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Guerra franco prussiana del 1870-1871: casus belli e conseguenze

La guerra franco prussiana (1870-1871) fu il conflitto che portò alla caduta di Napoleone III, all’unificazione della Germania e, indirettamente alla presa di Roma. Scatenata dal “dispaccio di Ems”, manipolato da Bismarck, si concluse con la resa francese e la nascita dell’impero tedesco.

Guerra franco-prussiana: contesto storico

Sconfitta l’Austria nella Guerra austro-prussiana, l’ultimo ostacolo sulla via dell’unificazione della Germania era rappresentato dalla Francia di Napoleone III.
Otto von Bismarck, Primo Ministro del Regno di Prussia, nel suo piano di unificazione della Germania, aveva infatti intenzione di inglobare anche le regioni francesi dell’Alsazia e della Lorena, dove erano presenti alcune minoranze tedesche. L’imperatore dei francesi Napoleone III, invece, era impensierito per la nuova potenza che si stava formando ai suoi confini.

Guerra franco-prussiana: casus belli (il dispaccio di Ems)

La successione spagnola

La guerra franco prussiana fu provocata dalla contesa per il trono di Spagna rimasto vacante dopo la deposizione nel 1868 della regina Isabella II Borbone. La Spagna offrì la corona spagnola al principe tedesco Leopoldo di Hohenzollern Sigmaringen, parente del re di Prussia Guglielmo I.
L’imperatore francese Napoleone III temeva l’accerchiamento della Francia tra due potenze ostili governate dalla stessa dinastia (gli Hohenzollern). Perciò fece pressione e Leopoldo ritirò ufficialmente la propria candidatura al trono spagnolo.

Non soddisfatto, l’imperatore francese inviò pure l’ambasciatore francese Vincent Benedetti dal re di Prussia Guglielmo I, in cura termale nella cittadina tedesca di Ems, per chiedere ulteriori e umilianti garanzie scritte che nessun Hohenzollern si sarebbe mai più candidato al trono di Spagna: Guglielmo I rifiutò garbatamente di impegnarsi per il futuro e concluse il colloquio.

Il dispaccio di Ems

Il cancelliere prussiano Bismarck rese pubblico il telegramma relativo al colloquio di Ems (il cosiddetto “Dispaccio di Ems”), dopo averlo però falsificato con frasi irriguardose nei confronti dell’ambasciatore francese.

Lo scoppio della guerra franco prussiana e la disfatta di Sedan

Indignato, Napoleone III il 19 luglio 1870 dichiarò guerra alla Prussia, senza valutare quanto il proprio esercito fosse inferiore a quello prussiano sia per il numero degli effettivi che per l’organizzazione. I francesi furono pesantemente sconfitti a Sedan, il 2 settembre 1870. Napoleone III fu imprigionato con altri 83 000 soldati.

Le conseguenze

La fine del Secondo Impero francese e la proclamazione della Terza Repubblica

A Parigi, il 4 settembre 1870, fu proclamata la Terza Repubblica. Invano il Ministro della Guerra Léon Gambetta tentò di organizzare una resistenza con una leva in massa nelle province e mobilitando il popolo contro gli invasori prussiani (in questa occasione intervenne a difesa della Francia anche un corpo di volontari italiano comandato da Giuseppe Garibaldi). Dopo una serie di sconfitte, il 28 gennaio 1871 il Governo di difesa nazionale francese fu costretto a chiedere l’armistizio all’Impero prussiano.

Nascita del Secondo Reich

Intanto, le vittorie prussiane avevano fatto cadere le ultime resistenze degli Stati tedeschi indipendenti nei confronti dell’unificazione della Germania. Il 9 dicembre 1870 fu proclamato l’Impero tedesco e il 18 gennaio 1871 nella Reggia di Versailles (luogo simbolo della potenza dei re di Francia) Guglielmo I di Prussia venne proclamato da Bismarck imperatore tedesco, sancendo così la nascita del Secondo Reich e la definitiva unificazione della Germania.

Le perdite territoriali francesi: Alsazia e Lorena

Il 10 maggio 1871 venne firmato il Trattato di Francoforte che mise fine alla Guerra franco prussiana. La Francia fu costretta a corrispondere una pesante indennità di guerra e a mantenere truppe d’occupazione tedesche sul proprio territorio fino al pagamento di questa indennità, ma dovette cedere l’Alsazia e la Lorena, due province di confine di notevole importanza economica e strategica.

La revanche

La perdita di questi territori e le pesanti indennità di guerra generarono nella popolazione e nella classe politica francese un forte sentimento di rivalsa (revanche), che divenne una delle cause profonde della Prima guerra mondiale.

L’italia approfitta della sconfitta francese: la presa di Roma

Senza più la protezione delle truppe francesi (richiamate in patria per difendere i propri confini), Roma poté essere facilmente assediata. L’esercito italiano guidato dal generale Raffaele Cadorna bombardò le antiche Mura Aureliane e aprendo una breccia a Porta Pia entrò a Roma il 20 settembre 1870. Lo Stato Pontificio venne dichiarato decaduto e la capitale del Regno d’Italia, che nel 1865 era stata spostata a Firenze, fu trasferita a Roma.

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