Camillo Benso conte di Cavour

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Cavour
Camillo Benso conte di Cavour

Camillo Benso conte di Cavour nacque a Torino il 10 agosto 1810.
Il padre apparteneva a quel settore ristretto dell’aristocrazia terriera, che amministrava direttamente il suo patrimonio. La madre era, invece, nata in una famiglia dell’aristocrazia di Ginevra.
Così, Cavour era cresciuto sì all’interno di un ambiente aritocratico, ma si era formato tra cosmopolitismo culturale e intraprendenza borghese, componenti decisive nella sua formazione e che non erano sicuramente proprie dell’ambiente chiuso della nobiltà piemontese nell’età della restaurazione.

Ereditò dal padre il gusto degli affari e la capacità di adattarsi alle circostanze. Da giovanissimo fu avviato alla carriera militare: fu ufficiale del genio dal 1827, ma per aver manifestato consenso alla rivoluzione del ’30 francese fu trasferito per punizione e, dopo ciò, Cavour abbandonò la carriera militare.

D’altronde, Cavour aveva manifestato fin da giovane di condividere le idee liberali.
Soggiornò, allora, in Inghilterra, in Francia, in Belgio, oltre che a Ginevra e si dedicò agli studi, agli affari e alla cura del patrimonio familiare.

Negli anni 1847-48 decise di dedicarsi all’attività giornalistica e fondò il giornale “Il Risorgimento”: il suo pensiero politico era ormai formato. Cavour era sostenitore di un liberalismo moderato. Egli sosteneva l’unità d’Italia, ma era fautore di un regime monarchico-costituzionale, che promuovesse riforme graduali, evitando la violenza e l’insurrezione.

Cavour entrò nel governo D’Azeglio nel 1850, in qualità di ministro per l’Agricoltura e il Commercio, e due anni dopo, essendo stato D’Azeglio obbligato a dimettersi a causa di contrasti con il re, ebbe l’incarico di formare il nuovo governo.
Ma, prima ancora di diventare Presidente del Consiglio, si prodigò per cercare un accordo fra l’ala progressista della maggioranza moderata e la componente moderata della sinistra democratica, capeggiata da Urbano Rattazzi. L’accordo, ironicamente definito connubio, generò una nuova maggioranza di centro. Diventavano, in tal modo, membri dell’opposizione sia i clericali-conservatori sia i democratici intransigenti mentre la maggioranza parlamentare aumentava e Cavour ne spostava l’asse a sinistra, avendo la possibilità di far propria la politica patriottica e antiaustriaca dei democratici.

A Cavour si ricollega anche l’interpretazione parlamentare dello Statuto albertino (in vigore fino alla promulgazione della  Costituzione della Repubblica italiana), che fa dipendere la sopravvivenza del governo non solo dalla fiducia del sovrano, ma anche e soprattutto dalla maggioranza parlamentare.
In politica economica, si orientò fin da subito su una linea liberoscambista: molti furono i trattati stipulati con i paesi europei ( Francia, Belgio, Austria, Gran Bretagna). Abolì, poi, gradualmente, tra il 1851 e il 1854 il dazio sul grano.
Notevoli furono i progressi nel campo delle opere pubbliche: furono costruite strade, canali, favorendo la crescita nel commercio e nell’industria siderurgica e meccanica. Tuttavia, nonostante questa modesta crescita, le condizioni delle classi subalterne non conobbero miglioramenti sostanziali e il tasso di analfabetismo si mantenne elevato.

Se nei primi anni di governo l’unità italiana non rientrava tra le prerogative del governo Cavour, successivamente egli, per battere la concorrenza dei democratici e risolvere il problema italiano, ritenne necessario far entrare il Piemonte nei giochi diplomatici delle grandi potenze europee, affinché diventasse una media potenza europea esso stesso.

E così Cavour divenne uno dei principali protagonisti della storia italiana, accompagnando la penisola attraverso i principali eventi del Risorgimento: gli accordi di Plombières a cui seguì la Seconda Guerra di Indipendenza, la presa di posizione che egli assunse in seguito alla spedizione dei Mille, sino all’unità raggiunta il 17 marzo del 1861.

E Cavour muore proprio all’indomani dell’unità a soli cinquant’anni, l’8 giugno 1861, lasciando la destra storica, che salirà poi al potere proseguendo la politica moderata di Cavour, priva di una salda guida politica.

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