Carlo Magno, ritratto immaginario di Albrecht Durer
Carlo Magno, ritratto immaginario di Albrecht Durer.

Carlo Magno nacque il 2 aprile del 742 (la data è fissata convenzionalmente, le fonti ne ripropongono almeno tre: 742, 743, 744) da Pipino il Breve e da Berta (o Bertranda) di Laon.

Carlo Magno fu il figlio primogenito della coppia e venne legittimato solo nel 749, quando i genitori si sposarono.
Nel 758 Carlo Magno venne designato dal padre come sovrano di Neustria e poi, nel 768, di Borgogna, dignità puramente formali in quanto il reale potere era detenuto da Pipino. Sempre nel 768 Pipino, poco prima di morire, designò come sovrani dei Franchi congiuntamente Carlo e il fratello Carlomanno, nato nel 751.
Il futuro imperatore ottenne le terre di confine del regno, mentre il fratello i territori più centrali e sicuri. La difficile collaborazione tra i due sovrani si stava avviando verso una crisi dinastica e una guerra fraticida quando il 4 dicembre del 771 Carlomanno morì. Carlo ignorò i diritti della vedova e dei due figli del fratello e si fece incoronare unico re dei Franchi. Fu l’inizio della sua inarrestabile ascesa.

Nella notte di Natale dell’anno 800 Carlo fu incoronato da papa Leone III imperatore d’Occidente
Il papa gli pose sul capo una corona, mentre il popolo di Roma esclamava per tre volte “A Carlo, augusto, coronato da Dio, grande e pacifico imperatore dei romani, vita e vittoria!” Fu l’atto di nascita dell’Impero carolingio.

Il fatto che l’incoronazione fosse avvenuta per mano del papa faceva apparire il pontefice come l’autorità che legittimava il potere imperiale, in quanto interprete del volere di Dio. Un atto che certamente rafforzava il sovrano, ma che poneva al tempo stesso una questione di supremazia fra papa e imperatore (queste le radici dello scontro politico tra papato e impero che caratterizzerà la storia dell’Occidente dopo il Mille).
Si aprirono problemi anche con l’imperatore bizantino, perché Carlo Magno, in quanto sovrano di uno dei regni d’Occidente, era formalmente un suddito del sovrano di Costantinopoli, erede degli imperatori romani. Per tale ragione, l’incoronazione imperiale di Carlo non venne riconosciuta dalla corte bizantina.

In quell’anno, però, sul trono di Bisanzio sedeva una donna, l’imperatrice Irene, che dopo aver governato per anni in nome del figlio Costantino VI, nel 797 lo aveva deposto. Per la tradizione romana, ma anche per quella germanica, era inconcepibile che una donna potesse assumere la dignità imperiale; per questa ragione molti, in Occidente, considerarono il trono di Bisanzio vacante in attesa di un vero imperatore, che venne identificato in Carlo Magno.

Nell’802, però, Irene, imperatrice di Bisanzio, fu detronizzata da una congiura che pose sul trono il generale Niceforo I (802-811): a quel punto lo scontro si profilava inevitabile. A evitare una guerra tra franchi e bizantini fu la minaccia dei bulgari (una popolazione nomade di stirpe turca proveniente dalla Mongolia) che tenne impegnato Niceforo per tutto il suo regno. Nel’812 si giunse a un accordo: in cambio del controllo di Venezia, dell’Istria e della Dalmazia, il sovrano di Bisanzio riconobbe al re dei Franchi il titolo di imperatore dell’Occidente. Il titolo di imperatore dei romani veniva invece riservato al sovrano di Bisanzio che continuava a rappresentare l’unica autorità legittimata a incarnare l’eredità dell’antica Roma.

Impero carolingio
Impero carolingio

La carta mostra l’espansione dell’area di influenza dei Franchi durante l’età di Carlo Magno. Appare evidente come l’espansione franca sia partita da un solido regno unitario, dal punto di vista territoriale, per poi irradiarsi praticamente in tutte le direzioni. Il Regno franco si estese verso est, incamerando buona parte del territorio germanico e spingendosi fino a lambire la penisola balcanica, storicamente zona di influenza dell’Impero bizantino. L’espansione fu rilevante anche verso sud, nella penisola italica, dove i Franchi subentrarono ai Longobardi. Più limitata fu l’espansione verso occidente, segno che la potenza araba rappresentava un ostacolo insormontabile per il pur forte regno franco.

