La nascita della moneta - Maestri della zecca al lavoro per coniare monete in una miniatura medievale.
La nascita della moneta - Maestri della zecca al lavoro per coniare monete in una miniatura medievale.

La nascita della moneta: riassunto

Il termine moneta deriva dal tempio eretto a Roma nel IV secolo a.C. in Campidoglio a Giunone Monéta.

L’appellativo “Monéta” deriva dal verbo monere, “ammonire”, in riferimento alla leggenda secondo la quale la notte in cui i Galli di Brenno attaccarono il Campidoglio (390 a.C.), dove sorgeva il tempio di Giunone, le oche sacre alla dea cominciarono a starnazzare con tale rumore da svegliare i Romani e metterli in grado di respingere l’assalto. Nel 345 a.C. il tempio fu ingrandito e nel 269 a.C. vi fu collocata la zecca, che cominciò a coniare le prime monete d’oro e d’argento. La dea Monéta fu dunque posta a protezione della zecca e il suo nome, nel linguaggio popolare, indicò da allora la moneta.

È difficile stabilire esattamente quando la moneta sia stata adoperata per la prima volta. Secondo lo storico greco Erodoto, a usare per primi la moneta furono gli abitanti della Lidia verso la fine dell’VIII secolo a.C., ma sembra addirittura che già nel 2000 a.C. i Babilonesi conoscessero la moneta d’oro e d’argento.

Dunque per la coniazione della moneta (il termine deriva da conio, lo stampo inciso con il quale vengono stampate le monete) ci si orientò verso i metalli preziosi, quali oro e argento, perché questi metalli, e soprattutto l’oro, racchiudono in sé le caratteristiche fondamentali della moneta:
1. alto valore in poco volume;
2. riconoscibilità;
3. malleabilità, che permette di mescolare l’oro assieme ad altri metalli;
4. omogeneità (un pezzo d’oro, ovunque sia estratto, è sempre uguale ad un altro pezzo d’oro di uguale peso);
5. divisibilità in senso economico (una barretta d’oro può essere divisa materialmente in tanti pezzi e la somma dei loro valori è uguale al valore totale della barretta).

Il metallo generalmente veniva diviso in pezzi di forma circolare sui quali l’autorità pubblica imprimeva i suoi segni distintivi. Ciò fece nascere l’esigenza di avere un controllo della moneta da parte delle autorità pubbliche che garantisse la corrispondenza tra il valore impresso sulla moneta e quello effettivamente contenuto in essa. Così, per evitare frodi, la coniazione della moneta diventò funzione pubblica. Per impedire poi che la moneta, una volta emessa, fosse alterata dai cittadini, furono stampati sulle monete segni che evidenziassero le eventuali manipolazioni: ecco perché ancora oggi le monete di metallo presentano sui bordi particolari segni.

Oggi esistono anche monete di bronzo, di nichel, di acciaio che hanno un valore intrinseco (cioè quello del metallo che le compone) inferiore a quello monetario; tali monete servono per piccoli scambi e sono dette “monete spicciole”.

La moneta di metallo prezioso era però molto ingombrante e non adatta ai grossi pagamenti, si pensò quindi di sostituirla con la carta-moneta o banconota.

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