Il Privilegio Ottoniano

Il Privilegio Ottoniano è l’atto emanato il 13 febbraio 962 da Ottone I, con il quale l’imperatore, riconfermando alla Chiesa romana le donazioni di Pipino e di Carlo Magno, ribadì il principio della supremazia imperiale sul papato: obbligo per il pontefice eletto dal clero romano di prestare giuramento all’imperatore prima della consacrazione (istituto della confirmatio). Inoltre l’imperatore si arrogava il diritto di pronunciarsi preventivamente sull’elezione del pontefice. Il papa era dunque diventato un semplice strumento nelle mani dell’imperatore.

Il Privilegio Ottoniano stabiliva anche:

  • il divieto, per i papi, di incoronare e consacrare imperatori sovrani che non fossero di stirpe germanica. Nasceva così il Sacro romano Impero di nazione germanica, destinato a sopravvivere fino al 1806, quando Napoleone Bonaparte costrinse il suo ultimo esponente, Francesco II, a deporne la corona;
  • giurisdizione suprema e controllo dell’imperatore sul governo pontificio attraverso l’invio a Roma di missi dominici, mentre al papa restava l’esercizio del potere giudiziario e amministrativo sui territori a lui sottomessi.

Il Privilegio Ottoniano fu abolito da Niccolò II nel Concilio lateranense del 1059: il papa emanò un decreto che stabilì che da allora in poi l’elezione del pontefice sarebbe stata una prerogativa esclusiva di un collegio di cardinali riuniti in conclave. L’abolizione del Privilegio Ottoniano fu alla base del duro scontro che contrappose la Chiesa e l’Impero dal 1075 al 1122: la lotta per le investiture.