Home » Riassunti » Storia » Risorgimento italiano: cause, obiettivi, protagonisti

Risorgimento italiano: cause, obiettivi, protagonisti

Il Risorgimento italiano è il periodo storico che portò l’Italia a conquistare l’unità e l’indipendenza, dopo secoli di asservimento a grandi potenze straniere. Tradizionalmente si fa risalire l’inizio del Risorgimento al Congresso di Vienna (1814-1815) e il suo compimento con la presa di Roma (1870).

Grazie al Risorgimento, l’Italia si lasciò alle spalle la secolare frammentazione in regni e piccoli Stati, il dominio straniero, l’assolutismo politico, per avviarsi verso una nuova tappa della sua storia.

Il Risorgimento italiano

Il contesto e le società segrete

Dopo il Congresso di Vienna (1814-1815), gran parte della penisola italiana era tornata sotto il controllo di monarchie assolute e potenze straniere, prima fra tutte l’Impero austriaco. Qualsiasi forma di opposizione o di dibattito politico era vietata. È per questo che nel Risorgimento nacquero le società segrete: fra cui emergeva per diffusione e determinazione la Carboneria. Le società segrete operavano per diffondere gli ideali di indipendenza nazionale, unità territoriale e l’introduzione di Costituzioni liberali.

Queste organizzazioni clandestine operavano mettendo in comunicazione intellettuali, militari e professionisti desiderosi di cambiare il volto dell’Italia. Il loro obiettivo primario era quello di organizzare insurrezioni e moti rivoluzionari per rovesciare i regimi esistenti. L’opera delle società segrete rimase limitata, tuttavia, a piccoli gruppi di intellettuali, militari, studenti e borghesi senza riuscire a coinvolgere le classi contadine e operaie, che rimasero del tutto estranee ai moti insurrezionali.

I primi moti insurrezionali

I moti insurrezionali del 1820-21 e del 1830-1831 fallirono a causa della mancanza di coesione, della repressione austriaca e della limitata diffusione delle idee liberali e nazionaliste. Il loro fallimento convinsero Giuseppe Mazzini dell’assoluta inadeguatezza della Carboneria e delle società segrete, per cui nel 1831 fondò una nuova organizzazione politica, la Giovine Italia. Questa aveva l’obiettivo di unire il Paese liberandolo dal governo dispotico dei sovrani. L’Italia doveva diventare «una, libera, indipendente, repubblicana». Il metodo da utilizzare per portare a compimento il progetto era quello dell’insurrezione, che doveva però essere preceduta da una vasta opera di propaganda che educasse il popolo alla rivolta. Aderì al movimento anche Giuseppe Garibaldi.

I moti del 1848 e le guerre d’indipendenza

Il 1848 fu un anno di svolta per il Risorgimento, con rivoluzioni che scoppiarono in tutta Europa. Le prime scoppiarono nella Penisola italica e costrinsero i sovrani a concedere delle Costituzioni, come avvenne nel Regno delle Due Sicilie, nello Stato della Chiesa, nel Granducato di Toscana e nel Regno di Sardegna, dove Carlo Alberto fece emanare lo Statuto Albertino.

In Francia le rivolte portarono alla caduta della monarchia di Luigi Filippo d’Orléans e all’instaurazione della Seconda Repubblica guidata da Luigi Napoleone Bonaparte. La nuova repubblica però perse presto il suo carattere progressista e adottò un’impostazione decisamente conservatrice, in cui venivano dati ampi poteri al Presidente della Repubblica.

Nel Lombardo-Veneto, Venezia e Milano si ribellarono agli austriaci. Al fianco delle due città si schierò il Regno di Sardegna, appoggiato dallo Stato della Chiesa, dal Granducato di Toscana e dal Regno delle Due Sicilie. Aveva così inizio la Prima guerra d’indipendenza italiana (1848-1849). Il conflitto si concluse con la sconfitta dell’esercito piemontese e con il ritorno di Venezia e Milano sotto il dominio austriaco.

I moti del ’48 non ebbero successo e la situazione precedente venne ristabilita ovunque; tutte le Costituzioni vennero ritirate, tranne lo Statuto Albertino. Nello Stato della Chiesa, dove le forze repubblicane aveva dato vita alla Repubblica Romana, gli eserciti di Spagna, Francia, Austria e Regno delle Due Sicilie conquistarono in poco tempo il fronte repubblicano consentendo a papa Pio IX di tornare a Roma.

La seconda guerra d’indipendenza (1859)

Sul piano politico-diplomatico la svolta decisiva fu operata a partire dal 1852 da Camillo Benso conte di Cavour. Cavour, con una sapiente tessitura di alleanze internazionali, seppe porre la dinastia dei Savoia alla testa del movimento nazionale italiano, facendo della forza economico-militare del Piemonte il motore dell’unificazione italiana.

La sconfitta subìta nella Prima guerra d’indipendenza (1848-1849) fu così riscattata dalla Seconda guerra d’indipendenza (1859), che si concluse con la cessione della Lombardia al Regno di Sardegna.

La spedizione dei Mille e la proclamazione del Regno d’Italia

La spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, portò alla conquista del Regno delle Due Sicilie. Nel famoso incontro di Teano (26 ottobre 1860), Garibaldi cedette i territori conquistati a Vittorio Emanuele II. Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II, con Torino come prima capitale e lo Statuto Albertino come costituzione.

Il completamento dell’Unità nazionale

All’Italia mancavano ancora il Veneto e Roma.

La Terza guerra d’indipendenza italiana e la presa di Roma (Breccia di Porta Pia)

La Terza guerra d’indipendenza combattuta al fianco della Prussia nel 1866 permise l’annessione del Veneto; infine la presa di Roma nel 1870, attraverso la Breccia di Porta Pia, completò la formazione del nuovo Stato nazionale.

Ultimi articoli

Giochi

Sullo stesso tema