elena
"Il ratto di Elena", dipinto a olio su tela di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, 1588-89, 186 x 307cm. Museo del Prado, Madrid

La più bella donna del mondo antico, la più famosa, la più amata e la più odiata fu Elena, figlia di Leda e di Tindaro. La sua bellezza fu causa della guerra di Troia, morti, lutti e rovine (così almeno narra il mito).

Non appena Elena ebbe raggiunto l’età da marito, tutti volevano sposarla e lei scelse Menelao, re di Sparta.

Fu regina e madre (apparentemente) felice. Ma un giorno giunse a Sparta un principe straniero, Paride Alessandro figlio di Priamo. A Paride la dea Afrodite aveva promesso l’amore di Elena: ella se ne innamorò e, mentre Menelao era assente, partì con lui portando via il tesoro del regno.
Quando Menelao tornò in patria e venne informato del rapimento di Elena andò a Micene, dove regnava suo fratello Agamennone e gli chiese di radunare i principi della Grecia.
Del novero facevano parte Menelao, Agamennone, Odisseo, Achille, Patroclo, Aiace figlio di Telamone, Aiace figlio di Oileo, Nestore, Diomede, Stenelo, Eurialo, Tlepolemo e tanti altri che Omero ricorda nel suo grande poema, l’Iliade.

La guerra di Troia si concluse nel decimo anno grazie a un inganno macchinato da Odisseo [Il cavallo di Troia]. La città fu presa e distrutta, le ricchezze divennero preda del vincitore, le principesse troiane furono spartite fra i principi greci per divenire loro schiave. Pochi si salvarono: Odisseo, che fece ritorno in patria dopo dieci anni di peregrinazioni nel Mediterraneo; Agamennone, che fu ucciso appena giunto in patria dalla moglie Clitemnestra; Menelao, che si riprese Elena e la ricondusse nella sua reggia; Enea, principe troiano, che trovò rifugio nella terra italica. Ma tanti rimasero sepolti a Troia: Achille, Patroclo, Ettore, Antioco, Menmone, Aiace, Paride.

Fu Elena una vittima o fu invece una creatura assetata di potere e del dominio che tentò di raggiungere servendosi del suo fascino invincibile?

Di Elena sono state date diverse interpretazioni: donna appassionata ma anche priva del senso della dignità; essere fragile a cui è stato imposto un ruolo insostenibile, al punto di dover maledire il giorno stesso della sua nascita.
Omero nell’Iliade ci presenta una donna piuttosto infelice, perfettamente consapevole di essere causa di tanti lutti. Nella scena dei funerali di Ettore, che chiude il poema, il pianto disperato di Elena ci comunica tutta la sua solitudine.
Nell’Odissea la ritroviamo invece perfettamente reinserita nella corte di Menelao, che alla fine ha riottenuto la donna per la quale aveva scatenato la terribile guerra.
A Sparta Elena vive serenamente fino a tarda età, per essere ammessa dopo la morte nei Campi Elisi ai quali anche Menelao avrà diritto di accedere proprio in quanto marito di Elena.

In qualunque modo venga interpretata, Elena è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo della bellezza muliebre e prototipo della donna fatale.