ermes
Mercurio che si allaccia i sandali, di Pigalle Jean-Baptiste, 1753, Museo del Louvre

Ermes, figlio di Maia e di Zeus, fu fin dalla nascita assai vivace, tanto che dopo poche ore di vita commise il suo primo furto: portò via, dalla mandria del dio Apollo, 50 mucche e per farne perdere le tracce legò delle cortecce d’albero sotto i loro zoccoli e le nascose in una grotta presso Pilo.

Apollo, accortosi della sparizione, si mise subito alla ricerca e, quando trovò la grotta, trovò anche il piccolo Ermes che dormiva beatamente nella sua cesta.

Ermes volle fare un patto con Apollo: in cambio del perdono gli avrebbe dato uno strumento musicale che aveva appena costruito con un guscio di tartaruga, un ponticello sul quale erano ben tese sette corde di budello di pecora. Lo strumento, che avrebbe accompagnato il canto con una soave melodia, era la lira. Apollo si placò e accettò il dono.

Il giovane Ermes era assai ingegnoso: dopo la lira fece uno zufolo che incuriosì nuovamente Apollo. Ermes affermò che se ne sarebbe privato solo se in cambio avesse ottenuto qualcosa che fosse di pari valore. Apollo gli offrì un bastone da mandriani: non era uno scambio equo, per cui Ermes gli chiese anche di essere istruito nell’arte augurale. Apollo non poteva farlo, ma consigliò il dio di andare dalle Trie (la triplice Musa, dea delle montagne) del Parnaso, che certamente gli avrebbe insegnato a leggere il futuro attraverso le pietruzze immerse nell’acqua. Ermes acconsentì e consegnò lo zufolo.

A questo punto Zeus, stanco dei raggiri nei quali Ermes era implicato e anche delle bugie che il dio non poteva fare a meno di dire, gli propose un accordo: Zeus lo nominava araldo e messaggero degli dèi con la proibizione di dire menzogne ed Ermes otteneva in cambio una verga (il caduceo), un cappello rotondo e un paio di sandali alati. Con questi oggetti, per volontà di Zeus, il dio divenne protettore dei commerci, dei viandanti e del gioco d’azzardo, nonché messaggero degli dèi.

L’equivalente latino del dio Ermes (o Ermete) è Mercurio.

Mercurio è raffigurato nella sua veste di messaggero, equipaggiato per il viaggio con calzari alati, un cappello a larghe tese e il caduceo, ovvero un bastone di alloro o di olivo, con due ali all’estremità superiore e intrecciato con due serpenti: il mito racconta infatti che Mercurio un giorno avesse separato due serpi che combattevano fra loro. Il caduceo era quindi simbolo di pace e, di conseguenza, anche di prosperità e di commerci.

Alle Idi di maggio (il 15 del mese), nell’antica Roma, si festeggiava i Mercuralia, in onore del dio Mercurio. I mercanti si radunavano presso una fontana a egli dedicata presso la Porta Capena. Poiché, per la loro attività, spesso dovevano far ricorso alla menzogna e all’imbroglio, dopo essersi purificati con l’acqua che sgorgava dalla fontana, ne raccoglievano altra in giare anch’esse purificate e una volta tornati a casa, con un ramo di alloro, la spargevano sulla loro mercanzia. Questo rituale era accompagnato da preghiere e invocazioni.