La guerra austro prussiana, nota in Italia come la Terza guerra d’indipendenza, fu un conflitto lampo combattuto nell’estate del 1866 (14 giugno-3 luglio) tra l’Impero austriaco (guidato dagli Asburgo) e il Regno di Prussia (guidato dalla dinastia degli Hohenzollern), alleato con il neonato Regno d’Italia. La rapida e decisiva vittoria prussiana sancì la fine dell’influenza asburgica e aprì la strada all’unificazione della Germania, mentre l’alleanza con la Prussia permise all’Italia di ottenere il Veneto, nonostante le sconfitte nella battaglia di Custoza e nella battaglia navale di Lissa.
Guerra austro-prussiana: origini e cause
La guerra austro-prussiana, nota in Italia come la Terza guerra d’indipendenza, fu il risultato di decenni di rivalità tra l’Impero austriaco e il Regno di Prussia per il predominio nella Confederazione Germanica, nata ufficialmente l’8 giugno 1815 durante il Congresso di Vienna. La Confederazione Germanica aveva preso il posto del Sacro Romano Impero Germanico, sciolto nel 1806 da Napoleone Bonaparte; unificava 39 Stati sovrani di lingua tedesca in una alleanza debole nata per preservare l’ordine e la sicurezza del territorio. l’Impero austriaco (governato dagli Asburgo) e il Regno di Prussia (guidato dalla dinastia degli Hohenzollern) erano gli Stati membri più potenti ed entrambi aspiravano a ottenere il controllo dell’area della Confederazione.
Il contrasto si fece più acuto nel 1864-1865, quando le due potenze, dopo essersi accordate per strappare alla Danimarca, con una rapida campagna militare, i ducati di Schleswig, Holstein e Lauenburg, entrarono in conflitto circa l’amministrazione dei territori conquistati.
Prima di provocare il casus belli con l’occupazione militare dello Holstein (che era stato affidato provvisoriamente all’occupazione austriaca), il Primo ministro del Regno d’Austria, Otto von Bismarck, svolse un abile lavoro di preparazione diplomatica. Si alleò, infatti, con il neocostituito Regno d’Italia, interessata all’acquisizione del Veneto; si assicurò la benevola neutralità della Russia e quella di Napoleone III, allettato dalla vaga promessa (peraltro mai mantenuta) di compensi territoriali e dalla speranza di un indebolimento di entrambi i contendenti.
Lo svolgimento del conflitto e il coinvolgimento dell’Italia
Cominciata nel giugno 1866, la guerra austro prussiana durò solo tre settimane. Iniziò ufficialmente il 14 giugno 1866, con l’invasione prussiana dello Holstein. Il 20 giugno 1866 il Regno d’Italia entrò in guerra al fianco della Prussia. L’esercito austriaco venne sconfitto dai prussiani il 3 luglio nella battaglia di Sadowa. Giocarono a favore dei prussiani: la perfetta organizzazione dell’esercito, guidato dal generale von Moltke; la migliore qualità degli armamenti (le truppe erano dotate per la prima volta di fucili a retrocarica, che consentivano una superiore rapidità di tiro); la tempestività degli spostamenti dovuta a un razionale sfruttamento delle ferrovie.
Il contributo italiano alla guerra fu molto relativo. Infatti l’esercito italiano, pur essendo più numeroso di quello austriaco, venne sconfitto il 24 giugno a Custoza e il 20 luglio, nel Mar Adriatico, presso Lissa, la marina italiana venne sconfitta dalla flotta austriaca. Solo Giuseppe Garibaldi, accorso a guidare le truppe dei volontari, riuscì a battere gli austriaci nella battaglia di Bezzecca (21 luglio 1866), nel Trentino. Tuttavia, dovette fermarsi quando, in seguito alla sconfitta di Sadowa, il 23 agosto 1866 venne firmato il Trattato di Praga tra il Regno di Prussia e l’Impero austriaco, ponendo fine alla guerra austro-prussiana.
Le conseguenze storiche e geopolitiche
In base al Trattato di Praga, l’Austria non subì mutilazioni territoriali, tranne il Veneto ceduto al Regno d’Italia (tramite la mediazione di Napoleone III, perché l’Austria si rifiutò di cedere la regione direttamente al Regno d’Italia che aveva sconfitto durante la guerra). Dovette però accettare lo scioglimento della vecchia Confederazione germanica e dunque la fine di ogni influenza nell’Europa centro-settentrionale. Gli Stati tedeschi situati a Nord del fiume Meno entrarono a far parte di una nuova Confederazione della Germania del Nord presieduta dal re di Prussia Guglielmo I. Quelli situati a sud del Meno, fra cui la Baviera, rimasero, invece, inizialmente indipendenti, legati alla Prussia solo da alleanze militari e accordi doganali. Nel 1871, dopo la guerra franco-prussiana, anche gli Stati del Sud si unirono, portando alla unificazione tedesca e alla nascita del Secondo Reich.

