani (guerra con la Turchia).

Sempre in funzione anti-francese, Bismarck nel 1882 promosse la Triplice alleanza, un trattato che legava la Germania all’impero austro-ungarico e all’Italia e aveva l’obiettivo di isolare la Francia.

Bismarck inoltre organizzò la Conferenza di Berlino del 1884-85, con cui favorì un accordo tra gli Stati europei per la spartizione dell’Africa. In questo modo concentrava sul continente africano le mire espansionistiche delle grandi potenze, distogliendole da più pericolosi interessi in ambito europeo.

Gli ultimi anni 1888-1898

Con la salita al potere, nel 1888, di Guglielmo II, Bismarck, il 20 marzo 1890, dovette lasciare il suo incarico e la politica estera tedesca cambiò: improntata a un imperialismo aggressivo sarà tra le cause della Prima guerra mondiale.

Otto von Bismarck, “il Cancelliere di ferro”, morì il 30 luglio 1898, all’età di 83 anni, nella sua tenuta di Friedrichsruh, vicino ad Amburgo.

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