zeus o giove
Zeus e Teti. Dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Olio su tela, 1811 (Aix-en-Provence, Musée Granet).

Zeus, che i Romani identificarono poi con il loro Giove, era il re degli dèi.

Sua madre Rea, subito dopo averlo messo al mondo, lo nascose a Creta per evitare che, come i suoi fratelli, venisse ingoiato vivo dal padre Crono, che in tal modo tentava di evitare la detronizzazione.

A Creta le ninfe Adrastea e Ida lo nutrirono con il latte della capra Amaltea, con nettare e ambrosia e anche con il miele dell’ape Panacride. Quando Zeus bambino piangeva o faceva chiasso, i Cureti o Coribanti battevano con tutta la loro forza le lance sugli scudi, facendo un gran rumore, per coprirne gli strilli, che non dovevano giungere alle orecchie del padre Crono.

Quando Zeus divenne grandicello chiese alla madre di far in modo che divenisse coppiere di Crono. Cosi fu e un giorno fece bere a Crono un potente emetico. Crono vomitò la pietra che aveva ingoiato al posto di Zeus e poi, via via, gli altri figli. Questi si unirono al fratello per cacciare il padre. Dopo questo, Zeus dovette affrontare i Titani che, insieme a Crono, dominavano il mondo.

Zeus viene rappresentato solennemente seduto su un trono d’oro con in mano i fulmini e con l’aquila, simbolo della regalità ed espressione del dominio e del potere incontrastato.
Sua unica moglie legittima fu Hera. Da lei ebbe: la bellissima Ebe, coppiera degli dèi; Efesto, dio del fuoco; Ares, dio della guerra. Fuori dal vincolo matrimoniale ebbe: Apollo e Artemide da Leto; Ermes da Maia; Persefone da Demetra; Dioniso da Semele; Atena da Meti, eppoi le Cariti, le Ore, le Moire.

I diversi epiteti associati al nome di Zeus si riferiscono alle sue caratteristiche fisiche e morali: “luce del giorno”, “dio bianco”, “colui che ammassa le nubi”, “la nube oscura”, “colui che scaglia i fulmini dall’alto”, “colui che manda la pioggia”.

Zeus conosceva il futuro come il passato, e perciò egli era anche il dio dei vaticini. L’oracolo di Zeus manifestava la volontà del dio nel bosco delle querce sacre di Dodona, nell’Epiro. Ai piedi delle querce zampillava una fonte. Il sussurro delle fronde, il mormorìo della fonte, il frullo nel volo delle colombe sacre e, più tardi, anche il suono che mandavano certi dischi di rame sospesi ai rame degli alberi, venivano poi interpretati dalle sacerdotesse.

Zeus dimorava sulla vetta dell’Olimpo, al di sopra delle nubi. Secondo un aneddoto raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi un giorno Zeus e suo figlio Ermes, scesero da esse travestiti da viandanti. Furono gentilmente accolti dal frigio Filemone e da sua moglie Bauci nella loro umile capanna. In cambio dell’ospitalità ricevuta, gli dèi salvarono la casa di Filemone dall’inondazione, da cui vennero sommerse tutte le altre case del villaggio che avevano negato loro asilo. La capanna divenne poi un tempio, di cui i due coniugi furono custodi e sacerdoti. Dopo aver ottenuto dagli dei di morire insieme, Filemone e Bauci vennero mutati in alberi: una quercia e un tiglio.

In onore di Zeus si celebravano in Olimpia le feste nazionali dei Giochi Olimpici, che ricorrevano ogni quattro anni e a cui partecipavano tutti i Greci (per un approfondimento leggi Le Olimpiadi nell’antica Grecia clicca qui).

A Roma Giove veniva celebrato con i Giochi Capitolini e, sul Monte Albano, con una festa speciale, detta Ferie Latine, quale protettore della Confederazione Latina.