i comuni nel medioevo

I Comuni, ovvero forme di autogoverno delle città, comparvero a partire dall’Anno Mille in Germania, Inghilterra, Francia, Fiandra e soprattutto in Italia centro-settentrionale.

L’Età dei Comuni: le origini

I Comuni nacquero come associazioni private tra cittadini (mercanti, artigiani, liberi proprietari terrieri residenti in città, notai, medici) che stipulavano giuramenti (coniurationes) per affermare le loro rivendicazioni nei confronti dei signori (laici ed ecclesiastici) e poi si svilupparono fino a ottenere il riconoscimento da parte dell’autorità superiore: il signore stesso, il re, l’imperatore, il papa.

La Pace di Costanza (1183) fu un momento decisivo: con essa, se pure i Comuni riconobbero un’autorità generica all’imperatore, si riservarono tuttavia il diritto di battere moneta, di armarsi, di amministrare autonomamente la giustizia, di eleggere i propri dirigenti: insomma di organizzarsi come uno Stato. La Pace di Costanza, quindi, fu un compromesso, che però nella sostanza sancì l’autonomia dei Comuni.

L’Età dei Comuni: l’organizzazione

In origine l’organizzazione del Comune si basò su un’Assemblea dei cittadini. Ben presto però l’Assemblea fu sostituita da un Consiglio maggiore, formato dal “popolo minuto“(bottegai e artigiani) che si occupava solo dell’amministrazione corrente, e da un Consiglio minore, costituito dal “popolo grasso“, cioè più ricco (imprenditori, mercanti, professionisti), al quale spettavano le decisioni più importanti.

Per evitare lo scontro tra interessi diversi, il governo comunale fu in seguito affidato a un podestà, dapprima un cittadino, poi, per garantire una maggiore imparzialità, un forestiero che portava con sé un gruppo di collaboratori. Il podestà era stipendiato e durava in carica un anno, esercitando il potere esecutivo, mentre quello legislativo restava ai Consigli.

L’Età dei Comuni: la crisi

Più tardi, verso la metà del XIII secolo, il “popolo grasso” diede vita al partito dei magnati e il “popolo minuto” al partito dei popolani, retto da un “capitano del popolo”, spesso chiamato “tribuno”. I due partiti coesistevano nelle città ma gradualmente acquistò preminenza il secondo e, per evitare che il vecchio ceto dirigente tornasse al potere, fu elaborata una legislazione “antimagnatizia”, che escludeva dalle cariche di governo i magnati.

Riesplosero le tensioni sociali tra il “popolo grasso” e il “popolo minuto”. Ad esse si aggiunsero le difficoltà economiche e la crisi demografica prodotte dalla grande peste: i Comuni entrarono in crisi e ciò favorì l’instaurazione di un nuovo regime politico, la Signoria.