Spedizione dei Mille e Unità d’Italia

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La spedizione dei Mille e l'Unità d'Italia
La spedizione dei Mille e l'Unità d'Italia

La spedizione dei Mille condotta da Giuseppe Garibaldi nel 1860 a capo di un migliaio di volontari alla volta della Sicilia è considerata uno degli eventi più importanti del Risorgimento italiano.

Conquistata la Sicilia, Giuseppe Garibaldi e i Mille risalirono verso Nord, fino a Napoli. Nel frattempo le truppe del re Vittorio Emanuele II conquistarono le Marche e l’Umbria, controllate dallo Stato pontificio. Garibaldi ottenneva invece la sua più grande vittoria militare nella battaglia del Volturno (1-2 ottobre 1860).

Di lì a poco, avvenne lo storico incontro di Teano, nei pressi di Caserta, tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanule II (26 ottobre 1860). Garibaldi cedette formalmente al sovrano tutti i territori da lui liberati, rinunciò momentaneamente all’idea di combattere per liberare Roma e si ritirò a Caprera. Il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia, con capitale Torino.

Spedizione dei Mille: la partenza da Quarto

Nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1860, poco più di mille volontari, provenienti da diverse regioni – ma in maggioranza settentrionali – e di varia estrazione sociale (per metà borghese-intellettuale, per metà operaia o artigiana), in larga parte veterani delle campagne del ’48 e del ’59, presero il mare da Quarto, presso Genova, a bordo di due navi a vapore, il Piemonte e il Lombardo.

Lo sbarco dei Mille in Sicilia

L’11 maggio 1860 i Mille sbarcarono a Marsala e Giuseppe Garibaldi assunse la dittatura dell’isola in nome del re Vittorio Emanuele II (proclama di Salemi, 14 maggio).

Il 15 maggio i Mille sconfissero a Calatafimi le truppe borboniche di Francesco II. Il prossimo obiettivo era Palermo. All’arrivo delle avanguardie garibaldine, la città insorse. Alla fine di maggio, dopo tre giorni di combattimenti, i contingenti governativi furono costretti ad abbandonare il capoluogo, dove Garibaldi proclamò la decadenza della monarchia borbonica.

Mentre nell’isola si formava un governo civile provvisorio sotto la guida di Francesco Crispi, nell’Italia settentrionale si raccoglievano uomini e mezzi da inviare in Sicilia: fra giugno e luglio sbarcarono a Palermo 15.000 volontari. Col loro apporto, Garibaldi poté muovere all’attacco delle truppe borboniche e sconfiggerle, il 20 luglio a Milazzo, costringendole a rifugiarsi sul continente.

Intanto erano cominciate le incomprensioni tra garibaldini e contadini siciliani.

I garibaldini infatti volevano l’unificazione della penisola, i contadini invece la rivoluzione sociale. I contadini non avevano combattuto per l’Unità d’Italia, ma perché Crispi aveva promesso di distribuire loro le terre.

I garibaldini allora iniziarono le distribuzioni di terra, ma requisirono unicamente i terreni “demaniali” (cioè dello stato borbonico), molto meno estesi e meno fertili di quelli nobiliari. In preda alla delusione, i contadini presero a incendiare i palazzi dei baroni, a trucidare le loro famiglie e i loro servi e a installarsi nelle loro terre.

A questo punto il contrasto si fece insanabile e sfociò in episodi di dura repressione. Il più noto si verificò il 4 agosto nella cittadina di Bronte, ai piedi dell’Etna, dove alcuni, tra la popolazione locale, furono fucilati per ordine di Nino Bixio, braccio destro di Garibaldi.

L’arrivo sul continente

Il 20 agosto Garibaldi sbarcò in Calabria e poi risalì rapidamente la penisola senza che l’esercito borbonico, ormai in via di disgregazione, fosse in grado di opporgli resistenza.

Il 6 settembre Francesco II abbandonò Napoli e si rifugiò nella fortezza di Gaeta. Il giorno dopo Garibaldi entrò a Napoli e assunse la dittatura del Regno delle Due Sicilie in nome di Vittorio Emanuele II.

A mano a mano che la spedizione dei Mille procedeva, Cavour temeva che il sud della penisola diventasse autonomo e retto da una repubblica democratica invece che dai Savoia; ma soprattutto temeva che Garibaldi prendesse Roma, la sede del papa.

Se ciò fosse avvenuto, i cattolici francesi avrebbero costretto Napoleone III a dichiarare guerra all’Italia in difesa del pontefice. Per evitare questo pericolo non si poteva fare altro che indurre il re a riprendere l’iniziativa. Così, dopo aver ordinato ai garibaldini di fermarsi, Vittorio Emanuele II invase lo Stato pontificio, occupando Marche e Umbria (11 settembre), senza però toccare né il Lazio né Roma.

L’1 e il 2 ottobre Garibaldi ottenne la sua più grande vittoria militare nella battaglia del Volturno.

Il 26 ottobre 1860 Vittorio Emanuele II e Garibaldi s’incontrarono a Teano, nei pressi di Caserta. Garibaldi cedette formalmente al sovrano tutti i territori da lui liberati, rinunciò momentaneamente all’idea di combattere per liberare Roma e si ritirò a Caprera. Intanto Francesco II di Borbone e sua moglie fuggivano trovando rifugio presso il papa.

La proclamazione del Regno d’Italia, con capitale Torino

Il 17 marzo 1861 si riunì a Torino il primo Parlamento nazionale, eletto secondo la legge elettorale vigente in Piemonte e quindi su base rigorosamente censitaria. Vittorio Emanuele II fu proclamato re d’Italia «per grazia di Dio e volonà della nazione».

Continua con il prossimo articolo Il Regno d’Italia governato dalla Destra e dalla Sinistra storica.