hera o giunone
Hera e Prometeo, decorazione su una coppa da vino (kylix) in ceramica a figure rosse, V sec. a.C.

Hera (Giunone presso i Romani) nacque dall’unione di Crono e di Rea. Come tutti gli altri figli, tranne Zeus, fu inghiottita dal padre, finché Zeus, vinto Cronos, lo costrinse a vomitarli tutti, anche Hera.

Il nome Hera, secondo gli studiosi di etimologia, significa “signora”. Hera fu dunque la signora degli dèi e degli uomini e la sposa di Zeus; fu anche protettrice del matrimonio, in quanto la sua unione con il dio signore dell’Olimpo era chiamata “matrimonio sacro”, in greco theogamìa.

Riguardo alle nozze, si raccontava che Zeus avesse rapito Hera a Samo e che l’avesse relegata nel palazzo sottomarino di Oceano e Teti costringendola a sposarlo. Ma riguardo alle nozze di Hera e Zeus c’è anche un’altra versione: poiché la dea aveva sempre rifiutato le profferte d’amore di Zeus, egli, per indurla a una decisione definitiva, si trasformò in un cuculo infreddolito, e lei, mossa a pietà, lo raccolse e lo riscaldò; poi Zeus riprese il suo vero aspetto, ma i giochi erano fatti: la dea accettò di diventare sua sposa. Le nozze furono assai fastose: tutti gli dèi accorsero portando doni, fra cui il più bello fu certamente quello di Gea, un albero dalle mele d’oro, che furono date in custodia alle Esperidi sul monte Atlante, dove fioriva l’orto di Hera.

A Hera si attribuiscono tre denominazioni fondamentali che la caratterizzano e cioè Kera, la solitaria, poiché periodicamente si allontanava dal suo sposo e vagava da sola per le terre; Pais, la fanciulla, in quanto ancora vergine al momento del matrimonio; Teleia, come sposa che ha trovato il suo compimento nelle nozze. Veniva considerata dagli antichi proprio la dea dei matrimoni, tanto che in alcune località era anche chiamata con l’epiteto di Gamelia, che indica proprio il vincolo degli sposi e la monogamìa. Veniva anche chiamata Ilitia, cioè protettrice della maternità, e Kourotrofos, cioè colei che presiede alla crescita dei figli.

Hera era molto gelosa dello sposo e anche litigiosa, tanto da far spesso tremare terra e cielo; cercava poi di vendicarsi delle infedeltà di Zeus e, non potendo sempre prendersela con il marito, si lasciava andare a vendette e punizioni contro le dee e le donne che avevano ceduto o avevano tramato contro di lei per favorire Zeus (Leggi su Stdia Rapido La ninfa Eco).

Hera non fu particolarmente affettuosa con i figli: quando nacque Efesto, il dio fabbro, nel vederlo gracile e striminzito, provò un tale disgusto che non volle vederselo vicino, sentendosi mortificata: al suo confronto, lei che era la regina degli dèi e degli uomini, altre dee meno importanti potevano vantare una splendida prole. Senza pensarci sopra lo gettò giù dall’Olimpo e il piccino sarebbe morto sfracellato se non fosse caduto in mare dove accorsero in suo aiuto Teti ed Eurinome che lo adottarono, offrendogli quelle cure materne che non aveva avuto. Efesto fu grato alle dee gentili e le colmò di doni che egli costruiva nella sua fucina negli abissi del mare. In seguito Hera fece pace con il figlio e lo riportò sull’Olimpo.

Scopri sul nostro sito la Basilica dedicata a Hera nell’area archeologica di Paestum