Carlo Magno si trovò ad amministrare un territorio molto vasto e abitato da popoli diversi per cultura, lingua e tradizioni. Un elemento unificante di questo impero era sicuramente la religione cattolica. Un secondo fattore di coesione era il carisma di Carlo e la sua fama di condottiero, fondamentale per tenere a bada i vassalli.

Carlo Magno, tuttavia, era consapevole che questi elementi da soli non bastavano e così, per meglio governare il suo vasto impero lo suddivise in contee, distretti territoriali affidati ai conti, scelti tra i vassalli a lui più fedeli, e in marche, distretti più vasti formati da più contee e affidati al controllo dei marchesi, anche questi scelti tra i vassalli del sovrano. Conti e marchesi erano funzionari regi: avevano il compito di amministrare la giustizia, riunendo periodicamente i placiti (le assemblee), e in caso di guerra assicuravano al sovrano la necessaria quantità di soldati.

Anche in campo economico Carlo Magno cercò di uniformare le strutture imperiali. Riprese così la politica del padre Pipino il Breve tesa a favorire la diffusione delle monete d’argento, perché più adatte ai ridotti scambi commerciali. Allo stesso tempo cercò di porre un freno al costante aumento dei prezzi delle derrate agricole, emanando nel 794 un capitolare (editto) in cui fissava i prezzi dei prodotti di prima necessità, una sorta di calmiere che doveva entrare in vigore nei periodi di penuria dei beni. Inoltre pose dei limiti allo strozzinaggio e all’usura. Non riuscì però a imporre nessuna sanzione a chi trasgrediva a queste norme, che quindi rimasero lettera morta. Dobbiamo, infatti, tenere presente che incettatori e strozzini appartenevano alla classe sociale dei grandi proprietari terrieri, i quali erano i soli ammessi ai placiti in cui venivano redatti i capitolari. Era quindi molto difficile colpire concretamente il loro potere.

I risultati più duraturi e significativi Carlo Magno li ottenne in ambito culturale. Carlo Magno fu infatti il fautore di quel risveglio culturale conosciuto come rinascita carolingia. Questo imperatore che, secondo le fonti, era semianalfabeta, mostrò sempre grande attenzione per la cultura, le arti e la diffusione dell’istruzione.

A partire dal 794 Aquisgrana (oggi Aachen, in Germania) divenne la residenza privilegiata dell’imperatore. In questa città, ispirandosi a quanto aveva compiuto Costantino a Costantinopoli, Carlo Magno avviò un’intensa opera di edilizia pubblica che portò alla costruzione del palazzo e della cappella palatina, realizzata a imitazione della chiesa bizantina di San Vitale a Ravenna.

Presso il palazzo di Aquisgrana, intellettuali di provenienza e formazione diversa cercarono di dare vita a una cultura unitaria, capace di superare l’isolamento delle varie scuole locali. Si formò così la Schola palatina (Scuola di palazzo), un’accademia istituita intorno al 780 e presieduta dal monaco Alcuino, tra i cui obiettivi vi era anche l’istruzione e la formazione dei giovani dell’aristocrazia, così da farne dei buoni funzionari, capaci di servire fedelmente lo Stato e la Chiesa.

Carlo Magno dedicò grande attenzione anche all’istruzione scolastica, che venne affidata al clero e vennero riorganizzate e moltiplicate scuole monastiche, episcopali e presbiteriali.

L’imperatore comprese anche l’importanza del recupero e della salvaguardia della cultura classica, in particolar modo latina, considerata un elemento capace di fare da collante tra i diversi popoli che componevano l’impero. Un primo passo fu quello di favorire la copiatura dei manoscritti antichi e la loro maggiore diffusione attraverso una riforma della scrittura che portò alla nascita della minuscola carolina. Si trattava di una grafia fatta di lettere minuscole tonde, particolarmente leggibile e chiara, che andò sostituendo i diversi tipi di scrittura esistenti in Occidente, spesso incomprensibili per la maggior parte dei letterati.

Contemporaneamente si cercò di fare del latino la lingua dell’impero, anche se con risultati contrastanti. Il latino divenne la lingua degli ambienti colti e permise ai letterati delle diverse regioni di comunicare facilmente tra loro. Si accentuò però la distanza tra letterati e gente comune, che non parlava, né conosceva la lingua dei romani, ma utilizzava dialetti locali.

Carlo Magno morì e fu sepolto ad Aquisgrana (in Renania), dove egli aveva posto la sua residenza, il 28 gennaio dell’814. Gli successe il figlio Ludovico il Pio.

Secondo il biografo Eginardo, nell’iscrizione in latino sulla tomba di Carlo, costui veniva definito “magnus”, aggettivo che poi entrò a far parte del suo nome.